2 domande a Morgan sul 50% di musica italiana in radio per legge

di Claudio Astorri www.astorri.it – Non ancora assunto come consulente per la musica dal sottosegretario alla Cultura Sgarbi, Morgan è già all’attacco della Radio. Un attacco estemporaneo e scomposto anche nel merito. E gli farei al riguardo solo 2 domande su fatti ed evidenze della Radio. Le concordate?

Primi giorni del governo Meloni e, come capita sempre per i nuovi esecutivi che si insediano, vi sono i primi annunci. O meglio, le corse ai primi annunci non sempre coordinati e che rischiano quindi di derubricarsi a “sparate”. Tra questi ha colpito molto il settore della Radio quello di un candidato consulente per la musica che è stato chiamato ieri e in pubblico dal sottosegretario alla cultura Vittorio Sgarbi. Si tratta di Morgan. La prima dichiarazione è a “Libero”: “Serve una riforma perché le Radio trasmettano un quantitativo di musica italiana pari a quella straniera”.

Dopo il “sovranismo alimentare” sembra che il secondo annuncio per importanza sia quello sul “sovranismo musicale”. Con le Radio che avrebbero il compito, esse, di realizzare una riforma in nome della discografia. Si dice: “Questa sì che sarebbe una grande rivoluzione discografica”. Le Radio sono le Radio, la discografia è la discografia. No? Non scomoderei la Politica e nemmeno la Costituzione sulla libertà di espressione per Morgan e per un annuncio estemporaneo. Penso sia più utile fermarsi ad alcuni dati di fatto e porre a Morgan solo 2 domande molto semplici.

Morgan, lei sa che le Radio italiane già suonano quel 40% della legge francese?

A conferma del rischio “sparata”, mentre Morgan invoca nell’intervista il 50% di musica italiana su OGNI EMITTENTE Radiofonica in Italia, il richiamo esplicito alla Francia è quello a un Paese in cui è stato adottato un limite diverso, quello minimo del 40%. Non è una piccola differenza. In pratica, forse bisogna documentarsi e svolgere analisi serie prima di esporre tesi di bandiera. Mi permetto di fornire una sola analisi ma per quanto mi riguarda decisiva sullo stato dell’arte quantitativo dell’airplay Radiofonico. Non che la quantità garantisca poi la qualità della musica.

Siamo in un grande momento virtuoso della musica italiana. L’ondata giovane e di nuovi artisti è stata irresistibile e, se posso esprimere una previsione, lo sarà anche per i prossimi anni. E a suo modo anche la Radio lo ha riflesso. In soli due anni la quota in Radio di musica italiana è salita di 4,7 punti percentuali attestando il nuovo dato al 39,4%. Peraltro, dopo la pandemia, gli ascolti della Radio sono cresciuti anche grazie alla differenziazione editoriale delle emittenti. In questo contesto di mercato favorevole e di eccellenti prospettive per le parti, è utile normare?

Morgan, lei sa che il limite al 50% su OGNI EMITTENTE devasterebbe numerosi formati e milioni di ascoltatori?

Quello che i non competenti e le capre (cit.) non sanno è che la Radio è un mezzo a target. E quindi generalizzare la Radio o applicare regole generali è il modo perfetto per piallarla. E di distruggerne l’appeal presso l’utenza pubblicitaria, il suo sostentamento. Come diceva Lucio Dalla: “La Radio è una Repubblica”. Non credo sia interesse di alcun governo ridurre l’offerta editoriale delle stazioni. In pieno corso, anche attraverso il DAB e il mondo IP, c’è un trend di diversificazione di servizio che è utile ai cittadini ascoltatori, ben l’82,67% della popolazione.

Per la serie “Target = Format”. Prendiamo l’area #3 della mappa età/sesso sugli ascolti ufficiali di TER. Vi sono le Radio di Formato “Rock” che attualmente suonano musica italiana in misura del 16,9% ma rappresentano oltre 4 milioni di ascoltatori. Con il limite al 50% che conseguenze avrebbero di ascolto e di fatturato emittenti come VIRGIN RADIO, RADIOFRECCIA e tante altre stazioni locali? Esaminiamo un altro esempio concreto, in area #1, le Radio “Dance Rhythmic”. M2O e tante stazioni locali suonano solo l’11,9% ma rappresentano 5 milioni di ascoltatori.

Caro Morgan, in sintesi…

Non solo non è utile normare il 50% minimo di musica italiana perché le Radio già offrono nel loro complesso soddisfazione anche al limite francese del 40%. Peraltro la tendenza naturale è che supereranno quel limite nel breve periodo. E’ dannoso normare perché a pagarne il prezzo maggiore, in ascolti e fatturato, saranno emittenti medie e a target che rappresentano il valore centrale dell’industria della Radio. Che vince se serve il pubblico in tutte le sue libere esigenze nella musica, come nella conduzione e nella informazione. Questione di efficienza pubblica.