Le parole più centrate per il futuro delle indagini di ascolto della radio

di Claudio Astorri www.astorri.it

Nella prima settimana di pubblicazione del controverso 1° semestre della indagine TER sugli ascolti Radiofonici è il tempo del futuro. Dopo le analisi e le riflessioni, alziamo la testa e guardiamo avanti?

Il dopo-dati, la fase di analisi e riflessione successiva al rilascio dei più che controversi dati del 1° semestre 2023, trova la Radiofonia spaccata a metà. Le Radio nazionali, talora con un modo di comunicare un po’ tronfio, pavoneggiano le loro crescite esponenziali collegate a una forte esposizione della autopromozione TER. Le Radio pubbliche oltre che una grandissima parte di emittenza locale, certamente più pulita e meno aggressiva nella elemosina on-air, registrano le gravi perdite nella fruizione giornaliera oltre che nei quarti d’ora. Situazione più che polarizzata.

E’ chiaro che le azioni della RAI, che ha diffidato TER dal pubblicare i propri dati peraltro senza il dovuto riscontro, e che ha sostanzialmente chiuso con la società visti i conflitti metodologici, pongono ovviamente incertezza sul futuro stesso. Anzi, la certezza c’è. Proprio nulla sarà come prima. Si apre ora una fase nuova in cui qualche fuoco d’artificio di tipo postumo rispetto alla frattura consumata potrebbe accelerare il cambiamento. Mi riferisco alla possibile reazione di Radio Margherita la cui diffida alla pubblicazione è stata respinta da TER. E a quella di RAI.

Parole chiare da Stefano Spadini, CEO di Havas Media

Il “cambio pagina” o “cambio tavolo” deve essere veloce ed efficace. E nel solco delle richieste di AGCOM, sia sul coinvolgimento del mondo della pubblicità che sull’aggiornamento urgente della metodologia. Perché? I decision maker dal lato clienti ormai hanno un età di 35/40 anni. Una parte di loro non ha sviluppato la conoscenza del mezzo tale da sostenere gli investimenti delle rispettive aziende. Il rischio che la Radio venga marginalizzata è reale. Se è successo alla stampa (basta sfogliare il Corriere), può succedere anche alla Radio. Dunque, fare presto e molto bene!

Stefano Spadini, CEO di Havas Media Network, è a capo di una società che amministra alcune centinaia di milioni di euro di investimenti pubblicitari di clienti importantissimi. Opera, come si dice, “dall’altra parte della barricata”. Almeno in teoria. In pratica, no. In una dichiarazione di credo e di amore per la Radio, che Stefano mi ha permesso di riprendere da un suo post su Linkedin, offre la sua disponibilità per il progetto necessario e a questo punto inevitabile del JIC, il Joint Industry Committee. Un accordo pieno tra editori Radio e utenza pubblicitaria. Grazie Stefano!

Stefano Spadini, CEO di Havas Media Network

Ho aspettato 48 ore prima di dire la mia
sui dati di ascolto relativi al primo semestre 2023
pubblicati da #TER.
Da innamorato della Radio in tutte le sue forme,
provo un certo disagio a vedere
degli incrementi di ascolto così roboanti.
L’autopromozione sfrenata
di cui si sono rese protagoniste
tantissime emittenti mi è apparsa
come una mossa di brevissimo respiro.
Ritengo invece che la Radio abbia ancora
un ruolo centrale nella costruzione
del rapporto brand-consumatore.
Nel recente passato, ci sono stati
esempi virtuosi di ricerche
(dalla prima #RadioCompass a #RadioPlus
fino alla nostra recente #gAUDIOlines)
e credo sia arrivato il momento di costituire un #JIC
(Joint Industree Commitee) per valorizzare la #Radio.
Io metto volentieri a disposizione il mio tempo.