«Il giornalismo nel Metaverso? Un campo tutto da scoprire»

Che fine ha fatto il Metaverso nel giornalismo? Se lo sono chiesto, accompagnati nella riflessione da Ilaria Notari di VareseNewsFlavio Arzarello, responsabile affari economici e regolamentari di Meta, e Valerio Bassan, strategist and author, speaker dell’omonimo panel che ha tenuto a battesimo gli incontri dell’edizione 2023 del Festival Glocal nel Salone Estense di via Sacco a Varese.

«Il Metaverso può essere visto come il futuro di internet – ha sottolineato durante l’incontro Arzarello -. Internet oggi consente a tutti noi una serie di esperienze: le più disparte, ma esperienze bidimensionali. Quello che il Metaverso dà è un’esperienza digitale che consente di vivere esperienze completamente immersive. Nella storia ogni tecnologia ha portato con sé grandi avanzamenti ma anche rischi, e la sfida è massimizzare gli avanzamenti e minimizzare i rischi. Il Metaverso in parte già qui, ma è una sfida che si sta aprendo».

Che cosa sarà il giornalismo sul Metaverso, però, «è un campo tutto da scoprire», anche perché l’orizzonte temporale per un’analisi sensata, di fronte ad un ciclo tecnologico che inevitabilmente ha tempi diversi dai cicli della comunicazione, si potrà fare di qui a cinque, forse anche dieci, anni. Di certo, però, porterà con sé «interazioni fra le persone più simili a quelle che avvengono di persona, con conseguenze incredibili ma imprevedibili dal momento che il modo in cui interagisci cambia anche modo in cui comunichi».

Da anni, peraltro, «nel giornalismo si sperimenta con formati sempre più immersivi – ha aggiunto Valerio Bassan -, e il Metaverso potrebbe innestarsi come strumento in questa crescita del giornalismo esperienziale sul digitale. Le potenzialità delle tecnologie sono abbastanza evidenti, ma non lo sono ancora del tutto e al momento vedo delle possibili applicazioni ma non ancora la possibilità di essere il nuovo internet. Per come lo vivo io il Metaverso è un contenuto espanso: come ragionamento generale sarà una dimensione sì spaziale, ma anche temporale diversa, con esperienze che, a volte paradossalmente, possono essere vissute solo in quel momento».