Analisi sui mercati finanziari del 12 Giugno

PETROLIO

I prezzi del petrolio sono scesi durante le prime contrattazioni di lunedì, mentre gli investitori si preparano alla decisione di politica monetaria della Federal Reserve di mercoledì prossimo. Gli analisti sono concordi nel ritenere che la banca centrale manterrà i tassi di interesse invariati, ma gli osservatori si concentreranno sul tono usato per dare l’annuncio.

 Se la Fed dovesse accennare a ulteriori rialzi dei tassi nel corso dell’anno, come molti si aspettano, il prezzo del barile potrebbe subire un ulteriore ribasso. Il prezzo del greggio è infatti espresso in dollari e un biglietto verde più forte significa un valore nominale più basso. Allo stesso tempo, la politica monetaria degli Stati Uniti è importante non solo per la maggiore economia mondiale, ma anche per il resto del mondo. 

Se la Fed continuerà a concentrarsi sulla lotta all’inflazione persistentemente alta attraverso una stretta monetaria, alla fine raggiungerà il suo obiettivo, ma l’effetto collaterale sarà un rallentamento dell’economia. È questa prospettiva di un calo della domanda indotto dalla Fed che viene ora scontata dagli investitori, spingendo a ribasso per i prezzi del petrolio.

Ricardo Evangelista –Analista Senior,  ActivTrades

AZIONI EUROPEE

Le azioni europee sono salite lunedì mattina, inaugurando la settimana con una nota positiva, mentre gli operatori attendono le decisioni della Federal Reserve, della BoJ, della Banca centrale cinese e della BCE sui tassi. La maggior parte dei benchmark è salita, con i titoli finanziari, industriali e dei consumi ciclici in testa, grazie all’aumento dell’appetito per gli asset più rischiosi. 

La volatilità del mercato continuerà ad aumentare con l’avvicinarsi delle riunioni delle banche centrali previste per questa settimana, con l’ottimismo nei confronti di una “pausa” o di una “svolta” da parte della Fed potrebbe essere controbilanciato dalla persistente incertezza monetaria del vecchio continente. 

Inoltre, e nonostante il recente cambiamento di narrazione da parte dei funzionari della Fed, la maggior parte degli investitori è stata sorpresa dai rialzi dei tassi sia della RBA che della BoC, uno scenario non del tutto escluso per le riunioni di questa settimana, soprattutto in Europa. 

Lo STOXX-50 è salito di oltre 30 punti questa mattina, avvicinandosi alla resistenza di 4.335,0 punti, un livello visto in precedenza all’inizio di giugno. Come già detto in precedenza, non ci aspettiamo che il mercato superi le resistenze più importanti prima delle riunioni delle banche centrali, e sia 4.335,0 che 4.355,0 dovrebbero continuare a bloccare i prezzi fino a quando gli investitori non riceveranno maggiori indizi sulla direzione delle politiche monetarie.

Pierre Veyret – Analista tecnico, ActivTrades

MACRO & VALUTE

Si comincia ! E’ il caso di ricordarlo, la settimana entrante è cruciale per l’andamento dei mercati finanziari, relativo alle prossime settimane e mesi, perché potrebbe segnare un punto di svolta, se non proprio di inversione, sulla questione tassi di interesse. Il contesto attuale è fatto ancora di incertezza proprio in relazione alla volontà delle banche centrali, che se da un lato insistono nella necessità di abbattere l’inflazione, dall’altra non si può negare che abbiano il timore di spingere troppo sull’acceleratore, per le paure legate alle possibili conseguenze sulla congiuntura che tale processo causerebbe. Qualcuno va affermando però che i banchieri centrali siano disposti ad accettare una prossima recessione pur di abbattere l’aumento dei prezzi, e altri si azzardano a sostenere che, addirittura la vogliano, perché il calo della domanda globale, sarebbe la “condicio sine qua non” per veder tornare l’inflazione intorno al 2%, ovvero più o meno i target di medio termine delle principale autorità monetarie. E così arriviamo all’appuntamento del 14 Giugno, giorno della decisione sui tassi della Federal Reserve, con la consapevolezza che sarà una decisione che segnerà le price action, forse in modo definitivo, per i prossimi mesi. Le attese sono per  tassi invariati al 5.25% anche se qualcuno azzarda, specie dopo gli ultimi dati macro, un rialzo di 25 punti basi. Le probabilità di un nulla di fatto sono ora al 77% ma non dimentichiamo che il giorno prima verrà rilasciato, dal Dipartimento del Commercio, il dato sull’inflazione, le cui attese sono per un calo al 4.1% nel dato core e al 5.2% nel numero generale. E a poter influenzare la decisione sui tassi, vi saranno anche i dati sulle vendite al dettaglio, il cui consensus vede un calo dello 0.1%, oltre a quelli sulla produzione industriale, sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan, sull’indice manifatturiero della Fed di Philadelphia e quello dell’Empire State di New York. Vedremo quali saranno le reazioni dei mercati, in special modo dell’azionario Usa e del dollaro dopo la Fed. Per quel che riguarda gli altri paesi, c’è grande attesa giovedì, in relazione alla decisione sui tassi da parte della Bce, specialmente dopo i dati sul Pil che hanno portato l’Eurozona in recessione tecnica. I dati sull’inflazione potrebbero darci poi maggiori indicazioni. In Uk, attenzione ai dati sul Pil che dovrebbero confermare un rimbalzo, mentre il tasso di disoccupazione potrebbe aumentare al 4%. In Cina occhi puntati sulla produzione industriale, e sulle vendite al dettaglio. E infine in Giappone, la Boj decide sui tassi, con previsioni di mantenimento dello status quo sui tassi. Sul mercato dei cambi c’è molta attesa, in seguito a un periodo di lateralità che ha reso le price action non molto interessanti. Sulla moneta unica, chiusa da oltre dieci sessioni in un trading range compreso tra 1.0630 e 1.0790, sembra essere riemerso il denaro, che lo sostiene che sembra spingerlo verso quota 1.0900 almeno. Importante sarà verificare se il delta tasso tra Europa e Usa tenderà a ridursi visto il perdurare, nel vecchio continente, di un tasso di inflazione superiore a quello Usa, tale forse, da indurre la Bce a rimanere più a lungo rialzista sui tassi.  Il che favorirebbe ancora acquisti di moneta unica. Più forte dell’Euro rispetto al dollaro, segnaliamo la sterlina, che si trova a ridosso di quota 1.2600, la cui rottura metterebbe sotto osservazione livelli vicini anche a 1.3000 nel prossimo futuro. La conseguenza è un EurGbp che sembra avere ancora spazio prima di trovare dei supporti chiave, 0.8470 il primo rilevante. Per quanto riguarda il UsdJpy, l’attesa è per la decisione della Boj che in qualche modo potrebbe, se confermata la politica dei tassi zero, ridare slancio al dollaro e spingere ancora lo Jpy a fondo, sebbene sopra 140, la banca centrale si sia espressa chiaramente a favore di uno Jpy meno debole. UsdCad vicinissimo ai supporti chiave di medio termine posti tra 1.3300 e 1.3260, con un certo impeto del Cad che ha ignorato anche il peggioramento del tasso di disoccupazione, uscito al 5.2% a maggio rispetto al 5% del mese precedente. Per le oceaniche, dobbiamo segnalare che l’aumento dei tassi della Rba ha ridato slancio a Aud e Nzd che sembrerebbero orientate verso i doppi massimi visti a inizio maggio scorso, anche se per Nzd c’è più strada da fare. Il mercato resta in risk on quindi se guardiamo alle valute, almeno le principali. Uno sguardo alla lira turca invece che dal livello pre elettorale ad oggi, ha visto il cambio EurTrl salire da 20.80 e 25.20, un altro 20% in due settimane, al nuovo minimo storico, nonostante la nomina del nuovo ministro delle finanze Mehmet Simsek, che sembrerebbe piacere ai mercati, e come Governatore della Banca Centrale l’ex Ceo di Goldman Sachs, Hafizze Gaye Erkan. Ciò farebbe pensare ad un ritorno di politiche monetarie ortodosse che potrebbero anche dare uno slancio alla valuta nel medio termine. Sembra invece ancora prevalere l’appetito al rischio sull’azionario, con gli indici Usa saliti anche venerdì scorso, seduta nella quale i più si sarebbero attesi un consolidamento in vista dei dati di questa settimana. Vivremo i prossimi giorni ad alta tensione, questo pare certo, perché i motivi per vedere un aumento della volatilità, ci sono tutti. Allacciamo le cinture e attendiamo i dati.

Saverio Berlinzani – Analista Senior, ActivTrades