STI CAZ..! Divagazioni estive intorno a una fontana 

di Maurizio Badiani

Estate: tempo di vacanze e di scoperte. Se avrete la pazienza di seguirmi ve ne farò fare una. Decisamente sorprendente. 

Il posto probabilmente non vi è ignoto: Massa Marittima, uno dei tanti meravigliosi borghi di cui è ricca la mia terra natale.

Da Massa Marittima “non ci si passa”: bisogna andarci. Occorre abbandonare l’Aurelia e procedere per una stradetta, prima dritta poi tortuosa, per una quindicina di chilometri.

Parcheggiata la macchina troverete una strada in leggera salita. Non lasciatevi (ancora) incantare dalla mole del meraviglioso duomo che si profila davanti a voi sulla sinistra .

Resistete per un attimo all’abbraccio della magnifica piazza che lo accoglie. Fermatevi e guardate verso la vostra destra. Li vedete quei grandi arconi? E la fonte che sta sotto?

Bene, quella è la nostra meta. Si tratta di un’antica fonte pubblica sopra la quale venne successivamente realizzato una grande magazzino adibito a granaio.

Avvicinatevi all’acqua e guardate davanti a voi sotto le volte. “Cazzo!” A chi è scappata la parolaccia? Beh chiunque sia stato non sarò io a redarguirlo.

Anche perché, quel lui o quella lei, ha visto bene. Ciò che avete di fronte è la cosiddetta “Fonte dell’Abbondanza”. La fontana, coi suoi lavatoi, è lì da tempo immemorabile. 

Quello che invece è una recente scoperta (risale al 1999) è l’affresco che la sovrasta. Al centro, sopra lo svolazzare di corvacci che sembrano lugubri aquile araldiche, si erge uno splendido albero dai rami fronzuti.

A colpo d’occhio può sembrare un albero come tanti ma, guardando bene (e chi se n’è uscito con quell’espressione colorita evidentemente se n’è già accorto), scoprirete che in mezzo alle foglie, appollaiata tra i rami, vive una folta colonia di…membri maschili! Ciascuno dotato dei suoi bravi attributi d’ordinanza e per di più in stato di beata erezione. 

Sotto l’albero “cazzuto” una teoria di donne: due di esse si stanno azzuffando per i capelli al fine di contendersi uno dei frutti di quello speciale albero della cuccagna. 

Poco più in là un’altra donna, approfittando della lite in corso, si dà un gran da fare con una pertica nel tentativo di far cadere tra le sue mani uno di quegli strani “uccelli”.

Di quell’affresco, assolutamente un unicum in tutta l’arte mondiale, sono state date interpretazioni diverse. 

La più accreditata è quella di tipo “propiziatorio” o, come dicono quelli che hanno studiato,”apotropaico”: quei singolari “volatili”, simbolo evidentemente di fecondità, stavano lì per scacciare le cattive annate di raccolto (ricordate il granaio che stava sopra?). 

Qualche altro studioso ha addirittura scomodato la politica di quei tempi lontani (si va dal 1265 al 1335). 

Secondo il medievalista George Ferzoco l’affresco sarebbe un avvertimento in forma di rebus rivolto dai Guelfi ai frequentatori della fonte. 

Qualcosa come: “Se torneranno al potere i Ghibellini, insieme a loro ritorneranno stregoneria e licenziosità sessuale”.    

Ipotesi intrigante ma, per i miei gusti, fin troppo intrigata.  

Alcune considerazioni in margine alla scoperta che avete appena fatto:

1) Il Medioevo (e il bravo Barbero lo ha sottolineato più volte) era meno bigotto di quanto ci è stato raccontato a scuola.

2) Il fatto che il singolare albero faccia mostra di sé a pochi metri dalla facciata del Duomo ne è una prova più che convincente.

3) L’affresco è sopravvissuto per miracolo: in tempi più tardi, più cupi e bacchettoni, qualcuno pensò di coprirlo con una scialbatura così da impedire che pensieri peccaminosi affiorassero alla mente dei frequentatori (ma soprattutto delle frequentatrici) della pubblica fonte. 

4) In tempi come i nostri – dove il politically correct è diventato un credo imperante ed ossessivo – se a qualche artista fosse mai venuto in mente di creare un’ “opera” come quella, non oso pensare da quali e quanti strali, dialettici e non, sarebbe stato trafitto. Perché se nei libri di storia il Medioevo risulta morto e sepolto, nel mondo reale sembra godere di una seconda vita.