Spazio e videogioco, ambientazioni galattiche per tutti i generi

Pianeti lontani, galassie fantastiche, razze extraterrestri: il genere spaziale è sempre stato una miniera d’oro per i narratori, che dai libri al cinema fino alle serie tv hanno da sempre fatto viaggiare la propria immaginazione esplorando stelle e sistemi solari. Lo spazio e le sue incognite ben si prestano alle più disparate narrazioni, da quelle più fantascientifiche a quelle più horror: questo è sempre stato vero a partire dalla letteratura, come evidente dalla distanza che separa due autori come Asimov e Lovecraft, e non poteva che esserlo anche nel videogioco. Galassie e pianeti trovano spazio, è proprio il caso di dirlo, nei più diversi generi videoludici: dall’open world al survival passando per i casual games, gli appassionati del cosmo possono stare certi di trovare diversi titoli adatti ai loro gusti.

Impossibile non partire da due pietre miliari dal genere shooter: Wolfenstein 3D e DOOM. Se il primo ha tematiche storiche e soprannaturali, DOOM è invece profondamente legato allo spazio: uscito nel 1993, il protagonista è un marine spaziale che si contrappone ad alieni e mostri di varia natura. Si può poi pensare a Destiny 2, capace di migliorare una formula già apprezzata nel primo titolo: si tratta di uno shooter con una componente narrativa ben più curata di altri titoli appartenenti al genere.

Esempi di ambientazioni spaziali punteggiano la storia del videogioco, come nell’esempio di Space Invaders: uno dei primi titoli di successo mondiale, è stato distribuito nel 1978. Un titolo arcade che oggi potrebbe sicuramente essere definito casual game: il giocatore deve impedire lo sbarco di una flotta aliena distruggendo ogni astronave che, muovendosi da un lato all’altro, progressivamente si abbassa aumentando la velocità. Il genere casual è, grazie alla sua versatilità, uno di quelli che conta il maggior numero di titoli. Si possono facilmente fare esempi di slot machine: considerata l’importanza dei simboli nel gameplay delle slot, è facile capire come utilizzando pianeti, stelle e simili sia semplice ricreare un’ambientazione spaziale persino in questi classici giochi da casinò. Si può fare l’esempio della slot Starburst, uno dei titoli di punta di PokerStars Casino e che utilizza proprio simboli e suoni galattici: tra i numerosi titoli a tema spaziale che offre l’operatore, Starburst è uno dei più noti. Chiunque abbia poi avuto un telefono Nokia tra gli anni ’90 e i 2000 ricorderà poi Space Impact 2: titolo bidimensionale a scorrimento, l’ambientazione spaziale era data dagli ostacoli di ogni livello e dai boss che il giocatore doveva sconfiggere pilotando la propria navicella.

Al genere open world appartiene invece No Man’s Sky: la mappa di gioco viene generata proceduralmente, e il giocatore può liberamente esplorarla creando proprie basi, raccogliendo risorse e così via. Un approccio contrapposto a titoli con mappe più ristrette e claustrofobiche, ideali per il genere survival horror: è il caso di Alien Isolation, basato sul franchise cinematografico e nel quale il giocatore, interpretando la figlia dell’iconica Ellen Ripley, deve sopravvivere in una stazione spaziale infestata da uno Xenomorph.

A proposito di franchise galattici, meritano menzione anche i recenti Jedi Fallen Order e Jedi Survivor: basati sulla galassia di Star Wars, si tratta di due avventure dinamiche fortemente narrative. Approccio orientato alla narrativa anche quello scelto da The Outer Worlds, gioco di ruolo action con scelte multiple e uno stile retrofuturistico simile a Fallout, serie creata dagli stessi sviluppatori. Si può pensare anche a Lifeless Planet, incipit del quale è una missione spaziale verso un pianeta abitabile che si rivela invece essere deserto.

Passando al genere strategico in tempo reale, tra le decine di esempi meritano di essere ricordati due in particolare. Il primo non può che essere Homeworld, uscito nel 1999 e ancora in attesa del terzo capitolo, mentre il secondo è Sins of a Solar Empire del 2008. Separati da quasi un decennio di evoluzione videoludica, i due titoli sono comunque accomunati dagli aspetti strategici e gestionali che ne hanno fatto le fortune, creando un’ampia community di appassionati.

Infine, due titoli decisamente peculiari. Al genere roguelike appartiene Faster Than Light, che sceglie una navicella spaziale al posto del classico dungeon: altri elementi, come la gestione di avarie e sistemi di controllo, sono simili a un gestionale di stampo classico. Ben più simulativo è poi Kerbal Space Program, che incarica il giocatore di costruire una propria navicella spaziale in maniera realistica: già oggetto anche di divulgazione tramite podcast, fisica, aerodinamica e astrofisica sono alle basi del corretto comportamento del veicolo progettato, nonostante la grafica colorata e cartoonesca.