La storia infinita dei giovani e la radio: la ascoltano o no?

di Claudio Astorri www.astorri.it – Ho preparato un piccolo kit di salvataggio dalle onde alte del “La Radio non è più ascoltata dai giovani”. Siamo meglio di un surf, credetemi. E leggete per credere. W i giovani, W la Radio.

La nascita e lo sviluppo negli anni di piattaforme digitali di musica e di intrattenimento, come solo ad esempio Spotify e TikTok, ha fatto pensare a sedicenti “trend setter” che la Radio fosse morta per i giovani. E’ una affermazione ricorrente con cui sia gli studenti che gli operatori del mezzo si trovano sempre a confrontarsi. E non se ne può più. E tanto più le argomentazioni di costoro ricorrono all’esempio del figlio o degli amici, tanto più diventano puerili, insopportabili e soprattutto senza basi di discussione ancorate alla realtà e ai numeri. C’è qualche rimedio?

Sì, ve ne sono. E uno principale. Fare esprimere i dati e i fatti. L’analisi dei numeri di ricerche di tipo estensivo permette di fare iniziare le discussioni dall’altezza del cervello e non della pancia. Lo strumento che abbiamo a disposizione è la ricerca TER, ben 120.000 interviste l’anno. Non è una ricerca solo a nostra disposizione ma promossa e accessibile a chiunque grazie al sito web del Tavolo Editori Radio. Insomma, è vero o no che i giovani non ascoltino più la Radio? Grazie ai volumi elettronici del 1° semestre 2022 posso offrire una risposta pertinente e aggiornata.

La definizione generica di “giovani” qui incontra 2 segmenti appositamente ritagliati da me, e grazie a un software certificato da TER. Il primo segmento è quello Teen, tra i 14 e i 19 anni. Non abbiamo dati disponibili al di sotto di quell’età. Il secondo segmento è quello dei giovani tra i 20 e i 25 anni. I due segmenti contengono lo stesso numero di anni (6). L’ultimo semestre disponibile da TER è confrontato con gli ultimi 3 omogenei e poi con un riferimento di 10 anni fa, il 1° semestre del 2013. Il tutto verificato in più metriche del mezzo, per comprendere bene.

I giovani e l’ascolto settimanale della Radio

Chi lo racconta ai “No-Rad” che il nostro mezzo non è morto per i giovani? Ci provo io! Gentili, osservate le 2 curve. In 10 anni i “Teens” certamente hanno subito un lieve calo che, accentuato nel grafico dalla scala adottata, è del -5,6%. Al netto del grave calo demografico del -1,2%, la perdita netta è del -4,4% in 10 anni. Ripeto, in 10 anni. Vi sembra il grafico di un precipizio? No, non è il disegno della morte del mezzo che, indubbiamente sotto attacco, tiene molto bene e in particolare nel segmento che ritenete immerso soltanto nei social e nel digitale. E’ chiaro?

I giovani e l’ascolto giornaliero della Radio

Qui entriamo davvero nel clamoroso. Chi lo racconta sempre ai famelici “No-Rad” che la quota di ascoltatori dei giovani, in entrambi i segmenti studiati, è percentualmente superiore a quella media del mezzo Radio? Io! Si tratta di 2 segmenti di età il cui apporto netto tra gli ascoltatori del giorno medio è positivo rispetto alla media. Il problema della Radio non sono i giovani ma il target oltre i 65 anni in cui la quota percentuale di ascoltatori scende al di sotto del 50%. Per quei segmenti però, fortunatamente, la Radio non è mai attaccata anche se lo meriterebbe.

I giovani e l’ascolto giornaliero in minuti

Dalla parte dei “No-Rad” qui la reazione potrebbe oscillare tra l’incredulità e l’accusa di falso statistico. Bello farli impazzire. Glielo raccontiamo che l’ascolto dei “Teens” negli ultimi 10 anni è cresciuto da 129 a 135 minuti giornalieri? Taaac. Svenuti! Se notate una grande differenza tra la durata di ascolto dei 14-19 rispetto ai 20-25 è per l’impegno scolastico che restringe di ore il potenziale di ascolto dei “Teens”. Ho potuto constatare, analizzando a livello storico anche i dati della vecchia Audiradio, che tale differenza è rimasta pressoché costante in tutti gli anni.

Quindi, tutto bene?

La Radio deve fare di più per i giovani. Mancano formati vincenti come qui spesso rimarcato. Le quote di ascoltatori e di ascolto possono crescere a futuro beneficio del mezzo. L’ostacolo più grande appare quello commerciale. Sono gli addetti alle vendite pubblicitarie che, demografia e analisi sugli acquisti alla mano, ritengono che sia pericoloso che le stazioni Radio cerchino di servire pubblici molto giovani. Sostengono che vi siano limitazioni forti sul potenziale di ricavi. E non è questo, dicono, il tempo di grandi sperimentazioni. Io, invece, dico che è proprio ora.