Wikipedia è un rischio per la brand reputation?

Sono stati pubblicati oggi in esclusiva i risultati dell’edizione 2023 della ricerca .wikipedia a cura dell’Osservatorio Lundquist, che da quattordici anni monitora l’evoluzione dei contenuti dedicati alle aziende sull’enciclopedia libera, rilasciando periodicamente delle analisi incentrate sui vari aspetti che la contraddistinguono.

La nuova edizione dello studio indaga come la presenza di alcune informazioni su Wikipedia possa intaccare la reputazione aziendale, facendo emergere il grado di rischio evidente e – soprattutto – nascosto delle voci enciclopediche dedicate a 202 società pubbliche e private italiane. 

Un obiettivo a cui, in fase di analisi, si è affiancata la ricerca di tutti quegli elementi che corrispondono a veri e propri punti di forza, capaci di mitigare (o annullare) i fattori di rischio se opportunamente sfruttati.

QUANTO RISCHIANO LE AZIENDE ITALIANE SU WIKIPEDIA?

L’incrocio di fattori di rischio e punti di forza ci ha permesso di individuare tre diversi livelli di criticità in cui si collocano i contenuti dedicati alle principali società italiane sull’enciclopedia libera.

La “zona rossa” include le aziende che presentano il grado di rischio più elevato. Parliamo di voci per certi versi “invisibili” o comunque non ben presidiate dalla community, che potrebbero rappresentare un danno per la reputazione e l’immagine aziendale, come quelle dedicate al Gruppo Veronesi, a Brunello Cucinelli, a d’Amico International Shipping, a Sanlorenzo Yachts o a Seri Industrial.

Al centro, in “zona arancio”, troviamo, invece, le voci in cui rischi e punti di forza risultano più o meno bilanciati (promettendo buoni margini di miglioramento). È il caso dei contenuti riferiti a Banca Sistema, a Stevanato o al Gruppo Grimaldi, mentre la cosiddetta “zona bianca” comprende 70 società (38%) le cui voci enciclopediche presentano maggiori punti di forza, utili a mitigare i rischi.

Delle 202 aziende prese in considerazione, 20 (pari al 10% del campione di ricerca) non presentano una voce enciclopedica dedicata.

Non esiste una “safe zone” 
Trovarsi in “zona bianca” non significa, tuttavia, “scampato pericolo”: su Wikipedia, infatti, non esiste un livello di rischio che possa essere considerato trascurabile. 

Questo perché l’enciclopedia libera è un progetto in continua evoluzione, a cui contribuiscono milioni di utenti senza un capo né una redazione di riferimento. 

La gestione dei contenuti sfugge, in altre parole, al controllo diretto dell’azienda: quello che oggi non appare come un pericolo potrebbe diventare tale in futuro e i risultati della nostra ricerca ne sono la prova.
 
I rischi evidenti: contenuti obsoleti, non verificabili o di tono promozionale
Ogni sezione che compone una voce enciclopedica può essere soggetta a rischi immediatamente riconoscibili da qualsiasi utente, anche il più inesperto. La nostra ricerca ha analizzato i più diffusi, riferiti a:

  • ALERT: con questo termine, si intendono gli avvisi posti in cima o in un punto qualsiasi della pagina, di cui la community di Wikipedia si serve per segnalare una o più criticità, come, ad esempio, la presenza di contenuti non verificabili o di carattere promozionale. Il 34% delle voci aziendali esaminate presenta almeno un avviso di questo tipo. Una percentuale indicativa, dal momento che un alert può rimanere in pagina anche per diversi anni.
  • INFOBOX: è il riquadro collocato sulla destra di ogni pagina, destinato a raccogliere le informazioni di base sull’azienda: dal logo all’anno di fondazione, dall’indicazione delle persone chiave del management (Presidente e CEO) ai dati finanziari. È proprio da questo riquadro che Google riprende alcune delle informazioni che appaiono, poi, nell’anteprima dei principali risultati di ricerca. Un dato che dovrebbe spingere le aziende a verificare sempre la correttezza e l’affidabilità di quanto riportato. Il 28% del campione di ricerca non presenta, tuttavia, il logo aziendale aggiornato all’interno dell’infobox, mentre nel 12% dei casi il sito web segnalato non è quello corretto (corporate).
  • STORIA & BUSINESS:la sezione “Storia” e i contenuti dedicati al business sono fondamentali, perché contribuiscono a stabilire l’enciclopedicità dell’azienda in questione. I rischi che possono derivare da una ricostruzione errata degli eventi o dalla presenza di interi passaggi sprovvisti di fonti bibliografiche e di dubbia attendibilità sono intuibili. Eppure, il 26% delle voci esaminate presenta lacune sul piano dei contenuti storici, mentre il 39% non presenta informazioni su divisioni o prodotti e servizi offerti.
  • CONTROVERSIE: in 1 voce su 4, tra quelle esaminate, ci si imbatte in paragrafi o intere sezioni dedicate a procedimenti giudiziari o scandali che hanno interessato l’azienda. Accade, così, che, a volte, ricostruzioni scorrette, fonti non affidabili o parziali e informazioni ormai datate continuino a essere disponibili all’interno di contenuti meglio posizionati rispetto ai canali ufficiali dell’azienda.
  • FONTI:quello relativo alle fonti è un rischio difficilmente classificabile. È evidente, dal momento che, all’interno di un’enciclopedia a cui tutti possono contribuire, il ruolo di riferimenti bibliografici autorevoli dovrebbe essere chiaro, ma, al contempo, non lo è a tal punto agli occhi di un’azienda, che spesso ignora il fatto che, secondo le regole di Wikipedia, i passaggi sprovvisti di fonti adeguate potrebbero essere rimossi in qualsiasi momento. Il 50% delle voci esaminate mostra un numero insufficiente di fonti a supporto, mentre il 43% presenta riferimenti a comunicati stampa, interviste o informazioni riportate all’interno del proprio sito corporate: tutte fonti che non rispondono ai criteri di neutralità richiesti da Wikipedia.
  • I rischi nascosti: le pagine di discussione e i profili aziendali che violano le regole
  • Accanto a quelli evidenti, esistono anche tipologie di rischi “nascosti” e più difficili da individuare, che in futuro potrebbero trasformarsi in criticità complesse da gestire. In tanti, per esempio, non sanno che, a ogni voce enciclopedica, Wikipedia affianca una “pagina di discussione”. 

Si tratta di uno spazio di assoluto rilievo, all’interno del quale la community di editor che contribuiscono al progetto si confronta su quali contenuti inserire o meno all’interno della voce. In 1 caso su 4 tra quelli esaminati, la pagina di discussione risulta “popolata”. 

Non è, quindi, da escludere che ci si possa accorgere dell’esistenza di problematiche da risolvere proprio perché, all’interno di questi spazi, qualcun altro ne sta parlando.
 
Un dato a cui si affianca l’evidenza che, nel 75% delle voci esaminate, le pagine di discussione non presentino alcuna conversazione negli ultimi due anni. E una pagina vuota, per voci con un grado di rischio medio-alto, significa che nessuno si sta preoccupando di risolvere problemi e criticità che continueranno, di fatto, a essere visibili a chiunque.
 
Inoltre, è proprio all’interno delle pagine di discussione che molto spesso la community individua e sanziona il comportamento scorretto da parte delle aziende, che, avendo un legame diretto con i contenuti, sono tenute a rispettare regole di trasparenza ben precise e a sottoporre ogni singola proposta all’attenzione degli altri utenti. 

Trattandosi di pagine pubbliche, simili condanne sono destinate a rimanere nel tempo: ecco perché saper presidiare i contenuti ed evitare l’aggravarsi di certe situazioni è, sul piano della reputazione, di vitale importanza.