I muri del pianto e l’onorevole La Trippa

di Maurizio Badiani

Davanti a casa mia – ma li ho trovati anche in altre parti della città – fanno (brutta) mostra di sé alcuni muri di latta e tubi Dalmine destinati ad ospitare – nelle intenzioni del Comune che li ha montati – le affissioni dei vari partiti.

Il senso di squallore che promanano nasce dal fatto che quegli spazi sono tutti inesorabilmente vuoti. Qua e là – ad accrescerne la tristezza – solo qualche sfilacciato brandello di carta, evidente residuo di passate elezioni.

Questa specie di muri del pianto fa parte di un rito ormai estinto. Fatto di volantini, manifesti e megafoni. Come quello con cui Totò, nel film “Gli onorevoli”, affacciandosi alla finestra, svegliava i vicini gridando a squarciagola uno slogan rimasto famoso:

“Vota Antonio La Trippa”. Oggi gli Antonio La Trippa, abbandonato il megafono, rinnegati manifesti e volantini, si affacciano ad ogni ora del giorno alla Tv, scorrazzano su Internet e, dopo essersi rifatti il trucco, fanno cucù su Tik Tok nella speranza di far colpo su qualche elettore di primi pelo. È l’epoca dei nuovi media, baby, e anche i La Trippa – qualunque sia il loro credo – si adeguano.