Da Tognazzi alla Berti: aggiungi due posti a tavola. Anzi tre

di Maurizio Badiani

McCann Erickson, Via Meravigli 2 Milano: un giorno come tanti del 1983.  

Tra i vari lavori che mi aspettano c’è il lancio di un nuovo dado della Knorr (Unilever). 

E’ più morbido degli altri, si scioglie prima e per questo “dà più sapore”. Così almeno ci ha detto il cliente. 

Come al solito niente stampa, solo tv. 

Per la prima volta in vita mia penso all’utilizzo di un testimonial: Ugo Tognazzi. L’attore cremonese ha infatti la fama di essere anche un amante della buona tavola ed un eccellente cuoco. Butto giù degli script in cui il Nostro si intrufola quasi di soppiatto nelle cucine degli Italiani come richiamato dal profumino che sale dalle pentole. Sotto gli occhi sorpresi della cuoca di turno Tognazzi alza il coperchio e, socchiudendo gli occhi, si gode profumi e sapori elargiti dal piatto che sta sul formello. Poi, rivolgendosi alla padrona di casa, fa un gesto con la mano destra schiacciando lo spazio tra il pollice e l’indice. “Anche lei, signora…gni gni?”. Tognazzi aveva una voce molto nasale e quel “gni gni” fatto da lui – fosse piaciuto o meno – sarebbe stato certamente memorabile. 

La signora, ripetendo lo stesso gesto di Tognazzi, ammetteva che sì anche lei “gni gni…” usava il nuovo dado morbido di Knorr. 

La proposta piacque al cliente. Quel gesto inconsueto, accompagnato da quello strano suono nasale non sarebbe certo passato inosservato. 

Era già stata allertata la casa di produzione quando, di primissima mattina, squillò il telefono : 

“Badiani con Tognazzi fermi tutto!”. 

Ordine generalesco e voce perentoria erano quelli del Cliente.

Cos’era mai successo da comportare una frenata così brusca? 

Era successo che il giorno prima era uscito “Il petomane”, regia di Pasquale Festa Campanile, protagonista Ugo Tognazzi.

Il film narrava la storia di un personaggio realmente vissuto, Joseph Pujol, che, nella Parigi fin de siècle, si esibiva sui palcoscenici della Ville Lumière, modulando con rara maestria l’aria che gli usciva dalla…parte meno nobile del corpo. 

Il film era delizioso e il “tema” trattato con estrema delicatezza. Ma il Cliente – comprensibilmente – non voleva correre il rischio di mischiare il profumo del suo brodo con afrori di altra origine. Così Tognazzi, il gesto delle due dita, le incursioni del grande attore nelle cucine degli italiani si arrestarono di scatto come un treno a cui qualcuno avesse tirato improvvisamente il freno di emergenza.Tutto fermo. E a due passi dalla stazione dell’on air. 

Occorreva allestire un piano di emergenza. E bisognava farlo in fretta. 

Sfiga nella sfiga: richiamato da un “problema internazionale” il mio art buttò due camicie nella valigia e prese il primo volo per New York. 

Fu così che senza più art, senza più tempo, approdai – nocchiere Alberto Cremona – a una delle spiagge meno amate dai creativi: il film musicale.

Mi venne in mente un brano famoso di Armando Trovajoli tratto dalla commedia “Aggiungi un posto a tavola” di Garinei e Giovannini che dal suo apparire, nel 74, non aveva smesso di mietere successi al Sistina di Roma. Chiedemmo i diritti di utilizzo del brano e il benestare per sostituirne le parole che ci vennero subito concessi. L’impiego di un testimonial “coerente col prodotto” e a portata di budget (la scelta ricadde sulla brava e bella Giovanna Ralli) avrebbe aggiunto al filmato un tocco di memorabilità in più. Lavorai in velocità sul cantato (su questo fronte ho avuto un maestro di eccezione, Luigi Albertelli, mio tutor nell’adattamento di innumerevoli jingle Coca Cola) e, là dove la metrica me lo concesse, citai come potei la “morbidezza” del dado. 

Shooting e montaggio non dettero vita a sorprese. 

Lo “slogan” SCEGLI IL SAPORE, SCEGLI KNORR pose fine a spot ed ambasce.

Perché vi ho raccontato questa piccola, lontana vicenda? Perché mi è stata richiamata alla mente da uno spot on air da qualche giorno che, per una nota marca di ricotta, utilizza lo stesso identico brano di Trovajoli, questa volta affidato alla voce ancora incredibilmente fresca di quell’eterna ragazza che è Orietta Berti.

Cambiano i tempi (dal film McCann con la Ralli sono passati ben 40 anni!), cambiano il prodotto e le parole ma l’allegria contagiosa di quella musica resta intatta. Non so se tra altri 40 anni ci sarà ancora la pubblicità. 

Di certo ci sarà qualcuno – magari un androide – che fischierà quel brano sotto la doccia. 

PS. Un caro amico, Michele Logrippo, appassionato cultore di pubblicità d’antan e curatore di www.spot80.tv, mi segnala un film Manzotin del 1991 che utilizza anch’esso l’identico brano musicale da me impiegato 8 anni prima:

E così siamo a 3. 

Se qualcuno conosce di quelle stesse note un’altra applicazione in pubblicità si faccia avanti così rendiamo opulento un carniere già ricco.

PPS. La “storia” dello “gni gni” da me pensato per Tognazzi nel 1983 e che mai vide la luce ebbe ugualmente un suo momento di gloria molti anni più tardi visto che fu messo in bocca a Pierfrancesco Favino dai The Jackal durante il Festival di Sanremo del 2018 diventando un tormentone. 

Pensato per la pubblicità finì tra le canzonette.