RadioPlayer, un progetto di portata europea: l’abbiamo capito?

di Claudio Astorri www.astorri.it – Qualcosa non torna nel basso numero di emittenti partecipanti a RadioPlayer Italia. Il confronto con gli altri 12 Paesi europei non ci onora. Forse occorre comprendere meglio gli obiettivi da parte degli editori locali ma anche fornire agli stessi una App istituzionale più rispondente alle ricerche degli utenti.

Dai clienti che si avvalgono di me anche per questioni di management con sempre maggiore frequenza sento chiedermi: “Claudio, ma RadioPlayer serve proprio? Non si può tagliare?”. In un momento di grande pressione sui costi energetici e di prudenza dei mercati pubblicitari le imprese Radiofoniche vagliano tutte le spese e talora eseguono ottimizzazioni o tagli. E rilevo almeno per il mio piccolo campione che la quota annuale di RadioPlayer è parte dei capitoli di spesa che sono soggetti a possibile taglio in questi momenti complessi. Qualcosa non torna.

RadioPlayer” è nientemeno che l’aggregatore ufficiale delle Radio italiane per l’ascolto online, frutto di un accordo che nasce in TER (Tavolo Editori Radio srl) e che riporta la stessa proprietà anche in PER (Player Editori Radio srl). La compagine azionaria annovera tutte le imprese attive nella Radio nazionale e pubblica, oltre alle 2 associazioni di settore che raccolgono le emittenti a carattere locale. Il meglio nella rappresentazione dell’industria della Radio di questo Paese, e con le migliori menti come consiglieri nel CdA. Solo 150 stazioni iscritte. Qualcosa non torna.

RadioPlayer, una realtà internazionale

RadioPlayer Italia è parte di una partnership pan-europea, cui si è aggiunto anche il Canada, e che nasce nel 2011 grazie alla virtuosa esperienza della BBC del Regno Unito nello streaming online. E’ un modo intelligente e moderno di investire insieme, ben 14 i Paesi aderenti, per lo scopo di perseguire interessi comuni che solo in una dimensione internazionale possono così essere conseguiti.

In base alla stessa descrizione del sito di RadioPlayer a livello internazionale le competenze e le finalità dell’attività globale sono 3. Al primo posto è lo sviluppo dell’ascolto di Radio in auto, attraverso un lavoro diretto sulle case automobilistiche. E per far sì che il nostro mezzo abbia la adeguata centralità di presenza e di servizio nei pannelli di controllo delle auto. Data la grande competizione digitale sia sulla musica che sull’informazione, tale scopo è sacrosanto, per usare un termine di indispensabilità totale. E lo si persegue solo con una unità tecnica e paneuropea.

Le altre 2 finalità sono dedicate ad altri aspetti dell’ascolto online. Lo sviluppo di tecnologie ma anche di fronti industriali nel rapporto con i produttori di smartspeaker e di smart TV. Sono dispositivi di ascolto in cui è importante rimarcare la centralità della Radio attraverso iniziative, licenze e tecnologie proprietarie. Senza lasciare troppo l’iniziativa ad aggregatori con pratiche più o meno piratesche. Una finalità ulteriore è la creazione di App Radioplayer per le singole Nazioni. Con tecnologie e sviluppi anche commerciali sempre più innovativi e utili.

Il numero delle stazioni di RadioPlayer nei vari Paesi

Analizzando le informazioni sui siti dei 14 Paesi aderenti a RadioPlayer sintetizzo la classifica degli stessi in base al numero di stazioni AM/FM/DAB e digitali. Aggiornamento al 9 gennaio 2023.

  • RADIOPLAYER GERMANIA: 2.400 emittenti
  • RADIOPLAYER FRANCIA: 950 emittenti
  • RADIOPLAYER REGNO UNITO: 524 emittenti
  • RADIOPLAYER CANADA: 500 emittenti
  • RADIOPLAYER SPAGNA: 367 emittenti
  • RADIOPLAYER BELGIO: 251 emittenti
  • RADIOPLAYER ITALIA: 150 emittenti
  • RADIOPLAYER SVIZZERA: 135 emittenti
  • RADIOPLAYER NORVEGIA: 118 emittenti
  • RADIOPLAYER DANIMARCA: 112 emittenti
  • RADIOPLAYER AUSTRIA: 107 emittenti
  • RADIOPLAYER OLANDA: 95 emittenti
  • RADIOPLAYER IRLANDA: 73 emittenti
  • RADIOPLAYER SVEZIA: 60 emittenti

Torno a scrivere. Qualcosa non torna. L’Italia non può contribuire al disegno paneuropeo di RadioPlayer con sole 150 emittenti. Il sistema è sotto rappresentato in modo imbarazzante soprattutto se ci confrontiamo, come dobbiamo, alle 2.400 emittenti della Germania, alle 950 della Francia, alle 524 del Regno Unito, alle 367 della Spagna e perfino alle 251 del Belgio. Ci deve essere qualche punto non chiaro qui se poche emittenti aderiscono e alcune pensano perfino di uscire dal consesso. Problemi tecnici, di costo e/o di comunicazione? Da chiarire.

Dato che le Radio nazionali e pubbliche ci sono tutte è evidente che la differenza nei numeri con Paesi europei meno popolati e meno ricchi di offerta Radiofonica del nostro è data dalla limitata presenza del comparto locale. Qui sarebbe interessante sapere quale sia stato il ruolo delle associazioni nel trasferire agli editori locali il senso e l’importanza del progetto. Non si tratta di far firmare un modulo o di raccogliere adesioni. Qui c’è la condivisione di un disegno paneuropeo online e di ampia portata che deve essere presentato in tutta la sua potenzialità.

La teoria e la pratica del “doppio forno”

Vista l’obiezione, certo strumentale, del fatto che la propria stazione è già dotata di App per la fruizione online, occorre sottolineare agli editori locali un concetto molto semplice. Con la App proprietaria si presenta l’esperienza di ascolto della emittente, voluta e costruita. Certo, con lo streaming, ma anche con funzioni aggiuntive ed estensive. Magari per agguantare fruizioni in più, una fetta in più di ascolto dai concorrenti. Con RadioPlayer si partecipa invece a iniziativa istituzionale il cui scopo è la torta Radio per valorizzare ulteriormente anche la propria fetta.

I motivi per investire su Radioplayer non si risolvono solo nel fatto che si è in una App con tutte le altri emittenti. E’ un investimento sul futuro online più regolamentato e meno saccheggiato. Dove gli impegni internazionali del consesso istituzionale sono quelli che contano, che devono rappresentare gli interessi complessivi del mezzo. La posizione nelle auto, negli smartphone e smart TV sono interessi che nessun editore singolarmente sarebbe in grado di tutelare meglio. Occorre pensare a un investimento quindi non di duplicazione ma di alimentazione parallela.

Le funzioni della App

Mentre si investe parallelamente nel “doppio forno”, in attesa di ricavi pubblicitari negli anni è tuttavia possibile sulla App di Radioplayer rendere le stazioni Radio più facilmente identificabili. Una ricerca per formato appare indispensabile. Qui mi sono occupato a fondo, in modo molto serio e con oggettività, del tema. Si tratta del FORMAT LAB di ASTORRI. Se non si volesse usare la mia classificazione, se ne utilizzi un’altra ma basta che ce ne sia una comprensibile all’utente. Non si tratta semplicemente di generi ma proprio di formati. Non si crei confusione di sorta.

Anche la ricerca per localizzazione è un fatto rilevante, ad oggi pure assente dalle ricerche della App di RadioPlayer. Se mi trovo a Milano vorrei avere le Radio locali della zona. Eccetera. Se dalla ubicazione dell’utente non c’è il passaggio subitaneo all’ascolto delle stazioni di zona il vantaggio della Radio territoriale su quella nazionale non sussiste.

Il mio pensiero è che l’Italia non può contare così poco e che RadioPlayer debba essere meglio compreso nei suoi riflessi nel medio periodo con una maggiore partecipazione, almeno tripla, da parte della Radiofonia locale. Certamente anche la App, nel frattempo, deve svolgere migliori servizi di portale e directory, pena il rischio di una vetrina alfabetica di stazioni Radio davvero poco utilizzabile dagli utenti, per quanto apprezzabile nella funzionalità. E quale è il vostro pensiero su RadioPlayer?