«Quando bisogna limitare i lettori», come i giornali locali reagiscono agli odiatori

Un progetto social per dare un taglio agli odiatori e creare una comunità sana di lettori. «Daghe un tajo» nasce dalle menti di Fabrizio Brancoli, direttore dei quotidiani veneti del gruppo Gedi e Paolo Cagnan, condirettore e digital contact creator dei quotidiani dello stesso gruppo.

«In questo caso abbiamo deciso spinti dall’esasperazione e abbiamo strutturato una campagna seguendo la regola del rispetto. Il nome nasce come esortazione a noi stessi e come ultimatum agli haters. Volevamo utilizzare un linguaggio che non provocasse lo scontro, ponendo le opinioni in modo ben distinguibile dai fatti, usare una titolazione sobria e difendere anche chi diventasse oggetto di odio» spiega Brancoli.

La Tribuna il quotidiano che ha lanciato l’iniziativa su Facebook, da cui gli arriva tra il 15% e il 23% di traffico, ha iniziato a bannare i profili di disturbatori seriali scoprendo che questi, nonostante facessero una grande eco, fossero ben pochi. Questo ha premiato il giornale: si è creato un circolo virtuoso per cui l’algoritmo della piattaforma ha diffuso maggiormente i suoi contenuti e l’engagement è cresciuto così come la reach.

«Le aziende non considerano strategico stare correttamente sui social, invece per noi ha significato restituire la nostra idea di comunità. Abbiamo chiesto anche ai nostri utenti di aiutarci a fare pulizia. Bisogna stare attenti all’uso dell’ironia perché, in un mondo polarizzato, tutti arrivano con dei bias cognitivi e quindi cerchiamo di non creare pattern divisivi e usare l’engagement come stimolo per affrontare il dibattito» dice Cagnan.

Il Giornale di Brescia la cui Direttrice è Nunzia Vallini, ha fatto un «lockdown di Facebook» a seguito della tossicità dell’ambiente che si era creata sul social durante la pandemia. La narrazione inquinata degli eventi con oggetto giornali e istituzioni, ha portato il quotidiano a fare autocensura di contenuti, selezionando in principio le notizie da diffondere. Adesso il quotidiano si affida all’intelligenza artificiale, alla consulenza sulla comunicazione digitale e ha redatto una social media policy.

«Gli odiatori sono arrivati anche a commentare pesantemente fatti gravi di cronaca, come aggressioni a giovani donne. Siamo diventati dei “servi del potere” e quando si mettono in discussione le morti per Covid nell’area di Bergamo e Brescia, tra le più colpite, capisci che devi fare una bonifica» conclude Vallini.