Un orrore dimenticato: il “caso” della Colonia Dignitad

di Maurizio Badiani

“Fate piangere, fate ridere: questo è il cinema”. All’affermazione di Griffith mancava a mio avviso un corollario: fate riflettere.

A spingermi ad aggiungerla è stato un film del 2015 dal titolo di per sé incolore: Colonia. La pellicola – che vede Emma Watson in veste di protagonista femminile – prende avvio dal tragico golpe cileno dell’11 settembre del 1973. Non mi soffermerò sulla trama ma sul luogo in cui questa si svolge per quasi la totalità della pellicola. Il posto si chiamava “Colonia Dignidad”. Ma della colonia e, soprattutto, della dignidad aveva ben poco. Coi suoi 137 chilometri quadrati era piuttosto uno “Stato nello stato”: 137 chilometri quadrati protetti da mitragliette e filo spinato dove, per anni, si praticò un sistema di vita tipico di un lager. La “Colonia” fu fondata nel 1961 da Paul Schäfer, ex membro della gioventù hitleriana poi caporale paramedico della Luftwaffe. Lo Schäfer, che già dal 1959 aveva fondato una sua sua setta religiosa, arrivò in Cile con la complicità di un amico, anche lui ex pilota della Luftwaffe. Ossessione mistica, germanesimo e filosofia nazista improntarono da subito la vita dell’immensa colonia agricola. All’interno vigeva un rigorismo assoluto: la tv era vietata, come pure la radio e i giornali.

Il calendario non esisteva. Il sesso, quando non proibito, era disincentivato attraverso il ricorso a farmaci che avevano lo scopo di smorzare l’impulso sessuale. I bambini venivano separati sin dalla nascita dai loro genitori naturali per essere “allevati” da estranei che essi chiamavano “zii” e “zie”. Le punizioni – quasi sempre corporali – erano comminate da un tribunale di anziani. 

All’interno della colonia-lager si lavorava fino a 15 ore al giorno indossando – anche sul lavoro – abiti di foggia bavarese. 

Nelle “feste” si cantava in tedesco.

Con l’avvento di Pinochet al potere la “colonia” divenne presto un centro dove internare e torturare gli oppositori al regime, là inviati dalla DINA, la polizia segreta Cilena. Il ricorso all’elettroshock era pratica abitudinaria. Pare che per anni, all’interno della colonia, abbia trovato protezione anche Josef Mengele, il famigerato medico nazista noto per i suoi esperimenti su cavie umane nei campi di concentramento del Terzo Reich.

Al momento del crollo del regime di Pinochet nella colonia furono scoperti chilometri di gallerie segrete sotterranee e un arsenale bellico che fu definito all’epoca “il più grande mai trovato in Cile”. Il “mistico” Schäfer venne arrestato nel 2005 e fu condannato ad una pena di 33 anni di reclusione per una serie di reati tra cui reiterati abusi sessuali su almeno 26 minori. E’ morto in prigione nel 2010.

Oggi la colonia esiste ancora. 

Reimpostata su nuove regole e rinominata Villa Baviera costituisce – leggo – una delle più frequentate mete turistiche del Cile.