Il caso dell’intervista a Stefano Bonaccini realizzata da IVG e ripresa dai media nazionali senza attribuzione riapre il tema del riconoscimento delle fonti e del lavoro svolto dalle redazioni sul territorio.
Un’intervista realizzata da una testata locale diventa un caso politico nazionale, viene ripresa da televisioni, siti d’informazione e social network, ma il nome della redazione che l’ha prodotta scompare progressivamente dal racconto.
È quanto accaduto, secondo l’Associazione Nazionale Stampa Online, a IVG, testata ligure associata ad ANSO, dopo la diffusione di un’intervista a Stefano Bonaccini finita al centro del dibattito politico.
L’associazione non entra nel merito delle dichiarazioni dell’esponente politico, ma richiama l’attenzione sul percorso seguito dal contenuto e sulla mancata attribuzione alla fonte originaria.
L’intervista era stata realizzata sul campo dal giornalista Nicola Seppone. Successivamente qualcuno avrebbe scaricato il video dalla pagina di IVG, estrapolandone un frammento e diffondendolo sui social senza indicare la provenienza. Da quel momento le immagini hanno cominciato a circolare in maniera sempre più ampia, fino a essere riprese dai principali mezzi d’informazione.
Chiovelli: «Il materiale è rimbalzato ovunque senza attribuzione»
A ricostruire la vicenda è Andrea Chiovelli, direttore di IVG.
«Il nostro Nicola Seppone ha realizzato l’intervista sul campo, come facciamo ogni giorno. Qualcuno ha scaricato dalla nostra pagina il video, ne ha estrapolato un frammento e lo ha diffuso sui social senza in alcun modo attribuircelo. Da lì si è diffuso in modo indiscriminato».
Chiovelli sottolinea come vedere un contenuto prodotto da una redazione locale diventare argomento di confronto tra leader nazionali, senza alcun riferimento a chi lo ha realizzato, non rappresenti purtroppo un episodio isolato.
Il caso evidenzia uno dei problemi strutturali dell’informazione digitale: più un contenuto si allontana dalla sua fonte e acquista visibilità, più diventa difficile ricostruirne l’origine. I passaggi sui social, le condivisioni e le ripubblicazioni possono cancellare in poche ore il lavoro editoriale che ha permesso alla notizia di esistere.
Pinto: «Non chiediamo trattamenti di favore»
«Quando un contenuto prodotto da una piccola redazione diventa protagonista del dibattito nazionale, dovrebbe automaticamente crescere anche il riconoscimento dovuto a chi lo ha realizzato», dichiara il presidente di ANSO, Michele Pinto.
«Invece accade spesso l’esatto contrario: più il contenuto diventa centrale, più chi lo ha prodotto scompare dal racconto. Non chiediamo trattamenti di favore: chiediamo che il lavoro delle redazioni locali venga trattato con lo stesso rispetto che ci si aspetterebbe fosse riservato a chiunque altro».
Per Pinto si tratta innanzitutto di correttezza professionale, ma anche di una questione economica. La produzione di un’intervista richiede infatti giornalisti, presenza sul territorio, attrezzature, tempo e risorse. Quando il contenuto viene utilizzato senza citazione, la testata originaria perde visibilità, riconoscibilità e una parte del valore generato dal proprio lavoro.
Il paradosso del copyright
ANSO richiama inoltre quello che definisce un paradosso: le grandi testate chiedono giustamente a piattaforme e social network di rispettare il copyright e di riconoscere economicamente il valore delle notizie, ma non sempre applicano lo stesso principio quando la fonte è un editore locale.
Mentre il settore discute delle conseguenze dell’intelligenza artificiale sul futuro dell’informazione, il caso IVG mostra che una minaccia per il giornalismo territoriale può arrivare anche dai comportamenti degli stessi operatori dell’informazione.
La questione non riguarda soltanto il rispetto formale di una firma. Citare la fonte permette al pubblico di conoscere l’origine della notizia, valutarne l’affidabilità e distinguere chi ha raccolto direttamente le informazioni da chi le ha riprese successivamente.
Il ruolo decisivo delle redazioni sul territorio
Le testate locali svolgono una funzione essenziale perché presidiano territori, istituzioni e comunità che difficilmente potrebbero essere seguiti con la stessa continuità dalle redazioni nazionali.
Non di rado sono proprio un’intervista, un’inchiesta o una notizia nate localmente a determinare l’agenda politica e mediatica del Paese. Per ANSO, quando questo accade, il riconoscimento della fonte non deve diminuire con l’aumento della circolazione, ma diventare ancora più evidente.
Il caso Bonaccini diventa così l’occasione per ribadire una regola elementare del giornalismo: una notizia può essere ripresa e approfondita, ma il lavoro di chi l’ha trovata e documentata deve rimanere visibile.


