Armando Testa approda alla Biennale: era ora ! 

di Maurizio Badiani

Armando Testa

Emanuele Pirella disse di Armando Testa “E’ l’unico italiano che ce l’ha fatta. L’unico che è riuscito ad attraversare il deserto da solo”. 

Pirella si riferiva al Testa pubblicitario, il solo, secondo il suo dire ( ed era pura verità ) ad aver mantenuto per tutta la vita un suo stile personale e inconfondibile.

Ma accanto all’ Armando Testa pubblicitario ha convissuto sempre un Armando Testa artista per troppo tempo rimasto in un cono d’ombra creato dalla sua stessa fama di uomo di comunicazione. Se n’è accorta – anche se tardivamente – la Biennale di Venezia che dedicherà all’artista Armando Testa – nell’edizione che si aprirà a breve – un omaggio più che dovuto. 

Come tutti gli uomini autenticamente grandi Armando Testa era una persona alla mano, straordinariamente amabile e incredibilmente modesta, anche se pienamente consapevole del proprio valore. Per anni mi ha onorato della sua amicizia, cosa di cui gli sarò per sempre grato. Quasi a ringraziarlo ancora una volta, pubblico qui alcuni stralci tratti da un mio libretto * in cui si parla di lui.

“Una frase che Armando amava dire spesso era: “Sono nato povero, ma moderno”. Pochi anni fa gli fu dedicata una mostra che venne allestita a Milano presso i Museo di Arte Moderna di Via Palestro. Tra le opere esposte una mi folgorò: un crocifisso. Un soggetto che per duemila anni è stato sempre rappresentato da milioni di artisti. Con infinite varianti ma, in fondo, in modo sempre uguale: un uomo con la testa reclinata appeso a una croce. La genialità di Armando gli permise di fare un salto e di trovare una sintesi che nessun altro artista aveva raggiunto prima. Eliminò totalmente la figura del Cristo. Tenne solo una nuda croce di legno. E intervenne su quella, inclinando semplicemente di pochi gradi verso destra la parte superiore del braccio verticale. Vedevi la croce e, guardando quella “vedevi” anche il Cristo che non c’era. Un assoluto colpo di genio…” “Armando era un uomo complesso che amava essere semplice. Quelli che noi “milanesi” chiamavamo rough e layout lui continuava a chiamarli “bozzetti”. Come un pittore del’700. Alla semplicità di modi univa il dono di una sintesi che aveva coltivato per una vita. A un Festival dell’Anipa (che, per oltre un decennio, è stato il più importante festival italiano dedicato al film pubblicitario) avevo vinto un primo premio di categoria, mi sembra per la campagna Durban’s. Il premio consisteva in un limone d’argento sorretto da un lungo steso. Armando mi vide e, dopo qualche convenevole, mi chiese se il premio mi piacesse, visto che lo aveva disegnato lui. “Certo che mi piace – gli risposi – e oltretutto è molto “Testiano”. 

“Sai – continuò – quando mi hanno chiesto di disegnarlo ho pensato: che cosa facciamo noi creativi ogni giorno per tutta la vita? Ci strizziamo il cervello. E allora ho pensato a un limone!”. 

Ciao Armando: da lassù goditi gli onori di una mostra che ti spettava da tempo.

PS. La Mostra su Armando Testa sarà visibile per tutta la durata della Biennale Veneziana, dal 20 Aprile al 15 Settembre 2024. 

*Maurizio Badiani – Gianfranco Marabelli “Dalla matita al mouse. Due protagonisti storici della pubblicità italiana incontrano la generazione 3.0. Fausto Lupetti Editore, 2018