Visibilia alla resa dei conti: testate ferme e società in liquidazione

La crisi dell’ex gruppo editoriale entra nella fase decisiva. Interrotte le pubblicazioni cartacee, mentre i liquidatori valutano la cessione o l’affitto di marchi storici come Novella 2000, Ciak, Visto, VilleGiardini e PC Professionale.

di Andrea Ferri

La crisi dell’ex gruppo Visibilia arriva alla resa dei conti. Le principali società operative sono state avviate alla liquidazione e le pubblicazioni cartacee delle testate sono state fermate, aprendo una fase di grande incertezza per marchi che hanno attraversato diversi segmenti dell’editoria italiana: dall’informazione sullo spettacolo al cinema, dalla tecnologia all’arredamento.

Secondo quanto ricostruito da Italia Oggi e riportato nel Media Focus del 26 agosto, il 27 luglio Omenia Editore e Visibilia Editrice sarebbero state iscritte alla procedura di scioglimento, con la nomina dei rispettivi liquidatori.

Omenia Editore, controllata al 90% da Athena Pubblicità, avrebbe accumulato perdite superiori a 5 milioni di euro nel biennio 2024-2025. La situazione sarebbe precipitata dopo la decisione del socio di maggioranza di interrompere ulteriori apporti di capitale alle controllate.

Il compito dei liquidatori sarà ora quello di verificare la possibilità di vendere o affittare le testate, nel tentativo di garantirne la continuità e ricavare risorse da destinare ai creditori.

Un rilancio durato pochi mesi

Il passaggio alla liquidazione arriva dopo un tentativo di rilancio avviato soltanto nella primavera del 2026.

Tra aprile e maggio erano stati presentati il nuovo corso di Novella 2000, affidato alla direzione di Luca Burini, e la riorganizzazione di Ciak sotto la guida di Domenico Marasco e Casimiro Lieto. Il progetto coinvolgeva anche Visto, VilleGiardini e PC Professionale, con l’obiettivo di rinnovare testate storiche e costruire una nuova fase editoriale.

Quel percorso si è però scontrato con la mancanza delle risorse necessarie per sostenerlo. La sospensione della carta rappresenta il primo effetto visibile di una crisi che riguarda non soltanto i conti societari, ma la possibilità stessa di mantenere in vita un portafoglio editoriale molto eterogeneo.

La presenza di marchi conosciuti non si traduce automaticamente in sostenibilità. Senza investimenti, organizzazione commerciale e una strategia digitale credibile, anche una testata radicata nella memoria del pubblico rischia di trasformarsi in un nome da amministrare anziché in un prodotto da sviluppare.

Ciak perde il Daily della Mostra di Venezia

Uno dei segnali più evidenti arriva da Ciak. Nel 2025 la redazione aveva realizzato insieme a Venezia News il quotidiano ufficiale della Mostra del Cinema, distribuito al Lido anche in versione digitale bilingue.

Per l’edizione 2026 il Daily ufficiale sarà invece curato interamente da Venezia News. La perdita di questo ruolo priva Ciak di una delle sue vetrine più prestigiose proprio alla vigilia dell’apertura della Mostra.

Non è un dettaglio esclusivamente simbolico. La presenza a Venezia garantisce riconoscibilità, rapporti con l’industria cinematografica e opportunità commerciali. Rinunciarvi significa indebolire ulteriormente il posizionamento di una testata che per anni ha rappresentato un riferimento per il racconto del cinema in Italia.

Il valore dei marchi non basta

La vicenda Visibilia pone ancora una volta il problema della distanza tra notorietà e valore industriale. Novella 2000 è nata nel 1919 come rivista letteraria e ha assunto la denominazione attuale nel 1967. Ciak, PC Professionale, Visto e VilleGiardini appartengono a mondi differenti, ma condividono un patrimonio costruito nel corso di decenni.

Quel patrimonio può rappresentare una base per trovare nuovi editori, ma non garantisce da solo un futuro. Una testata vive attraverso la continuità delle pubblicazioni, il lavoro giornalistico, la relazione con i lettori e la capacità di produrre ricavi.

La soluzione più immediata potrebbe essere la cessione o l’affitto separato dei marchi a operatori specializzati. Una scelta di questo tipo permetterebbe di valorizzare le singole identità editoriali, evitando di mantenere insieme prodotti troppo diversi per pubblico, contenuti e modello economico.

Resta però il rischio di una frammentazione nella quale sopravviva il nome, ma venga dispersa la struttura professionale che lo ha alimentato.

Un caso che riguarda tutta l’editoria periodica

La crisi non può essere letta soltanto come l’ultimo capitolo delle travagliate vicende societarie di Visibilia. È anche il riflesso delle difficoltà dell’editoria periodica italiana, stretta tra il calo delle copie, l’aumento dei costi, la debolezza della raccolta pubblicitaria e una transizione digitale spesso iniziata senza risorse sufficienti.

Per mantenere in vita una rivista non basta trasferirne i contenuti dalla carta a un sito o a un’applicazione. Occorre costruire una comunità riconoscibile, sviluppare prodotti diversi e dare agli investitori pubblicitari una ragione precisa per continuare a sceglierla.

I liquidatori dovranno ora stabilire quanto valgano realmente i marchi dell’ex gruppo e se esistano soggetti interessati a rilanciarli. La risposta deciderà se questa crisi rappresenterà la fine di una storia editoriale o l’inizio, certamente difficile, di nuove vite separate.