Canzoni senza Sorrisi: Bagnasco alza il velo sull’inquietante metodo Vitali

di Mario Modica

Lo spettacolo leggero ha i suoi lati pesanti. Anzi, intollerabilmente pesanti. Per non dire, a volte, raccapriccianti. Ne sa qualcosa Franco Bagnasco, firma storica di «Sorrisi e canzoni Tv» (ma lavorò a lungo anche per il Giornale nell’epoca Feltri), che ha preso il coraggio a quattro mani e in questo video di denuncia pubblicato sul suo canale YouTube ha deciso di vuotare il sacco sui suoi anni nel settimanale mondadoriano alla corte di «Re» Aldo Vitali, tra minacce, insulti e tentativi di violazione della Costituzione. 

Bagnasco, che aveva firmato una clausola di riservatezza al termine della sua vertenza di lavoro, spiega che per avere raccontato i fatti dovrà pagare ora 20 mila euro di penale: 10 mila allo stesso Vitali, e altrettanti a Mondadori. Il tutto pur essendo stato minacciato dall’allora vice direttore («Non rompermi il cazzo, Frank, sennò fai una brutta fine») all’epoca della direzione di Alfonso Signorini. Fu l’inizio di una vicenda lunga e tormentata.

Seguendo il filo del racconto molto documentato del giornalista si scopre che gli fu consegnata anche una lettera in palese contrasto con l’articolo 21 della Costituzione; lettera nella quale l’Azienda gli chiedeva in modo perentorio (ci sarebbe da ridere se non fosse una cosa terribilmente seria) che i suoi post di Facebook e Twitter fossero autorizzati dal Direttore o dal Vicedirettore del settimanale prima di essere pubblicati. Il giornalista ovviamente non aveva accettato, subendo però una forte pressione psicologica. Poi erano venute umiliazioni durante le riunioni di redazione («Bagnasco, parlandone da vivo») e altri episodi conflittuali legati alla vita redazionale e alla deontologia della professione. Inevitabili i problemi di salute che ne erano seguiti e negata dall’azienda la richiesta del lavoro da casa.

Ma il metodo Vitali non risparmiava anche altri colleghi. A uno che aveva chiesto la paternità era stato rivolto l’agghiacciante e intimidatorio epiteto: «Quel bastardo di … ha chiesto la paternità: gli venisse un cancro!». Detto fra l’altro da colui che aveva diretto anche il settimanale cattolico «Il mio Papa» e andava in visita da Bergoglio. Ce n’era anche per quegli stessi personaggi dello spettacolo che sono parte del circo sorrisiano. A proposito del papà di Striscia la notizia il direttore dai metodi a dir poco sbrigativi aveva detto per esempio: «Quel pezzo di merda di Ricci… Non vedo l’ora di potermi vendicare».

Nel corso della sua denuncia, Bagnasco (prima di rivolgersi al Presidente di Mondadori, Marina Berlusconi, chiedendole: «È accettabile tutto questo?») rivolge domande anche all’azienda di Segrate, chiedendo conto di un documento di dubbia provenienza portato in Tribunale. Una bozza, un foglio non firmato e dunque non valido, che Mondadori non poteva neppure possedere, essendo custodito in un’armadiatura sindacale chiusa a chiave. Tra le altre azioni calunniose o di discredito nei suoi confronti Bagnasco documenta una vistosa variazione dei giorni di lavoro/malattia sulla quale hanno puntato i legali di Mondadori per gettare cattiva luce nei suoi confronti. Smentita da una mail dello stesso ufficio del personale, costretto su richiesta a dire la verità.

Insomma, una bruttissima vicenda. Conclusasi con Vitali e Mondadori che sono riusciti a non soccombere in Tribunale nella denuncia per mobbing. Ma i fatti esposti da Bagnasco, da tempo perfettamente noti all’azienda e alle componenti sindacali, che li avevano più volte stigmatizzati, sono a dir poco inquietanti e gettano una luce sinistra sulle condizioni di vita e di lavoro attuali nelle redazioni.