La satira e i suoi limiti

C’è differenza tra essere un giullare e un filosofo, c’è differenza tra essere un clown e un umorista.
Si può riassumere così l’incontro sulla satira e i suoi limiti attraverso la figura di Gaspare Morgione, fumettista e giornalista abruzzese, che ha segnato la vita cittadini di Varese con le vignette domenicali sulla Prealpina. Le sue immagini, disegni puliti con linee chiare ed eleganti, erano veri e propri editoriali capaci di commentare i grandi fatti.

Ricordato da tutti i relatori come un grande maestro, appellato come “quel di vignet”, aveva ben presente la differenza tra umorismo e satira. «L’umorismo è nobile, ma strappa la risata. La satira, invece, sollecita un sorriso, anche amaro, che deriva sempre da una riflessione», così ha detto Fausto Bonoldi, giornalista professionista. La satira di Morgione derivava dalla sofferenza e dal dramma. «Ha perso la mamma a soli nove anni – ha ricordato Gianni Spartà – Proprio per questo la sua satira è sempre stata educata e sensibile in grado di smascherare l’ipocrisia con poche parole taglienti».

Oggi, però, abbiamo perso la capacità di essere umoristi. «I giornali concepiscono la satira come un “vieni qui e facci ridere”» ha dichiarato Luigi Bona, direttore del museo del fumetto di Milano. Ci si confronta con una società che non ha più valori condivisi e universali, ma si sta polarizzando in fazioni e quindi nulla viene più letto con ironia e non viene percepito il messaggio. Allora, sono gli stessi illustratori ad autocensurarsi. «È un fenomeno che ha preso sempre più piede in epoca recente con i social media, perché i lettori commentano istintivamente le vignette schierandosi da una parte o dall’altra», ha concluso il fumettista Yama.