Radio Up&Down: Paolo Ruffini racconta il programma con un cromosoma in più che trasforma gli errori in opportunità

Da sabato 11 gennaio, alle ore 20.00, è in onda su Radio24 un programma unico nel panorama radiofonico italiano, condotto dall’attore Paolo Ruffini e da Federico Parlanti, il primo conduttore radiofonico italiano con Sindrome di Down. Con loro, anche il contributo del professor Lamberto Giannini, docente di storia e filosofia, per esplorare temi che spaziano dall’attualità alla musica, dalla storia al cinema.

Nato da un progetto teatrale, “Radio Up&Down” è molto più di un semplice programma radio: è un viaggio attraverso il mondo dell’equivoco, dove ogni errore diventa un’opportunità per ridere, riflettere e rompere gli schemi. Una trasmissione con un cromosoma in più, che invita gli ascoltatori a cambiare prospettiva e a scoprire il valore dell’unicità.

Oggi siamo in compagnia di Paolo Ruffini, uno degli ideatori e protagonisti di questo format rivoluzionario. Scopriremo come è nato questo progetto, il messaggio che vuole trasmettere e l’esperienza di lavorare con una squadra così speciale.

Paolo Ruffini – Federico Parlanti

Ha debuttato sabato su Radio 24 un programma unico nel panorama radiofonico italiano condotto dall’attore Paolo Ruffini e da Federico Parlanti, con loro anche il contributo del professor Lamberto Giannini, docente di storia e filosofia che esplorerà temi che spaziano dall’attualità dalla musica, dalla storia al cinema. Nato da un progetto teatrale Radio Up and Down è molto più di un semplice programma radio, è un viaggio attraverso il mondo dell’equivoco dove ogni errore diventa un’opportunità per ridere, riflettere e rompere gli schemi. Oggi siamo in compagnia di Paolo Ruffini, buongiorno Paolo, uno degli ideatori e protagonista di questo format rivoluzionario.

Paolo il programma nasce da un progetto teatrale, puoi raccontarci come si è evoluto in una trasmissione radiofonica e quali aspetti del teatro hai voluto mantenere nel format radio? Allora fondamentalmente la trasmissione radiofonica ha un piccolo primato nel senso che è la prima trasmissione radiofonica in Italia con uno speaker con la sintroma di down. Noi abbiamo realizzato da dieci anni, realizziamo un progetto che si chiama Up&Down, quest’anno è stato declinato in un cambiamento, visto che prima era la ricerca della felicità il tema, quest’anno è la ricerca di Dio con la vita a parentesi, lo spettacolo si chiama Ding Dong Down e abbiamo pensato di giocare proprio sull’errore, nel senso che la radio è anche un sistema che si fonda anche su un certo tipo di velocità, di ritmo e anche di capacità dialettica e ovviamente la sintroma Down è una anomalia genetica che invece prevede anche una lentezza, prevede anche una difficoltà anche a volte dialettica e allora abbiamo pensato che proprio questa potesse essere come Spessacale non un limite, ma una risorsa e quindi abbiamo creato una trasmissione tutta giocata sullo sbaglio, quindi la prima puntata è andata in onda con due temi che erano sogni e bisogni e il mio collega ha capito sogni e bisogni e quindi abbiamo fatto un tema sogni e bisogni e bisogni, se fosse anche meglio e rispetto al teatro diciamo che la radio è collegata al tempo presente, la radio è indiretta, la radio è immediata come in questo momento, la radio è sempre sul pezzo, è sempre in divenire, è questo che differisce dalle altre terme su media come cinema, televisione che invece possono anche essere registrati, quindi il teatro è indiretta, la radio è indiretta quindi è molto teatrale come sistema di funzione e questo ci consente di essere a casa nostra.

Federico Parlanti, hai detto anche tu prima, il primo conduttore radiofonico italiano con sindrome di Down, come avete lavorato insieme per creare questa coppia improbabile, come la sua prospettiva arricchisce questo programma? Lavoriamo insieme da tanti anni, sono appunto 10 anni e quindi ormai siamo posti agli oglio, siamo cendi al pinotto, siamo complicissimi, quando io ho una defaianza e lui mi para, questa è la verità, non è veramente niente di più che questo, allo stesso tempo faccio io, entrambi siamo molto caustici l’uno con l’altro e questo ci porta a quel pizzico di capitalia di scorrettezza che però tra amici per fortuna è consentita, dovrebbe essere anche una creatività e quindi questo ci porta a essere molto complici e molto legati.

Io sono convinto che la trasmissione sia stata abbastanza avantguardista anche per certi aspetti e sono convinto che si regalerà grandi sorprese, come dicevi prima l’errore è anche una risorsa, se lo rifaresti vuole dire che l’errore non è, io questa trasmissione non vedo l’ora di rifarla. Senti Radio Up and Down esplora l’idea che ogni errore può essere un’occasione, come trasmettete questo messaggio agli ascoltatori e come speri che influenzi il loro modo di vedere il mondo? Io a differenza di tante persone che sperano di influenzare qualcuno io no, io non vorrei mai fare l’influencer, mi fa orrore, gli influencer mi fanno orrore come mestiere loro, per me l’influencer è la febbre a 38, non c’è altra influenza, io spero di ispirare o spero che qualcuno mi ispiri, anche un reato tra l’altro, l’influencer è anche il plagio e quindi anche la manipolazione, io voglio ispirare, sarei già felice di ispirare anche cose belle e un po’ di risate, quindi è una trasmissione che vuole giocare sull’errore e non è proprio su queste dicono le mie, quella che ho appena detto è una delle tante che noi viviamo quotidianamente e diamo per accettate degli errori clamorosi, gli errori belli, se si aspettano nella vita sono gli errori che ci rendono umani, spesso sicuramente per qualche anno bisognerà aspettare per capire se una persona o un essere umano robò il primo dei due che fanno sciocchenza, il primo dei due che sbaglia allora capiremo che è un essere umano, l’essere umano sbaglia, se si vive si sbaglia, se si ama si sbaglia e quindi noi giochiamo proprio su questo perché abbiamo capito che molto spesso gli sbagli sono meglio delle cose che vogliamo fare. Prossima puntata, mi ricordo anche l’appuntamento di Stavolta alle 20 su Radio 24, Andrea non era puntato, ha detto parliamo di Trump e Federico Castanti dice eh? Trampolini? Ecco forse parlare di trampolini è meglio che parlare di Trump.

Con Lamberto Giannini come parte del team c’è una componente filosofica nel programma, come riuscite a integrare la leggerezza dell’intrattenimento con la profondità della riflessione filosofica? Guarda la riflessione filosofica è una cosa estremamente leggera se la si prende con il giusto verso, è molto più pesante ascoltare delle canzoni di qualche trapper, per me è molto più pesante guardare a volte dei reality show, leggere Socrate è molto più leggero, quindi non credo che la filosofia sia molto più pesante di tante cose che qualcuno pensa che siano facili da digerire oggi, anche perché un discorso è la leggerezza, un discorso è la anestesia, noi ormai siamo anestetizzati da Socrat, dalla televisione, da tante cose che ci vogliamo infarcire, invece non ci lasciamo la possibilità di essere leggeri, non sappiamo più aspettare, quando aspettiamo un treno in realtà è l’occasione per stare a scrollare qualcosa sul telefonino, l’attesa è che esattamente anche la noia è una cosa che è molto creativa e producente e la filosofia su questo ci ha fatto dei trattati interessanti, quindi fondamentalmente prendere questo momento storico e capire che mancano le filosofie, ci sono tanti influencer, io preferisco farmi influenzare da Patrono, da Aristotele, quindi cerchiamo su ogni tema di avere una visione storica, una visione anche filosofica, per esempio parlando di sogni abbiamo parlato di Martin Luther King, abbiamo parlato di Heidegger, abbiamo parlato di personalità che forse sono un po’ più interessanti dei protagonisti del GF.

Questo programma rompe molti schemi convenzionali, qual è il feedback che avete ricevuto finora e quali obiettivi vi siete posti per promuovere l’inclusività e la sensibilizzazione attraverso questo vostro lavoro? In realtà la promozione dell’inclusività avviene nella misura in cui non si promuove, nel senso che se io devo stare a giustificare o a sottolineare l’anomalia genetica di qualcuno è proprio il momento in cui lo ghettizzo o in cui evidenzio la differenza, per me il modo migliore per non fare differenza è quello proprio di non dirle, la radio essendo proprio uditiva tu non vedi la visione mia di una persona, per cui chissà l’inclusività è perfetta, senti che qualcuno parla in un modo un po’ particolare, ma anche ripetiamo ogni secondo, guarda che questo speaker è down, non c’è un disclaimer all’inizio oppure un segnale radio che dice che una persona sta parlando è down, quindi la radio è inclusiva di natura, nella misura in cui non si vedono le persone, proprio la radio visiva è un altro discorso, la sensibilità avviene nel momento in cui con tutto il rispetto verso chi fa anche inclusione, fa piatta inclusiva, quando le persone saranno giustificate o messe su un piedistallo perché sono come noi e che la trovano una cosa terribile, diciamo in fondo sono come noi, oppure sono speciali, per me non sono speciali, c’è una persona down che è esattamente uguale, solo che ha un cromosoma che lo cambia e che ne prea, ne vince con degli svantaggi, ma stato che abbia degli svantaggi non significa che sia diverso da me, è una persona unica esattamente come me e non so come può essere recepita questa cosa dal pubblico, credo con un po’ di stupore, ma mentalmente non facciamo niente di particolare, ovviamente cercando sempre l’originalità e sempre i piatti, sempre sul gourmet, il primo che ti porterà un panino agliato con la bruschetta, con un po’ di pomodoro sopra, lo considererai un grande chef, gli stai facendo una bruschetta, quando a un certo punto a parte di cercare di mangiare del cioccolato senza zucchero, arriverà qualcuno che ti dà una torta di riso, subito dai un genio, fai lo stesso piatto povero, così come li spoglietti agli olio con un panino al prosciutto, arriverà un momento in cui le cose più semplici del mondo sembreranno prescrivissime e credo che questo momento sia domani!

La radio, questo magico media che quest’anno nel settore delle radio private compie 50 anni, quanto è importante questo media, questo mezzo? Secondo me tra 100 anni non so se ci sarà TikTok, ma la radio e il teatro ci saranno sempre, sono convinto che sono mezzi che ci consentiranno sempre un fine diverso, per cui gli obiettivi non finiranno mai, il nostro obiettivo poi alla fine è che si ritenga e si renda felice le persone, farle dimenticare dei problemi che hanno. Io penso che non tutti i mezzi siano riusciti a creare questo meraviglioso cortocircuito come il teatro o la radio, mentre il cinema vi risetta più fatica perché anche la visione sta diventando vesticale, ci stiamo dimenticando l’orizzontale, la televisione ormai non la guarda più nessuno se non con il cellulare in mano, la radio è sempre qualcosa che ha bisogno anche a volte di occhi chiusi, ha bisogno di concentrazione, ha bisogno anche semplicemente di qualcuno che abbia bisogno di avere compagnia, credo che lo trovi ora sempre, credo che l’uomo avrà sempre una solitudine profonda e in questo momento storico si esprime in maniera ancora più accella e quando tu stai là vedo solo uno dei mezzi migliori è la radio.

Senti hai parlato del teatro, non possiamo ricordare la prossima data del tuo spettacolo Dindon Down che sarà il 9 febbraio al Brancaccio se non sbaglio. Sì. Tutte le date precedenti hanno fatto sino adesso sold out.

Sì, anche questo mi sa che è già sold out, abbiamo aggiunto anche uno spettacolo che è già sold out, un successo pazzesco, sono felicissimo grazie a tutti coloro, io invidio le persone perché lo vedono, mi piacerebbe vederlo lo spettacolo più che farlo, veramente uno spettacolo pazzesco penso sia fantastico, il nostro corpo è sempre il teatro, adesso abbiamo trovato due alici alla radio e mi sa che voleremo lontano. Grazie a Paolo Ruffini che ci ha presentato questo nuovo programma radio Up&Down in onda su Radio 24 ogni sabato alle 20. Grazie Paolo e buon lavoro.

Grazie a voi, grazie a voi, complimenti, grazie mille.