Esplorare l’ignoto: il professor Stefano Denicolai presenta ‘Sfumature di Blu’, il dialogo tra scienza, innovazione e futuro


Oggi ospitiamoe il professor Stefano Denicolai, docente ordinario e presidente del centro di ricerca interdipartimentale ITIR presso l’Università di Pavia. Con il professor Denicolai esploreremo un evento straordinario e unico nel suo genere: “Sfumature di blu: dialoghi con l’ignoto tra i fondali marini, lo spazio profondo e gli enigmi dell’intelligenza artificiale”, in programma il prossimo 23 gennaio a Pavia. Questo evento promette di intrecciare ricerca, innovazione e interdisciplinarità per affrontare le sfide degli ambienti estremi e dell’incertezza, con un focus su come questi contesti possano ispirare il futuro della scienza, del business e della società.

Stefano Denicolai

Oggi abbiamo a ospite il professor Stefano De Nicolai, docente ordinario e presidente del centro di ricerca inter-dipartimentale ITIR dell’Università di Pavia. Con il professor De Nicolai parliamo di un evento che stimola il pensiero e la curiosità «Sfumature di blu, dialoghi con l’ignoto tra i fondali marini, lo spazio profondo e gli enigmi dell’intelligenza artificiale». Buongiorno professor De Nicolai.

Buongiorno a lei, grazie per questo invito. Il titolo dell’evento «Sfumature di blu» richiama il fascino della scoperta e il legame tra i fondali marini, lo spazio profondo e anche l’intelligenza artificiale. Qual è il significato simbolico e concreto del colore blu in questi tre ambiti così diversi ma connessi? Ma lo tocchiamo con mano tutti i giorni, chi fa business, chi fa ricerca, chi si occupa di innovazione lo tocca con mano tutti i giorni.

Ormai dobbiamo imparare a vivere con ambienti estremi, ambienti contraddistinti da ipercomplessità, ipervelocità nei cambiamenti e iperincertezza. C’erano anni in cui le aziende manufatturiere riuscivano a fare delle pianificazioni con piccoli errori su base annuale o più, oggi l’azienda che ha una vaga idea di cosa fare il mese prossimo è fortunata, davvero dobbiamo sapere a che fare con l’ignoto e dobbiamo imparare dagli ambienti estremi, perché ci sono degli ambienti, dei settori che sono già abituati da sempre, vivono, convivono e sono nati vivendo in situazioni di questo tipo. Pensi allo spazio interstellare, quindi fare business là fuori.

Prima pensavamo che erano soltanto cose da grandi nazioni, la NASA, i russi e quant’altro, oggi prima arriva Elon Musk piuttosto che altri grandi imprenditori che riescono a fare business. Pensiamo a Starlink, di cui Elon Musk è in realtà importante, ma la cosa interessante è che oggi anche piccole start up, al nostro evento avremo Eolian, una start up che raccoglie dati satellitari per aiutare le aziende a prevedere situazioni estreme sulla Terra, che molte volte può essere d’aiuto. Pensiamo ai fondali oceanici, la gente non sa che oltre al 90% dei fondali oceanici non è mai stato esplorato, lì ci sono veramente situazioni estreme, andare là in fondo.

Là in fondo però si fanno tante cose interessanti, ci sono risorse mai utilizzate, passano i cavi con il 99% dei dati di Internet, molte tecnologie si dice che nascono nello spazio e finiscono nelle nostre case, lo stesso vale per i fondali oceanici, molte tecnologie robotiche e quant’altro vengono utilizzate in questi ambienti estremi e poi ci finiscono in mezzo alle scatole. Un altro ambiente estremo è l’iperspazio dell’intelligenza artificiale, Mario sarei d’accordo con me nel considerare un ambiente estremamente incerto, complesso, appunto estremo anche quando si parla di intelligenza artificiale, dove non abbiamo così chiaro l’impatto sul mondo del lavoro, addirittura abbiamo una lista di importanti manager e scienziati della Silicon Valley, dove nella lettera si dice che il più grande rischio per l’estinzione dell’uomo rappresentato ad oggi è l’intelligenza artificiale, è una frase forte, ma per sottolineare che è un ambiente estremamente incerto e complesso da capire. Per farla breve abbiamo preso tre esempi, lo spazio, i fondali oceanici e l’intelligenza artificiale per chiederci cosa si può imparare da chi è abituato a lavorare negli ambienti estremi, perché la filosofia e il messaggio di fondo è che non importa se lavori nello spazio, hai un’azienda agrollimentare o fai lo spazzino, oggi tutti nel 2024 o sarà sempre più nei prossimi anni, devono saper convivere in ambienti che hanno queste caratteristiche e la sfida del nostro evento è provare a trarre sintesi e degli insegnamenti da questi tre esempi che sono un po’ simbolici ma anche tanto reali, per trarre degli insegnamenti di interesse per tutti, nessuno escluso.

L’idea di dominare l’ignoto sembra essere il cuore di questo convegno, quali sono le competenze chiave che manager e ricercatori devono sviluppare per affrontare l’incertezza e anche per progettare il futuro? Allora fammi partire con una battuta, non ti voglio fare spoiler e chi lo vuole sapere deve venire all’evento, però ovviamente è un po’ una battuta perché un po’ davvero lo scopriremo il 23 gennaio, però mi rendo conto che qualcosa non mi posso sottrarre completamente dalla domanda. Parto con una cosa che può sembrarti un po’ curiosa, la prontezza, più l’ambiente è complesso più l’ambiente è incerto e più non si può prevedere cosa succederà, la miglior risposta a una condizione dove io non posso prevedere cosa sta per succedere è essere pronti, quindi fare tutta una serie di investimenti tecnologici ma anche semplicemente di formazione per magari basilari è come se fosse un portafoglio finanziario dove io faccio tanti piccoli investimenti in tanti ambiti, in tanti possibili investimenti finanziari, dicendo qualcuno andrà male, qualcuno andrà bene, ma almeno ho un portafoglio diversificato, lo stesso lo faccio con dei futuri plausibili, cosa succederà domani? Non sto a aspettare cosa potrebbe succedere, faccio tanti piccoli investimenti in possibili situazioni future per poi quando capitano cercare di avvicinarsi, ti faccio un esempio, il quantum computing, è questa frontiera della capacità computazionale dove non è chiaro la situazione, perché c’è qualcuno che dice che vedremo il quantum computing fra pochi anni e c’è qualcuno che dice che invece è la tecnologia molto più complessa e meno avanzata di quanto non si creda, dovremmo aspettare 5, 10, 20 o addirittura 30 anni e c’è qualcuno che dice che il quantum computing in realtà non lo vedremo mai e allora tante aziende dicono ma sai cosa c’è? Io aspetto, quando diventa una cosa concreta ci investo. No, oggi bisogna essere pronti, voglio fare magari un piccolo investimento, non lo dico per comprare il computer quantico che manco non esiste, ma magari è il momento di formazione o quant’altro per, che ne so, saperne, non esserne a digiuno, vado a fare un corso di formazione che mi spiega che cos’è, vado a fare un corso di formazione che mi spiega dove mi potrebbe servire, magari qua e là faccio anche qualche piccolo esperimento, mi scelgo tanti ambiti di questo tipo relativi a possibili futuri e anziché aspettare e dire ma vedremo, cerco di essere pronto in tanti ambiti, certo è difficile, certo è dispendioso, ma questo è un consiglio che mi sento dare.

Per gli altri, no Mario, bisogna venire al 23. L’evento è pensato per creare un dialogo tra ricercatori, dirigenti e anche rappresentanti istituzionali, puoi condividere qualche esempio di come queste sinergie abbiano già portato a dei risultati concreti? Dico la verità, se me ne fai citare uno in particolare, gli altri mi si offendono, però per esempio abbiamo un gruppo di lavoro sulla manifattura del futuro, molto interessante, molto divertente dove noi abbiamo a bordo realtà di ogni tipo, abbiamo a bordo aperti di robotica, aziende manufatturiere del territorio, aziende manufatturiere non del territorio, abbiamo a bordo aziende start up che si stanno interrogando su grandi dubbi che da soli faticano a sviscerare e che provano a sviluppare insieme con l’Università di Pavia. Per esempio uno di questi dubbi è il tema della data monetization, ossia le aziende manufatturiere cominciano a avere macchine in fabbrica che raccolgono un sacco di dati, poi questi dati li valorizzano, sanno estrarre valore, purtroppo spesso la risposta è no o pochino e questo è un problema che tantissime aziende manufatturiere hanno.

Abbiamo creato un tavolo di lavoro dove ci sono a bordo 12 di queste aziende manufatturiere da ambiti diversi, qualche fornitore di tecnologie, qualcuno di robotica, qualcuno che le utilizza e insieme ai ricercatori dell’Università di Pavia stiamo cercando di fare passi avanti di questo tipo. Abbiamo un tavolo di lavoro sul futuro del ruolo dei commercialisti e anche qui una quindicina di commercialisti esperti che abbiamo un tavolo di lavoro sull’intelligenza artificiale che cerca di capire se e come va guidata dal basso o come direzione di un top manager. Possono andare avanti e in un po’ di casi ne abbiamo.

Uno bellissimo sulla longevità dove ci interroghiamo su come potrà essere il futuro in un mondo dove le persone avranno 100 anni di media, non come aspettativa, ma come media. Non è un mondo così lontano ed è un mondo assolutamente realistico. Tieni presente che tra noi ricercatori si dice che l’unica disciplina scientifica che fino ad oggi non ha mai sbagliato è la demografia e la demografia ci dice che non è lontano il periodo dove 90 o addirittura 100 anni sarà l’età media.

Com’è un mondo del genere? E’ un mondo molto affascinante perché avremo la possibilità di giocarci una seconda vita e in salute perché l’obiettivo non è arrivare a 100 anni, l’obiettivo è arrivarci in salute perché altrimenti diciamocelo senza paura, altrimenti non ha un grandissimo senso, dobbiamo arrivarci in salute. Ma quel mondo lì è un mondo diverso, pensa come cambia il concetto di mondo di lavoro, cambiano tantissime cose. E cosa c’è di più bello di mettere intorno a un tavolo dei ricercatori e delle imprese che si confrontano e provano non soltanto a fare delle chiacchierate davanti a un caffè, ma a provare a immaginarlo e metterlo a terra.

Quanto è importante per un’impresa innovativa collaborare con dei centri di ricerca interdipartimentali come il vostro e quali vantaggi può offrire una collaborazione del genere? È un po’ come chiedere ad un oste se il suo vino è buono, ma comunque ti rispondo lo stesso. Il primo vantaggio si chiama open innovation, ha esistito un’epoca dove era vincente non condividere i segreti dell’innovazione, era vincente se io innovo voglio fare tutto da solo. E non è egoistico, è molto razionale, è molto sensato, lasciami dire, perché il discorso è se io investo così tanto, perché fare innovazione vuol dire investire veramente tanto e vuol dire prendersi tanti rischi, quindi se io ho il coraggio di investire così tanto e prendermi così tanti rischi, meglio che lo faccia da solo, perché se faccio da solo non ho il rischio che qualcuno mi copi, non ho il rischio di condividere i ritorni e quindi se investo io, se mi prendo enormi rischi io voglio avere tutto il ritorno, non voglio prendermi i rischi di non poter rientrare dal mio investimento, meglio che faccio tutto da solo.

In un tempo questo era l’approccio dominante, oggi siamo all’epoca dell’open innovation, perché se questo approccio che ti ho appena detto dell’innovazione che usa razionalmente, guarda che ha molto senso, chi ti dice il contrario è in mala fede, purtroppo nell’epoca contemporanea è troppo complicato, fare innovazione oggi è talmente difficile, talmente dispendioso, talmente rischioso che in un mondo ideale forse è meglio essere da soli, ma in questo mondo non ce la fai, devi fare innovazione aperta, devi fare insieme a qualcun altro e nel fare insieme a qualcun altro una buona opzione è un centro di ricerca in modo da poterci dividere, l’azienda farà di più le parti dove è più brava l’industrializzazione, la commercializzazione, un centro di ricerca può cercare di dare qualcosa in più nella parte dove lo si fa per lavoro, ricerca in senso stretto, certo bisogna saperlo fare altrimenti sono due mondi, un cinese, un portoghese e un americano nella stessa stanza e non si capiscono, non è una barzelletta, è un dato di fatto e quindi non è banale, però bisogna provarci, perché ripeto oggi è tutto così difficile, lo diciamo prima, un’apertura che bisogna fare insieme, quindi in realtà la prima risposta è caro Mario perché non c’è alternativa, se fai da solo non ce la fai, la seconda risposta è perché è un centro multidisciplinare, noi siamo un centro multidisciplinare, multidisciplinare vuol dire che stai sul tavolo, tu hai l’economista, l’esperto di marketing, ma hai anche l’ingegnere, il medico, il filosofo e quant’altro, la disciplina dell’innovazione dice tante cose, però i nostri capisaldi sono pochi e uno di questi capisaldi dice che l’innovazione si fa grazie alla diversità, grazie al confronto fra visioni diverse, fra discipline diverse, quindi ci proviamo, proviamo a vedere se e come mettere allo stesso tavolo persone con background diverse, l’ingegnere, scusami se anche qui sembra un po’ una barzelletta, l’ingegnere, l’economista e il filosofo, li obblighiamo a stare nella stessa stanza, qualcuno si uccide e va a finire male, ma quando non si ammazzano sono delle grandi cose. Qual è a tuo avviso il ruolo dell’università nel preparare i leader di domani anche ad affrontare un mondo sempre più complesso e anche interconnesso? Dobbiamo lavorare molto sulle cosiddette meta competenze, le competenze che ti aiutano a sviluppare le competenze, non è un gioco di parole, non è una robetta da professorino teorico, è quello su cui bisogna investire oggi, le competenze tecniche sono importanti, vanno studiate ma non è dove fai la differenza, perché oggi tutto è così veloce che tutto diventa anche molto rapidamente obsoleto, tu puoi imparare a essere un ottimo sviluppatore informatico che fino a pochissimo tempo fa aveva competenze in assoluto più richieste, pertanto che oggi il software lo sviluppa l’intelligenza artificiale e tu devi sapere come spiegare l’intelligenza artificiale che il software sviluppare, quindi magari uno ha investito 5 anni, 3 anni a diventare il miglior sviluppatore del codice, del linguaggio più diffuso e in 6 mesi non serve più niente, viviamo in questo mondo, quindi come si può reagire? Imparando quelle che prima chiamavo meta competenze, cosa sono meta competenze? Per esempio imparare ad imparare, oppure imparare a lavorare in gruppo, oppure imparare a improvvisare, queste sono meta competenze perché non sono competenze in senso stretto, ma amplificano, potenziano tutte le altre competenze che tu puoi avere e sai qual è il vantaggio di questa? Che te le porti fino alla pensione, qualsiasi competenza tecnica tu puoi imparare, dovrai continuare a migliorarla e c’è il rischio che fra qualche anno diventi obsoleta e devi pensare ad altro. Se invece tu hai imparato a saper lavorare in gruppo, questo ti serve fino alla pensione, se hai imparato ad imparare, che non è una cosa scontata, te lo porti fino alla pensione, se hai imparato a gestire bene le relazioni e a migliorare la tua intelligenza emotiva, te lo porti fino alla pensione.

Noi dobbiamo, secondo me come università, lavorare un po’ meno sulle competenze tecniche che dobbiamo dare, per l’amor del cielo, non mettermi in bocca cose che non ho detto, i nostri ragazzi devono uscire con delle competenze tecniche, per l’amor del cielo, però dobbiamo ridurre in percentuale un pochettino il tempo che dedichiamo a queste competenze e aumentare un po’ in percentuale il tempo che dedichiamo a formarli su queste meta competenze, perché queste ti danno un vantaggio che è molto più duraturo nel tempo. Abbiamo parlato di sfumature di blu, però dobbiamo dare una data, l’orario e anche il luogo. Senza dubbio.

Il summit 23 di gennaio si inizia con una plenaria alla mattina, che è un po’ il nostro momento cuore dell’intera giornata presso il teatro Frastini, si inizia alle 9.30. Poi nel pomeriggio ci sono 9 sessioni plenarie che approfondiscono altrettanti argomenti, quindi c’è quella sulla longevità, c’è quella sulla manifestazione del futuro e così via. Quindi la filosofia è che se uno può giocarsi tutta la giornata, la mattina e in questo momento, siamo tutti insieme con relatori davvero importanti, Enrico Credendino, capo di Stato Maggiore della Marina Militare Italiana, Alessandro Lavolpe, CEO di IBM Italia, Valeria Sandei, CEO di Datapilcom e tantissimi relatori di grandissimo prestigio. Il pomeriggio 9 sessioni parallele, quindi ciascuno sceglie quale argomento piace di più, abbiamo gruppi più piccoli in modo che si possa fare il networking, conoscersi e così via.

Ovviamente chiunque vuole può partecipare solo la mattina o solo il pomeriggio, la mattina al teatro Frastini e il pomeriggio nelle aule delle università di Studi Italia. E attenzione, alle 17.45 abbiamo uno spettacolo bellissimo, si torna al Frastini, quello è un momento leggero, non è più un momento scientifico, ma un momento culturale curato dal notissimo divulgatore, il professor Telmo Pievani, è un incrocio fra un momento culturale, musicale bellissimo sul palco del teatro Frastini, ma anche un po’ a punto di divulgazione, dove questo è un momento più leggero che consigliamo anche di venire in famiglia, mogli mariti, figli, vogliamo finire con un momento di questo tipo. Però attenzione, registrare è veramente obbligatorio, non si può arrivare così, sul sito itir.io c’è il link e ci si registra.

Grazie a Stefano De Nicolai, docente ordinario e presidente del centro di ricerca interdipartimentale ITIR dell’Università di Pavia, per averci presentato Sfumature di Blu, questo evento che si terrà a Pavia il 23 gennaio. Grazie Stefano e buon lavoro. Grazie a voi.