Report indaga sul Ponte sullo stretto

“L’uomo del ponte” è il titolo della prima inchiesta della puntata di “Report”, in onda domenica 26 novembre alle 20.55 su Rai 3 e RaiPlay. Danilo Procaccianti, con la collaborazione di Andrea Tornago, indaga sull’annosa vicenda. Da più di 70 anni si parla di ponte sullo stretto. Non si è mai costruito nulla, ma è costato già centinaia di milioni di euro.

 Nel 2013, dopo la liquidazione definitiva della società Stretto di Messina Spa decisa dal Governo Monti, sembrava un capitolo chiuso per il nostro Paese. Ha riaperto i giochi il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini, che ha rimesso in piedi la società e riavviato tutte le procedure per la costruzione del ponte. 

Il bando di gara era stato vinto per un appalto da 4 miliardi, oggi nella Legge di bilancio ne sono previsti 11,6, ma non si capisce in base a quale progetto, visto che l’unico progetto definitivo esistente risale al 2012. Dietro l’operazione Ponte sono tornate vecchie conoscenze di berlusconiana memoria.

La seconda inchiesta s’intitola “Toto cambia”, di Claudia Di Pasquale con la collaborazione di Raffaella Notariale. Totò Cuffaro è tornato e con lui è tornata la Democrazia Cristiana. 

Tra i nuovi volti della Dc c’è quello di Nuccia Albano, primo medico legale donna della Sicilia e oggi assessora regionale alla Famiglia. Alcune settimane fa “Report” ha scoperto che è anche figlia dello storico boss di Borgetto, Domenico Albano, deceduto negli anni ’60. 

L’assessora ha dichiarato che non rinnega il padre, ma che il suo stile di vita è distante dalla mafia ed è all’insegna della legalità. Il fratello, Giovanni Albano, è a sua volta il presidente della Fondazione Istituto G. Giglio, che gestisce l’ospedale di Cefalù. Che ruolo ha avuto l’ospedale nella campagna elettorale della sorella? E che ruolo ha oggi la Fondazione Giglio nel contesto della sanità siciliana?

Terza e ultima inchiesta è “Uno, nessuno e centomila spid”, di Lucina Paternesi con la collaborazione di Giulia Sabella. 

Tra il 2021 e il 2023 in alcune città italiane, tra cui Siena, Ancona e altre in Friuli-Venezia Giulia, molti degli studenti che avevano diritto al Bonus Cultura 18App si sono visti azzerare il proprio plafond senza aver fatto accesso alla piattaforma del Ministero della Cultura, né aver speso soldi in qualche libreria o acquistando i biglietti per una mostra o un concerto. 

Ad oggi i casi sono più di 600 e la truffa si aggira intorno ai 300 mila euro. Chi ha sottratto i soldi che i neo-diciottenni avrebbero potuto spendere in manifestazioni culturali o testi universitari? Mentre il Governo ha deciso di non rifinanziare il bonus, sostituendolo con una Carta del Merito e una Carta cultura giovani in base all’Isee, qualcuno si è approfittato delle falle nel sistema di autenticazione utilizzato per accedere al Bonus 18App, lo Spid. 

Ma come, se l’identità digitale di ciascuno di noi prevede l’autenticazione del richiedente? Tra finti librai che incassano buoni mai spesi in assenza di controlli e doppioni delle identità digitali, quanto siamo pronti alla sfida del Wallet europeo con cui potremo acquistare un biglietto aereo o autenticarci durante un controllo delle forze dell’ordine?