The Economist e gli stereotipi

di Maurizio Badiani

“Dio stramaledica gli Inglesi”. Con questo slogan rimasto famoso Mario Appelius, una delle “voci” più note del regime, chiudeva immancabilmente le sue trasmissioni radiofoniche durante l’ultima guerra. Quella frase sarà tornata in mente a qualcuno nell’osservare con occhio sbigottito l’ultima copertina del The Economist dove una Liz Truss vestita da Britannia tiene come una lancia una forchetta con gli immancabili spaghetti arrotolati attorno.

Sopra l’immagine un titolo secco e per niente ambiguo: WELCOME TO BRITALY. Secondo The Economist insomma l’attuale Inghilterra allo sbando sarebbe diventata una specie di Italia. Anche se, dati alla mano, il paragone non regge. In Italia non mi risulta che nessun premier sia mai durato in carica solo 44 giorni. Il nostro paese è il settimo esportatore mondiale mentre l’Inghilterra è al quattordicesimo posto. E, se non erro, il deficit pubblico dell’Inghilterra è superiore al nostro. Se l’Inghilterra si ritrova oggi in braghe di tela può dare solo la colpa a se stessa e stramaledire – il verbo di Appelius torna opportuno – quella scriteriata Brexit che, presa da una fregola sovranista, decise di votare 6 anni fa. 

Purtroppo, si sa, gli stereotipi sono duri a morire. 

Ed ecco allora la forchetta-lancia con gli spaghetti arrotolati e quel titolo – per il nostro paese – così ingiustamente offensivo.

The Economist non è il The Sun, foglio di scandali e di tette al vento.  

E’ una testata seria e di prestigio.

E questo scivolone di pessimo gusto se lo poteva – e soprattutto ce lo poteva – risparmiare. 

PS. Cattiveria per cattiveria: se quegli spaghetti li hanno cucinati gli Inglesi saranno sicuramente immangiabili. Come minimo sono scotti.