Tra storia e suspense: un viaggio nell’intricato mondo di ‘Dominium Dei’ con l’autore Ivo Mej

Ivo Mej

Ivo Mej, noto giornalista e autore televisivo, è attualmente il curatore del talk show politico “Coffee Break” in onda su La7, condotto da Andrea Pancani. Recentemente Mej ha pubblicato un nuovo libro dal titolo “Dominium Dei”: un thriller storico che racconta la storia di Gabriele Malagrida, un gesuita condannato a morte dalla Santa Inquisizione di Lisbona. Spot and Web lo ha intervistato e gli ha rivolto alcune domande proprio riguardo il suo ultimo romanzo.

SaW: Come sei arrivato all’idea di questo romanzo?

IM: Sembra una battuta ma è vero: ho trovato tra i libri di mio nonno Bernardino un testo che conteneva la sentenza di condanna originale della Santa Inquisizione a Padre Gabriele Malagrida, un gesuita del diciottesimo secolo che fu poi l’ultimo giustiziato nella storia del Sant’Uffizio. La descrizione delle sue colpe come eretico dipingevano il ritratto di una vita incredibile. Mi sono appassionato.

SaW: Come hai concepito la storia del libro? Si tratta di qualcosa che hai maturato negli anni?

IM: Sì, la maturazione della storia è durata letteralmente anni. Inizialmente volevo solo far conoscere la storia di Malagrida, poi studiando e documentandomi mi è venuta voglia di imbastire un mistero nel mistero. Ecco perché la vicenda si svolge nel diciottesimo secolo e anche nel 2030.

SaW: La chiave del giallo è narrativa con il fine di ricostruire un periodo storico?

IM: Hai colto nel segno. Essendo già un giallo la vita vera di quel lontano gesuita, ho pensato di farvi combaciare un’altra storia misteriosa che da quella prendesse le mosse. Tutto quello che facciamo è influenzato dalla storia. Se oggi l’Italia è un paese cristiano invece che adoratore degli dei greci si deve alla caparbietà di un solo uomo che millesettecento anni fa decise che lo Stato doveva abbracciare il nuovo culto: l’Imperatore Costantino (peraltro mai convertito al cristianesimo).Diamo per scontate troppe cose che sembrano dipendere da noi e invece hanno spesso le loro cause molto lontane nel tempo.

SaW: Perché hai scelto di parlare dell’Ordine dei Gesuiti? Forse perché, per certi aspetti, unisce capacità educativa, capacità intellettiva, e anche “militare”?

IM: Tutto esatto. Specialmente la definizione ‘militare’. Non a caso Ignazio voleva essere un ‘soldato’ di Cristo. Sono stati una vera e propria potenza culturale, sociale e con un’organizzazione assolutamente militare. Leggere nel libro il loro vero giuramento potrebbe far vacillare più di qualcuno. Non sfigura di fronte ai comunicati di Hamas.

SaW: C’è qualche legame tra te e l’Ordine dei Gesuiti?

IM: Ho studiato all’Istitituto Massimo di Roma: gesuiti. Tutti grandi menti, qualcuno davvero eccezionale che avrebbe potuto ricoprire cariche pubbliche molto meglio e con maggiore sagacia di tanti politici. Fammi ricordare il più grande di tutti: Padre Franco Rozzi. Se in tanti oggi amiamo la storia e la filosofia si deve a lui.

SaW: Quanto ti ha ispirato (o condizionato) Umberto Eco? C’è davvero qualcosa di Eco nel tuo romanzo oppure no?

IM: Ovviamente ho letto il nome della Rosa e il cimitero di Praga ma non ho pensato direttamente a Eco quando ho individuato un investigatore prete e un omicidio in una biblioteca. Diciamo che le nostre letture, come i film che vediamo, influenzano profondamente e inconsciamente il nostro modo di pensare.

SaW: Di solito questo tipo di romanzi sono metaforici. Ti chiedo, allora, quanto c’è della Roma di quel tempo?

IM: Metafora del presente, del passato e del futuro. Fortunatamente il documentario di D’Agostino è uscito dopo il libro, altrimenti mi avrebbero accusato di avere copiato lui.

SaW: E della Roma di adesso?

IM: Vabbè, il finale non lo diciamo. Ci mancherebbe altro. Dovrei compiere anche io un omicidio. Il tuo.

SaW: Scrivere un romanzo del genere deve essere stato molto impegnativo. Quanto tempo ti è costato e come ti sei documentato?

IM: Ogni riferimento che trovavo ne portava con sé altri dieci. Al momento di chiudere il libro avevo una mezza libreria di testi antichi reperiti su internet o in biblioteche nonché decine e decine di link.

SaW: Si dice tanto che i giovani non conoscono la storia, ma in realtà programmi, riviste, trasmissioni che parlano di storia sono seguite da una nicchia del pubblico più giovane.

IM: La domanda qual è? Le nicchie sono quelle che contano nel fare la storia. Prendi i cristiani. Erano una minoranza di asceti intransigenti di una minuscola fazione ebraica prima che Paolo di Tarso li trasformasse in un movimento vincente e potente (travisandone completamente il messaggio e le finalità).

SaW: L’ultima domanda è: perché hai deciso di parlare di questo periodo storico che non è assolutamente tra i più popolarizzati dalla narrazione?

IM: Non dici una cazzata. Il periodo ha scelto me con il libro del nonno ma è vero che in genere si parla tanto del medioevo, del ‘500 per l’arte, del ‘600 per l’architettura, ma il ‘700 è sempre stato considerato una pausa quasi insignificante prima del secolo delle grandi scoperte tecnologiche e industriali. Invece è un periodo interessantissimo come scopriranno i lettori di Dominium Dei. Non dimentichiamo che è il secolo della Rivoluzione Francese e dell’abolizione dell’Ordine dei Gesuiti.