I grandi marchi internazionali compaiono più frequentemente nelle risposte legate alle rispettive categorie. Per le imprese italiane la GEO diventa una nuova frontiera dell’export
di Andrea Ferri
Per decenni le imprese hanno lavorato per comparire nella prima pagina dei motori di ricerca. Ora la competizione si sta spostando all’interno di una pagina che, spesso, non contiene più alcun elenco di collegamenti: la risposta prodotta direttamente dall’intelligenza artificiale.
È in questo nuovo spazio che il Made in Italy rischia di perdere visibilità. Una ricerca ripresa dal Sole 24 Ore indica che i principali marchi globali compaiono nel 73% delle risposte relative alla propria categoria, mentre per le aziende italiane esportatrici la quota scende al 44%.
La distanza non misura necessariamente la qualità, la notorietà o il valore commerciale dei prodotti. Indica soprattutto la capacità dei sistemi generativi di riconoscere, comprendere e collegare le informazioni disponibili su un’impresa.
Quando un consumatore chiede a un assistente digitale quali siano i migliori produttori, quali prodotti acquistare o quali aziende offrano determinate caratteristiche, il modello costruisce una risposta utilizzando le fonti alle quali può accedere. Se un marchio è scarsamente descritto, dispone di contenuti poco strutturati o viene citato raramente da fonti autorevoli, rischia di non entrare nella risposta.
Nasce da qui la Generative Engine Optimization, o GEO. Se la SEO lavora per migliorare il posizionamento nelle pagine dei motori di ricerca, la GEO mira a rendere un’impresa riconoscibile e citabile all’interno delle risposte generate dai modelli.
Per le aziende italiane la questione è particolarmente delicata. Valori come filiera, territorio, artigianalità, design, brevetti e storia aziendale sono spesso raccontati attraverso un linguaggio suggestivo, ma poco adatto a essere interpretato dalle macchine.
La qualità del prodotto, da sola, non garantisce la visibilità algoritmica. Occorrono siti tecnicamente accessibili, informazioni coerenti, dati strutturati, versioni linguistiche complete e una presenza qualificata sulla stampa di settore e nelle fonti indipendenti.
Questo non significa produrre contenuti destinati esclusivamente alle macchine. Al contrario, le informazioni devono essere precise, verificabili e utili alle persone. Proprio queste caratteristiche aumentano la probabilità che vengano riconosciute come affidabili anche dai sistemi di intelligenza artificiale.
La GEO non può inoltre essere ridotta a una formula capace di manipolare le risposte. I modelli cambiano, utilizzano fonti differenti e possono generare risultati diversi davanti alla stessa domanda. Il lavoro consiste quindi nel costruire autorevolezza, non nel conquistare una posizione fissa.
Per il Made in Italy si apre una nuova frontiera competitiva. In passato essere presenti su uno scaffale internazionale richiedeva distribuzione, promozione e relazioni commerciali. Nel prossimo futuro sarà necessario essere presenti anche nella rappresentazione del mercato costruita dagli assistenti IA.
Se la qualità italiana non viene descritta in una forma leggibile, verificabile e internazionale, rischia di rimanere fuori dalla risposta. E ciò che non compare nella risposta potrebbe non entrare neppure nella lista delle possibili scelte.


