Il futuro del giornalismo di inchiesta tra sostenibilità e querele che imbavagliano i giornalisti

È la forma di giornalismo più scomoda, quella economicamente più difficile da sostenere per un testata giornalistica, ma anche quella che, inevitabilmente, ha l’impatto più forte sulla società. Ma quali sono gli scenari del giornalismo di inchiesta di domani? A Glocal 2023 ne hanno parlato Cecilia Anesi, giornalista su Irpi Media, Sara Manisera, giornalista di Fada Collective, e Vittorio Malagutti, caporedattore di domani, insieme a Riccardo Saporiti, freelance datajournalist e producer.

Lo hanno fatto partendo dal presupposto che un’inchiesta – perimetro dove sempre più spesso si travalicano i confini nazionali – spesso nasce, «anche se non è detto che il criterio venga rispettato, dall’attualità», come ha sottolineato Vittorio Malagutti, anche perché «un tema, un aggancio che permetta di andare al di là della cronaca spicciola, assicura audience e magari anche un’esclusiva». Senza dimenticare, però, che «tante volte le inchieste nascono in modo fortuito, da un incontro o, sempre più spesso, dall’esame e dall’incrocio dei dati» e che fondamentale è il rapporto con le fonti.

Ma come diventa economicamente sostenibile un’inchiesta? Con la partecipazione ai bandi, con il sostegno di enti filantropici – spesso, in entrambi i casi, di matrice internazionale -, con il crowdfunding, ma anche, ad esempio con le membership campaigns. «Abbiamo deciso di non bloccare i contenuti dietro un paywall – ha spiegato Cecilia Anesi portando l’esempio di Irpi Media – perché vogliamo riuscire a fare arrivare le inchieste ad una popolazione che legge pochissimo ed è sempre più povera. Ma vorremmo provare a costruire anche una possibilità di sostegno da parte dei lettori».

Intanto, sullo sfondo ma neanche troppo, rimane lo scoglio delle “slapp”, le querele infondate ai giornalisti. «Penso vada fatto un ragionamento più ampio sull’uso e abuso di questo strumento, soprattutto per quei colleghi che vivono già in condizioni di precarietà, per le inchieste vengono pagati pochissimo, non hanno tutela legale e subiscono anche un impatto sulla salute mentale – ha evidenziato Sara Manisera -. Per chi non ha uno stipendio fisso mensile è un peso ricevere queste querele; se poi finiscono nel nulla, chi ha denunciato non va incontro a conseguenze: forse questo strumento andrebbe normato meglio, e forse bisognerebbe pensare ad un fondo».