VIZI PUBBLICITARI-Dopo 15 anni il Tar assolve Minoli e Necci per l’intervista a Mixer

di Federico Unnia

E la chiamano giustizia efficiente. A 14 anni dal fatto il Tar del Lazio ribalta la pronuncia dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e manda assolti dall’accusa di aver fatto in un’intervista, andata in onda 31 gennaio 1996, pubblicità camuffata in favore delle Ferrovie dello Stato, la Rai, il giornalista Gianni Minoli allora conduttore di Mixer, e l’ex Presidente delle Ferrovie Lorenzo Necci. A destar sorpresa sono due aspetti. In primo luogo, i 15 anni trascorsi dal fatto (decisione che ricordiamo è ancora passibile di ricorso al Consiglio di Stato), per arrivare all’appello. In secondo luogo, la valutazione profondamente diversa fatta dai giudici del Tar, secondo i quali, sulla base dell’attento esame del programma in cui fu inserita l’intervista, non sono riscontrabili elementi tali che autorizzino ragionevolmente e plausibilmente a riconoscere natura pubblicitaria all’intervista. Come forse si ricorderà, dato il molto tempo trascorso, nell’intervista a Necci erano state illustrate, tra l’altro, le molteplici iniziative e lo sforzo, anche organizzativo, che le Ferrovie stavano mettendo in atto non solo per rinnovare e migliorare il servizio ma, soprattutto, per far fronte al prossimo appuntamento con il Giubileo del 2000, evento che portò in Italia e nella Capitale milioni di fedeli.
Secondo il Tar del Lazio si è trattato di una libera, e come tale insindacabile, scelta redazionale di matrice giornalistica, volta ad affrontare la tematica Giubileo sotto diversi profili, comprese le ricadute in termini di mobilità. La puntata era infatti dedicata all’evento, e se ne erano affrontati, con Necci, anche gli impatti logistici. Insomma, una scelta informativa, in alcun modo asservita a finalità pubblicitarie e sebbene possa aver avuto un effetto promozionale indiretto in favore delle ferrovie stesse, ciò che prevale è il fine informativo su un evento così significativo. Da qui l’accoglimento del ricorso e l’annullamento del provvedimento emesso dall’Autorità garante. Resta da capire, ora, come si comporterà l’Autorità, ovvero se lascerà cadere la questione, stendendo un decoroso velo, o se procederà con l’appello al Consiglio di stato, confidando in un ribaltamento.
Quel che colpisce, è però la lunghezza dei tempi. In questi anni sono cambiati alcuni governi, è entrato in vigore l’Euro, è decollata la tv digitale, Minoli stesso si occupa d’altro, l’Italia ha vinto un Mondiale di calcio, Moggi è stato radiato, è cambiata per ben due volte la disciplina in materia di pubblicità ingannevole. Ebbene, nonostante tutto questo, ci si deve occupare, a distanza di 15 anni, di un messaggio. Viene da chiedersi, se questa sia una giustizia pubblicitaria efficiente.