
Nel mondo del vino si parla di patriarcato o la situazione è diversa? Il ruolo delle donne quale è? Alla vigilia dell’otto marzo, Livio Buffo, fondatore di oscarwine – uno dei portali di settore più letto in Italia ai quali da un anno si è aggiunta una freepress cartacea – fa il punto della situazione.
“Diciamola tutta senza filtri – commenta Buffo – La società odierna è guidata da un maschilismo di fondo che si esprime concretamente attraverso il patriarcato, un termine spesso usato per rendere più accettabile una realtà di discriminazione. Guardiamo con orrore a quanto accade in paesi, alcuni ritenuti anche civili, dove la donna ha diritti limitati se non inesistenti ma ricordiamoci che in Italia fino al 1981 esistevano il delitto d’onore e il matrimonio riparatore, e che solo nel 1996 lo stupro è stato inquadrato come delitto contro la persona e non più contro la moralità pubblica. Ricordate “Volevo i pantaloni”? Era il 1989 e si parlava ancora di matrimonio riparatore nonostante una legge di anni prima.”
“Questa premessa serve a dire – continua Buffo – che il mondo del vino non è immune a mentalità conformi ai contesti in cui si sviluppa, con inevitabili ricadute sulle donne. Tuttavia, bisogna riconoscere che la componente femminile ha saputo ritagliarsi con caparbietà un ruolo fondamentale: oggi numerose aziende e associazioni di rilievo sono guidate da donne. Sebbene permanga il luogo comune secondo cui gli uomini reggano meglio il consumo di vino, i dati e i risultati dimostrano che le donne eccellono nella fase produttiva e gestionale ma c’è uno sbilanciamento.”
Quale?
“In Italia, il 28% delle cantine è diretto da donne e 69 imprese su 100 a conduzione femminile producono vini DOC e DOCG. Tuttavia, nei ruoli apicali troviamo solo il 3% di donne CEO, a fronte di una media europea del 7% mentre un anno fa, appena il 10% dei consorzi di tutela vantava una guida femminile. Il dato cresce invece nell’enoturismo, dove il 76% delle attività di accoglienza e hospitality è gestito da donne.”
Molte imprenditrici del settore indicano oscarwine come un sostegno importante per l’universo femminile. Perché?
“Da sei anni, praticamente dalla nascita del sito, abbiamo deciso che l’otto marzo non dovesse essere una singola giornata dedicata alle donne, ma l’occasione per ribadire che una professionista va valorizzata tutto l’anno: non servono mimose, ma riconoscimenti concreti. Per questo abbiamo creato la rubrica ‘Storie di Donne’, che esplora l’universo femminile nel comparto vinicolo attraverso le esperienze di produttrici, comunicatrici e imprenditrici. La sfida è fare cultura per superare i pregiudizi, celebrando il merito e motivando le giovani leve.”
Funziona?
“Il nostro è un contributo che non ha la pretesa di essere risolutivo.”
Tuttavia, siete stati d’ispirazione per molti che hanno poi seguito le vostre orme. Praticamente degli antesignani.
“Non ci avevo mai pensato. Per noi l’aspetto fondamentale resta fare cultura e favorire un reale cambiamento di pensiero. Più siamo meglio è, non crede?”
Le vostre intervistate hanno mai denunciato atteggiamenti maschili inappropriati?
“Poniamo questa domanda a tutte ma rispettiamo la scelta di non rispondere se preferiscono non evidenziare certi episodi. Sono situazioni delicate. Non possiamo sapere se ci siano state molestie, fatti più gravi o se ci siano indagini in corso per le quali il riserbo è d’obbligo. Sappiamo che negli eventi aperti al pubblico può capitare la persona sgradevole che eccede con i commenti o, nei casi peggiori, con il contatto fisico. Sul piano lavorativo, invece, riscontriamo approcci diversi verso le imprenditrici a seconda del Paese in cui operano.”
Lei che impressione ne ricava?
“Tra addetti ai lavori regna un grande rispetto, ma durante le degustazioni pubbliche capita di udire commenti fuori luogo. Per quanto riguarda l’Italia, credo che la strada sia ancora lunga. Oggi celebriamo l’uso di articoli o sostantivi femminili — da giornalista lo ritengo doveroso — ma il vero nodo restano i diritti negati e una cultura di fondo che continua a discriminare.”
Cosa ha imparato in questi anni di rubriche dedicate alle donne del vino?
“Ad ascoltarle l’essere umano, non solo la professionista. Dire che un’imprenditrice è brava sarebbe banale; la realtà è molto più profonda. Attraverso i loro racconti, molte mie convinzioni sono cambiate. Esistono aspetti del quotidiano che noi uomini tendiamo a sottovalutare, non per mancanza di sensibilità ma perché non viviamo quegli ostacoli in prima persona e finiamo per guardarli con una luce diversa. Spesso porto l’esempio di mia figlia: quando mi dice ‘tu sei uomo, cosa ne sai?’, capisco che ha ragione. Allora mi siedo, mi metto in ascolto e mi faccio spiegare. È così che imparo davvero.”

