Net-War: come il giornalismo sta cambiando la guerra e come questa fa riflettere sul giornalismo

«L’arma centrale di questa guerra è stata il linguaggio e la sua strumentazione è stata quella che tutti abbiamo in tasca: connessione, potenza di ricerca, geo localizzazione» dice Michele Mezza, autore di “Net-War”. Un libro di sociologia dell’informazione che parla del cambiamento epocale del giornalismo.

«La legge che disciplina l’Ordine risale al 1963, nel frattempo la professione è stata completamente trasformata e deve fronteggiare situazioni completamente nuove, impensabili. Quella di oggi è una guerra bianca combattuta con l’informazione, i dati e l’intelligence che tradizionalmente mancano al giornalismo – spiega Angelo Baiguini, Vicepresidente Ordine Nazionale dei Giornalisti, alla presentazione del libro – abbiamo interpretato l’articolo 34 che regola l’accesso alla professione a chiunque fa giornalismo vero. La situazione attuale ci ha messo di fronte a questa scelta. L’Ordine di Milano ha fornito un tesserino di guerra a chi non era iscritto ma voleva partire».

La guerra ha esasperato una situazione già in essere, quella di un mondo in cui cambia radicalmente il rapporto tra redazione e fonti che non sono univoche ma molteplici e spesso certificate. Inoltre, l’utente ha accesso diretto alle fonti stesse. I giornalisti oggi devono certificare i fatti in base alle fonti, real time, in una realtà in cui le notizie sono alluvionali testimonianze civili, che affiorano in abbondanza dalla rete.

Lo scenario che si prospetta è quindi, quello dell’automatizzazione del processo ovvero una situazione in cui ci sia una redazione digitale che procede per match, ogni notizia viene abbinata a ogni singolo utente. Dietro tutto questo c’è l’intelligenza artificiale che profila gli utenti e canalizza l’informazione.

«È complicato, doloroso e terribile, ma o siamo in grado di interfacciarci con un sistema di potenza di calcolo e in cui ogni nostra azione viene mediata, oppure i giornalisti non verranno più pagati. Dobbiamo trovare una via per civilizzare questo mondo, come un tempo si è fatto con quello vecchio» conclude l’autore.