L’Australia vuole restituire agli utenti il controllo dei contenuti visualizzati sui social network. Il governo guidato dal primo ministro Anthony Albanese ha presentato una proposta che obbligherebbe le piattaforme a consentire alle persone di rinunciare ai feed governati dagli algoritmi.
L’iniziativa, denominata “My Feed, My Way”, prevede che gli utenti vengano informati sulle impostazioni che regolano i contenuti proposti e possano scegliere di visualizzare soltanto i post pubblicati dagli account seguiti direttamente.
La misura punta a ridurre il peso delle raccomandazioni automatiche, attraverso le quali le piattaforme selezionano contenuti sulla base delle attività, degli interessi e dei comportamenti registrati. Secondo il governo australiano, l’obiettivo non è censurare internet, ma trasferire una parte del potere decisionale dalle grandi aziende tecnologiche alle persone.
Il progetto introduce anche un dovere di tutela a carico dei servizi digitali, chiamati a dimostrare di avere adottato misure concrete per limitare i rischi e la diffusione di contenuti dannosi. L’intervento riguarderebbe social network, applicazioni, videogiochi online e sistemi basati sull’intelligenza artificiale.
Il controllo verrebbe affidato all’autorità australiana eSafety, che potrebbe ordinare la rimozione rapida di contenuti illegali o particolarmente pericolosi. Per le aziende inadempienti sarebbero previste sanzioni fino a 109,2 milioni di dollari australiani.
La proposta arriva dopo la decisione dell’Australia di vietare l’accesso ai social ai minori di 16 anni e conferma la volontà del Paese di assumere un ruolo di primo piano nella regolamentazione delle piattaforme.
La possibilità di spegnere gli algoritmi avrebbe conseguenze anche sul mercato pubblicitario. Brand, editori e creator dipendono infatti dalla distribuzione automatica dei contenuti per raggiungere persone che non seguono direttamente i loro profili. Un ritorno al feed composto esclusivamente dagli account scelti potrebbe ridurre la visibilità organica e aumentare il peso delle campagne a pagamento.
La questione riguarda da vicino anche l’Europa. Il Digital Services Act ha già introdotto alcuni obblighi sulla trasparenza dei sistemi di raccomandazione, ma il modello australiano potrebbe spingere verso modalità di rinuncia più semplici e immediatamente accessibili.
Se la proposta diventasse legge, per le piattaforme non sarebbe soltanto un nuovo adempimento: verrebbe messo in discussione il meccanismo sul quale si fondano attenzione, coinvolgimento e raccolta pubblicitaria dei social network.


