Mi Manda RaiTre vola negli ascolti: Federico Ruffo spiega il boom del programma

Di Klaus Davi

Federico Ruffo, noto giornalista Rai, inizia la sua carriera in tv nel 2001 lavorando nella redazione de “La vita in diretta” in onda su Rai 1. Dopo essere passato anche da La 7 e Mediaset, torna in Rai e nel 2016 Sigfrido Ranucci lo vuole come membro del team di Report, lo storico programma di inchiesta di Rai 3. Dal 2020 Ruffo conduce un altro contenitore di successo come “Mi Manda Raitre”, in onda il sabato e la domenica mattina dalle ore 8 alle 10:15 circa che sta mietendo ascolti da brivido. Lo abbiamo intervistato:

  1. Come spieghi il successo del programma “Mi manda Raitre” che è cresciuto molto anno dopo anno?

Credo che il successo di “Mi manda Raitre” sia conseguenza di due fattori: il primo è l’aver cambiato totalmente il format; il secondo – che è decisione di quest’anno – è l’ampliamento della durata. Riguardo al primo punto: è normale che dopo un ciclo così lungo si possa esaurire la forza di un programma. La formula che usavamo, quella del consumatore che andava in studio e si lamentava, poi si chiamava la controparte e si cercava di mediare, era superata. Era necessario cambiare e mi è stato subito chiaro quando mi hanno affidato la conduzione del programma. Dopo un’attenta riflessione con l’allora direttore Franco Di Mare pensammo che la cosa migliore fosse passare ad un programma d’inchiesta perché il diritto del consumatore si è evoluto, così come la coscienza civica che oggi corrisponde a sapere che cosa si mangia e che quello che si mangia ci avvelena un po’ alla volta. Ma anche sapere come vengono spesi i soldi delle tasse, se qualcuno del sistema bara e non possiamo accorgercene. Prima il ragionamento era: tu consumatore porti a me un problema e io te lo risolvo, ora io giornalista/inchiestista ti mostro una cosa che non sai che ti viene nascosta e in questo modo sviluppi una coscienza. Era una scommessa perché un programma d’inchiesta alla mattina non c’era mai stato. Oggi è bello sentirsi dire che la gente mette la sveglia alle 8 per seguirci. La prima stagione però è stata complicata perché c’era poco coraggio in azienda nei confronti dei programmi d’inchiesta, specialmente al mattino. Spesso alcune cose venivano frenate, col tempo si è capito che la direzione era buona, i risultati c’erano e i dati di ascolto crescevano. La svolta è arrivata lo scorso anno quando la media di share era molto alta e poi in questa stagione quando è impazzita andando ben oltre le nostre previsioni. E questo è avvenuto perché ci è finalmente stato dato più tempo. Per 6 anni “Mi manda Raitre” è durato 53 minuti che erano schiacciati dallo spazio pubblicitario e inevitabilmente non bastavano per le nostre lunghe inchieste filmate.  Prima quando la nostra curva iniziava a salire durante il filmato che mandavamo in onda era già ora di ridare la linea allo studio. Avevamo oggettivamente bisogno di un po’ più di tempo. Le due ore di questa stagione ci hanno portato fin da subito un cambio di passo incredibile tanto che siamo passati da puntate al 6% di share a una media dell’8% per certi versi impensabile. È una soddisfazione immensa, abbiamo avuto puntate da sogno con oltre il 9% di media e in alcune abbiamo superato il picco del 12%. E la gente viene a cercarci, il tempo di reazione del pubblico si è accorciato di molto: sabato scorso i primi 25 minuti li abbiamo chiusi al 7.4% che credo sia il record di sempre di quella fascia d’orario su Rai 3. La gente ha imparato che ci siamo e che si può fidare di noi. Con il tipo di notizia che abbiamo dato e il modo ha capito che siamo autorevoli e che da noi trova cose che altrove non può trovare.

  1. Quali sono gli argomenti che hanno tirato di più?

 Credo che vinca a mani basse l’alimentare. O meglio, l’alterazione alimentare. Tutto quello che è notizia su ciò che mangiamo, sulla qualità del cibo e su cose che non sospettiamo essere presenti all’interno degli alimenti, o ancora sulla contraffazione, tema che sta funzionando tantissimo. La cosa che ci dice la gente che ci ferma per strada è: “Per colpa vostra non mangio più niente ma vi guardo perché è utile”. Se dovessi citartene qualcuna di quest’anno ti direi quella sulla carne scaduta. L’aver scoperto che in molti supermercati molta della carne in scadenza viene presa dal banco frigo e reimballata ha attirato molto. Così come le cose che facciamo in collaborazione coi Nas: ne nascono ispezioni e inchieste incrociate, ad esempio, quelle sul sushi. Abbiamo dimostrato che in primis quello all you can eat è un grandissimo inganno. Per capire meglio l’attenzione del pubblico basta andare su Instagram: si nota che la media di visualizzazioni di un post di Rai 3 si aggira tra le 20 e le 80 mila; la clip sul sushi ne ha fatte oltre 3 milioni, quella sulla carna riscatolata 2 milioni. Un altro filone che ha funzionato molto è stato quello sui borseggiatori nelle grandi città: abbiamo spiegato come prevenirlo, quali sono i segnali da cogliere per difendersi e anche le puntate sugli autogrill. Tutti quanti ci lamentiamo dei prezzi ma non abbiamo mai capito e verificato se sono giustificati o meno. Allora abbiamo preso una serie di prodotti e ne abbiamo pesati i componenti per capire di quanto è il ricarico di Autogrill. Un capitolo a parte credo lo meritino due inchieste che sono andate benissimo nelle ultime settimane: i diplomifici, cioè le scuole private dove si compra il diploma e quella sui concorsi università. Si trattava di due concorsi palesemente anomali e abbiamo portato documenti inediti rispetto a quello che la procura aveva già archiviato. Dopo Sanremo di solito gli ascolti del mattino di Rai 3 tendono a scendere leggermente, noi grazie a questa inchiesta sulle università abbiamo sfiorato ancora una volta il 9%.

  1. Quali sono le inchieste a cui tieni di più?

Se devo essere onesto tengo a tutte alla stessa maniera, così come tengo ad ogni nostro inviato. Anche perché siamo un grande programma ma con un piccolo budget, commisurato ovviamente alla fascia oraria mattutina. Se c’è una che mi ha toccato particolarmente è stata quella sugli orsi del Trentino perché l’abbiamo intercettata ancora prima che diventasse un problema vero. Siamo stati dietro a quegli orsi, abbiamo cercato di capire se era un vero problema, li abbiamo seguiti da vicino indagando anche nel resto dell’Europa ed è stato un viaggio incredibile che ho vissuto anche io in prima persona. Nel nostro tentativo estremo di essere onesti mi ricordo un momento: ero davanti ad uno dei massimi esperti di orsi, amante profondissimo di questi animali, che mi ha confessato: “il problema non è se l’orso vada ucciso quando va in paese, la questione è tenerlo lontano dal paese e non farcelo arrivare. L’orso che va una sola volta in paese e mangia dal cassonetto è un animale a cui fai prima a sparare perché nel tentativo di non ucciderlo rinchiudendolo in una gabbia noi umani siamo convinti di fargli un regalo, ma in realtà li stiamo facendo soffrire ancora di più”, e me lo diceva piangendo.

  1. Sul mondo del vino farete qualcosa prossimamente?  Non sembra più un settore così luminoso sul piano del percepito   come attestano le recenti dichiarazioni di Riccardo Cotarella (Presidente Assoenologi) e di Lamberto Frescobaldi (Presidente Uiv). Ci sono state, ad esempio, diverse polemiche sulle manipolazioni della produzione, come attestato anche da numerose trasmissioni televisive come Report.

Ho imparato che un po’ come la religione e il calcio, affrontare il tema del vino è quasi una guerra santa e che toccarlo con chiarezza e onestà è complicato. In un modo o nell’altro si finisce per scontentare tutti. Qualcuno recrimina sempre e ti accusa di essere stato parziale. Si tratta di un elemento della nostra cultura e tradizione, un mercato gigantesco e tocca anche l’argomento della salute visto che il consumo eccessivo provoca il cancro. Quindi il discorso che si può fare è che contraffazione e manipolazione sono crimini perché il vino deve essere di qualità assoluta e deve essere consumato di meno per preservare la salute. Motivo per il quale, così come per l’olio, serve onestà e trasparenza. Nel caso del vino significa stabilire con certezza una serie di riferimenti scientifici a cui attenersi e portarli avanti sapendo che poi giustamente ognuno può ricrearsi come vuole e può voler bere con moderazione. Nel caso dell’olio invece significherebbe spiegare che è una primizia, una eccellenza e come tale va trattato. Ce ne dovrebbe essere di meno e non può costare sotto una certa soglia perché se la supera vorrebbe dire che è un olio che scientificamente ed economicamente non può esistere. Quando un prodotto costa troppo poco e non si capisce da dove possa arrivare il guadagno vuol dire che il guadagno sei tu e la tua salute, l’inganno che ti è stato messo sotto gli occhi. Da anni dico che all’inizio delle corsie dei supermercati bisognerebbe imporre un prezzo soglia deciso dal Ministero o dalle associazioni di categoria. Se il prezzo del prodotto è minore rispetto alla soglia perché c’è una scontistica particolare o per qualche altro motivo va comunicato al consumatore, poi sta a lui scegliere se acquistarlo o meno.

L’energia è una giungla. Si moltiplicano le multe per i gestori. Che giudizio hai? ci sono state recenti condanne come quella per la società torinese Ubroker condannata dal TAR per pratiche commerciali scorrette (con sanzione pari a1.88 milioni di euro) e una cosa simile è capitata anche a Facile Energia e ai big Enel e Eni Plenitude.

    Mai come adesso la questione energia è una giungla e andrebbe normata. Le sanzioni nei confronti di chi nel tempo in questo mercato non si è comportato con correttezza non sono neanche lontanamente assimilabili a un qualcosa che impensierisce davvero. Inoltre, rispetto al mercato energetico, la vera giungla sta nei call center. Ci sono regole stringenti ma si trova sempre il modo per aggirarle, la maggior parte del call center è stata spostata all’estero e hanno trovato il modo di far comparire un passante italiano e quindi è molto complicato bloccare le telefonate. Il registro delle opposizioni che avrebbe dovuto portare a tutti la possibilità di bloccare queste chiamate in realtà si è rivelato sballato in partenza perché è sufficiente che una persona apra un sito qualunque e accetti ai cookies o flagghi una casella qualunque quando acquista qualcosa online o quando deve fermare un finanziamento ed ecco che si finisce di nuovo in un elenco e i call center telefoneranno nuovamente. La soluzione c’è ed è paradossalmente la più semplice al mondo. Anziché portare il consumatore a doversi esprimere contro la possibilità di essere chiamato, bisognerebbe fare in modo che di default Il consumatore debba esprimere il parere ad essere chiamato. Basta invertire il paradigma. E fra l’altro il vero commercio oggi riguarda i dati dei consumatori: le schede con i dati dei consumatori che hanno acquistato in una determinata azienda sono diventate elemento di compravendita. Ci sono dipendenti infedeli che le scaricano e le vendono a pacchetti. È diventato un business che non prevede grandi sanzioni, al massimo una multa.

    Ti sei occupato molto di curve ultras in passato. Ti sembra migliorata la situazione?

    Le curve sono state un po’ il lavoro della vita per me. Ritengo sia presto per dire che la situazione è migliorata. Penso che questo problema fosse da affrontare molto tempo fa e che una grande quantità di società di calcio in realtà non siano migliori di chi è stato beccato. Credo che tutti i presidenti tranne quelli di Lazio e Napoli negli anni hanno mercanteggiato con i tifosi. Per quasi tutte le società era più conveniente elargire centinaia di biglietti gratis agli ultras permettendo il bagarinaggio piuttosto che affrontare la questione in termini di sicurezza. E questo secondo me nasce anche dal fatto che a un certo punto la sicurezza è stata appaltata: il fatto che ci siano gli steward negli stadi e non le forze dell’ordine non ha migliorato la situazione perché in Italia lo steward è una figura molto più debole rispetto agli altri paesi. Lo Juventus Stadium ha un sistema con tantissime telecamere che consente di visionare da vicino ogni singolo tifoso ma è un caso isolato. Quindi è un po’ presto per dire che la situazione è migliorata, di certo quello che è avvenuto con Milan, Inter e Juventus ha dato una scossa importante e ha tirato giù dall’albero i frutti più grandi. Un’altra tifoseria che destava tante perplessità era quella della Lazio ma la morte di Piscitelli e l’allontanamento dei suoi fedelissimi sembra aver calmato le acque. Però è ancora presto per dire certe cose. Così come temo sia presto per dire che le società di calcio hanno preso coscienza della questione. Sento parlare di portare le famiglie allo stadio ma francamente non capisco come questo tentativo sia conseguito. È surreale pensare che le tifoserie di Inter e Milan fossero gestite da individui che facevano affari con la mafia. Ciò dà la percezione di quanto gli ultras facciano parte di questo gioco. C’è uno stadio da costruire a Roma e uno a Milano, aspetterei a dare dei giudizi. Credo che un tema poi sia anche affrontare da un punto di vista normativo questa faccenda. In questo momento la responsabilità oggettiva delle società è un’arma di ricatto che in qualche modo andrebbe tolta dalle possibilità delle tifoserie. Così come credo che spesso le società siano anche un po’ sole nel gestire la sicurezza negli stadi. Servirebbe una volontà forte anche in Lega e in Federazione ma mi sembra che in questo momento non ci siano gli uomini per farlo, non c’è la volontà e preferiscono litigare sui diritti tv del calcio italiano che non vuole nessuno e che vale zero con una nazionale che non va ai Mondiali da 12 anni. Mi sembra che in questa situazione nessuno abbiamo alzato la mano per far notare che ci sia il problema degli ultras e questa è la cosa che forse dovrebbe preoccupare di più.

    Ci dai qualche anticipazione sulle prossime inchieste?

    Nelle prossime settimane avremo una bella inchiesta su un colosso italiano del mobile. Chi vende prodotti lo fa in tutto il mondo ma abbiamo scoperto dove vengono realizzati e da chi. E insomma diciamo che la qualità non è proprio il punto forte di questi signori. Poi avremo un gran bel lavoro riguardante il grande problema delle ricariche delle batterie di bici del servizio di bike sharing. Tutti le utilizzano ma non ci chiediamo mai chi le ricarica e c’è un grosso problema anche lì dietro; per il resto viaggiamo a vista.

    Ascolti al top quest’anno per Mi Manda Rai 3….

    Si siamo andati molto bene e non era affatto scontato. Una media molto alta spesso superata l asticella del 8% di share. Una sfida vinta considerata la non semplice collocazione. I dati – come tu stesso hai rilevato piu’ volte – stanno dando ragione alla nostra formula : capacità divulgativa senza venire mai mano al rigore giornalistico.

    Federico Russo