Premiolino 2022: le motivazioni dei premiati della 62° edizione

È in programma per la sera di lunedì 12 settembre 2022 nel giardino della Triennale di Milano la cerimonia di premiazione de “Il Premiolino” di giornalismo. L’evento riservato premierà i vincitori della 62ª edizione. 

I vincitori dell’edizione 2022 sono: Gabriele Micalizzi (Piazza Pulita – La7), Domenico Iannacone (Rai 3), Luigi Garlando (Rizzoli Editori – Oggi), Francesco Costa (Il Post), Marta Serafini (Corriere della Sera), Silvia Sciorilli Borrelli (Financial Times), Luca Steinmann (Speciale TgLa7). Il “Premiolino-BMW SpecialMente” è stato assegnato dalla Giuria a Fiamma Satta (Rai 3).

Considerato uno tra i più prestigiosi premi in ambito giornalistico, Il Premiolino nacque con il sostegno degli industriali Piero e Giansandro Bassetti e per iniziativa di un gruppo di inviati milanesi, tra cui Vergani, Monelli, Barzini, Montanelli, Emanuelli ed Enzo Biagi, che fu il primo presidente. Nell’Albo d’Oro, accanto a firme illustri come quelle di Giorgio Bocca, Camilla Cederna, Oriana Fallaci, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Alberto Ronchey, Eugenio Scalfari, Piero Angela e il Cardinale Carlo Maria Martini sono presenti soprattutto giovani giornalisti all’inizio della loro carriera premiati per professionalità, coraggio e indipendenza. 

Dal 2019 Il Premiolino conta sulla partnership di BMW Italia. E’ stato così istituito il Premiolino BMW SpecialMente che viene destinato a un giornalista, blogger o comunicatore che si sia distinto per la realizzazione di articoli o servizi sui temi connessi all’inclusione sociale che BMW Italia promuove attraverso il progetto SpecialMente.

I VINCITORI DELLA SESSANTADUESIMA EDIZIONE

Per la 62ª edizione del premio sono risultati vincitori:

1)     Gabriele Micalizzi, anni 38,fotoreporter. Inizia la sua carriera giovanissimo lavorando dal 2004 al 2005 per la Newpress Agency di Milano documentando con le sue immagini le condizioni sociopolitiche in Italia. Sotto la direzione artistica del celebre fotografo Alex Majoli, partecipa al progetto Cesura Lab, oggi chiamato “Cesura”, lo stesso in cui si forma il suo amico Andy Rocchelli, ucciso nel Donbass dalle milizie ucraine nel 2014 nel silenzio colpevole di troppi. Nel 2010 documenta in Thailandia le rivolte contro il governo a Bangkok. Dal 2011 è in Medio Oriente e copre tutti gli avvenimenti legati alla “Primavera Araba” spostandosi tra Tunisia, Egitto e Libia. Nel 2014 è autore del resoconto in esclusiva sulla battaglia del generale Khalifa Haftar contro le milizie islamiche. In Siria, nel 2019, viene ferito gravemente al volto da un missile lanciato dai combattenti dell’Isis. Le sue immagini e i suoi reportage sono stati pubblicati da: New York Times, Magazine, Herald Tribune, New Yorker, Newsweek, Stern, Corriere Della Sera, Espresso, D Repubblica, Repubblica, Internazionale, Panorama, Sportweek, Wall Street Journal. Per tre mesi in prima linea in Ucraina, le sue foto e i suoi video nel teatro di Mariupol e nei sotterranei dell’acciaieria Azovstal sono documenti che passeranno alla storia. 

Motivazione: Fotoreporter indipendente con le sue immagini trasmesse da Piazza Pulita su La7 tra le macerie del teatro e nei sotterranei dell’acciaieria Azovstal non solo ha confermato il suo coraggio e bravura di testimone sui fronti di guerre, ma resterà nella storia come il cantore dell’agonia e morte di una città, Mariupol.

2)     Domenico Iannacone. Nato nel 1962 a Torella del Sannio (CB), ha iniziato giovanissimo la carriera giornalistica sulle testate regionali. È stato inviato di punta di “Ballarò” e “Presa diretta” (Rai3). Ha ideato e condotto, per sette edizioni, il programma d’inchiesta “I dieci comandamenti”. Per cinque volte ha vinto il Premio Ilaria Alpi e nel 2019 il Centro Sperimentale di Cinema-Scuola di Cinematografia lo ha insignito con il diploma honoris causa in Reportage Audiovisivo. Dal 2019 è in onda con “Che ci faccio qui”, tra i programmi d’approfondimento più seguiti di Rai 3, nel quale si fa narratore della vita dei suoi interlocutori dipingendo scorci che affrontano temi come legalità, immigrazione e accoglienza. Il suo modo di raccontare trae ispirazione dalla migliore tradizione documentaristica italiana e si pone a metà strada tra cinema neorealista e racconto giornalistico del reale.

Motivazione: Per il programma “Che ci faccio qui” di Rai 3 da lui ideato e condotto. Una galleria di storie di vita vissuta e di personaggi in apparenza marginali ai quali Domenico Iannacone si avvicina con civilissima empatia senza traccia di retorica. Un mondo periferico a volte segnato dall’emarginazione e spesso dal coraggio, una realtà alla quale Iannacone dà una voce limpida, da ricordare.

3)     Luigi Garlando. Giornalista e scrittore, classe 1962. Laureato in lettere moderne alla Cattolica di Milano, nel 1991 entra alla Gazzetta dello Sport dove oggi è caporedattore. Cura una rubrica per il supplemento SportWeek e una per il settimanale Oggi. Oltre a svolgere l’attività di giornalista, Garlando scrive da anni libri per ragazzi, sia su questioni d’attualità, che su temi sportivi. Tra i titoli più conosciuti, la serie “Gol”, iniziata nel 2006, “L’estate che conobbi il Che” (Rizzoli, 2015), con cui ha vinto il Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2017 e, soprattutto, “Per questo mi chiamo Giovanni” (Rizzoli Editore 2004), dedicato a Giovanni Falcone e negli anni adottato da numerose scuole. 

Motivazione: A 30 anni dalla strage di Capaci il libro “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando, aiuta la memoria dei più vecchi e la voglia di sapere dei più giovani a non perdersi. Uscito nel 2004 e diventato un best seller diffuso nelle scuole, tratta del senso profondo della vita umana. Lo stesso stile si ritrova nel lungo colloquio-intervista per il settimanale Oggi a Gaspare Mutolo, l’assassino di Cosa Nostra diventato collaboratore di giustizia. Un filo teso tra due storie profondamente diverse e sulle possibili scelte di vita.

4)     Francesco Costa. Classe 1984, è giornalista e vicedirettore del giornale online il Post. Ha cominciato a scrivere online nel 2003 e a lavorare come giornalista nel 2008 al quotidiano l’Unità e alla rivista Internazionale, per poi entrare al Post fin dalla sua fondazione nel 2010, diventandone vicedirettore nel 2016. Esperto di politica e cultura statunitense, ha collaborato con numerosi giornali e riviste italiane. Dal 2015 cura “Da Costa a Costa”, una newsletter che ha oltre 50.000 iscritti. In tv è stato autore e volto della miniserie “The American Way”, realizzata per DAZN nel 2021. Ha pubblicato per Mondadori “Questa è l’America” (2020) e “Una storia americana” (2021). Dal 2021 ha ideato il podcast giornaliero Morning, una rassegna stampa commentata di grande successo.

Motivazione: Francesco Costa si è inventato una rassegna stampa – Morning – sotto forma di podcast: prende le notizie del giorno, e con grande onestà intellettuale compone un racconto che a sua volta diventa notizia. È così che Morning in un solo anno è diventato un caso editoriale che raccoglie una numerosissima community a cui fornisce gli strumenti per capire meglio l’attualità.

5)     Marta Serafini. 36 anni, al Corriere della Sera dal 2007, alla redazione Esteri dal 2015. È stata in Siria, Iraq, Afghanistan e quest’anno, in Ucraina, ha dimostrato grandi doti da inviata di guerra. Nel 2016 ha fatto parte della commissione indipendente di Palazzo Chigi sul fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista in Italia. In precedenza, ha lavorato in televisione a “Le invasioni barbariche” (La7), e in radio. Nel 2012 con altre giornaliste del Corriere e della 27 esima Ora, il blog dedicato alle questioni di genere, partecipa a un’inchiesta collettiva sulla violenza sulle donne da cui è nato il libro “Questo non è amore” (Marsilio). Per il Corriere della Sera nel 2015 ha pubblicato “Maria Giulia che divenne Fatima” dedicato alla prima jihadista italiana a essersi unita all’Isis e con Solferino editore “L’ombra del Nemico”, una storia del terrorismo jihadista (2020).

Motivazione: Nella copertura degli eventi legati alla invasione russa dell’Ucraina, Marta Serafini si è distinta per le sue doti di moderna cronista di esteri. Instancabile testimone di una generazione di giovani inviate dallo zaino leggero, Serafini ha saputo incrociare la sua passione per le storie delle persone incontrate in questa guerra nel cuore d’Europa con la ricerca del linguaggio più efficace per raggiungere lettrici e lettori su ogni piattaforma, dall’edizione cartacea al sito del Corriere, dagli audio per i podcast, ai video, agli interventi tivù mirati con un uso sempre consapevole dei social network.

6)     Silvia Sciorilli Borrelli, 35 anni, laureata in legge dopo le prime esperienze di lavoro a New York, inizia a collaborare come freelance a testate italiane e straniere. Nel 2012 frequenta il Master in Giornalismo della Scuola “Walter Tobagi” e dall’anno successivo collabora con la televisione economico-finanziaria CNBC prima a Milano e poi a Londra. All’inizio del 2016 viene scelta da Francesco Guerrera per il lancio della redazione economica di POLITICO Europe a Londra dove si occupa anche del referendum per la Brexit e diventa opinionista politica per CNN. Nel 2018 viene inviata a Roma per seguire le vicende del governo guidato da Giuseppe Conte. Da aprile 2020 è la prima donna corrispondente per il Financial Times a Milano. A giugno è uscito il suo libro, “L’età del cambiamento”, un saggio sui giovani italiani e il mondo del lavoro edito da Solferino.

Motivazione: Silvia Sciorilli Borrelli pensa e lavora in due lingue, italiano e inglese. È cresciuta a Roma e a New York, dopo la scuola “Walter Tobagi”, ha lavorato per il Sole 24 Ore, CNBC, Politico Europe. Dall’aprile 2020, è corrispondente per il Financial Times a Milano, incarico ottenuto dopo una lunga selezione. Ama l’Italia, ma non teme di criticarla. Apprezza l’Unione Europea, e ne conosce i limiti. Le sue opinioni in tivù sono chiare, spesso taglienti, ma equilibrate: non ha amici e nemici a scatola chiusa, neppure in tempi di pandemia e di guerra.

7)     Luca Steinmann, 33 anni, italo-svizzero, laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e giornalismo, ha conseguito un master in Geopolitica, Sicurezza e Intelligence. Ha lavorato al Ministero degli Esteri svizzero e ha insegnato al dipartimento di relazioni internazionali dell’Università degli Studi della Statale di Milano. Ha infine scelto di fare l’inviato come freelance, realizzando reportage in diversi territori di guerra e di crisi, come Siria, Afghanistan, Nagorno Karabakh, Libano, Giordania, Turchia e Armenia. Grazie proprio a suoi contatti con colleghi stranieri ha intuito, prima dell’inizio della guerra in Ucraina, di avviare fin dallo scorso gennaio le pratiche burocratiche per accedere nel Donbass, nell’autoproclamata repubblica Donetsk passando attraverso la Russia dove poi è rimasto diversi mesi per raccontare gli eventi principalmente su Speciale TG La7, Repubblica e Limes. Tra i primi giornalisti a entrare nella città di Mariupol assediata dai russi, Steinmann ha in seguito documentato dentro l’acciaieria Azovstal i combattimenti tra truppe cecene e il reggimento Azov. 

Motivazione: Come è successo per molti altri inviati della guerra d’Ucraina, pochi conoscevano fino al 24 febbraio Luca Steinmann: lui però aveva già seguito e raccontato i capitoli precedenti il conflitto, e particolarmente la situazione del Donbass. Proprio questa esperienza, nonostante la ancora giovane età, ha permesso a Steinmann di muoversi con capacità e intelligenza lungo il fronte più caldo dei combattimenti, facendo emergere la sua capacità di racconto e di analisi spassionata: una freddezza non arida al servizio del lettore e dello spettatore, lontana dall’enfasi e per questo più vicina alla realtà della guerra.

Il “Premiolino-BMW SpecialMente”  per la 62ª edizione è stato assegnato dalla Giuria a Fiamma Satta per il format A Spasso con te (Geo – Rai3), un vero manifesto di coraggio con la giornalista che accompagnata da personaggi famosi gira l’Italia in sedia a rotelle. Laureata alla Sapienza in Storia Moderna, due figli, voce storica di Radio2, tra il 1987 e il 2010 è stata autrice e interprete con Fabio Visca dei programmi della coppia radiofonica “Fabio & Fiamma”. Nel 1993 le fu diagnosticata la Sclerosi Multipla. Dal 2009 firma per La Gazzetta dello Sport la rubrica settimanale e il Blog Diversamente Aff-abile. Con Visca ha pubblicato Fabio e Fiamma e la trave nell’occhio e Il secondo libro di Fabio e Fiamma (RaiEri 1997 – 2000). Ha scritto Rose d’amore (Newton Compton 2007), Diario diversamente affabile (ADD 2012) e il romanzo Io e lei – Confessioni della Sclerosi Multipla (Mondadori 2017) nel quale per la prima volta in letteratura voce narrante e protagonista della vicenda è una malattia. 

Motivazione: Fiamma Satta, romana, due figli, giornalista, prima vita tutta di corsa, seconda segnata dalla sclerosi multipla, si batte dal ‘93 contro tutti gli stereotipi alla radio, in tivù, sui giornali, sui suoi blog, nei suoi libri. Rifiuta il pietismo, rivendica la sua forza inesauribile a favore dei disabili: la coerenza, la tenacia, la fermezza contro gli “abilioni” (i furbetti consapevoli più stolti) e gli “abilioti” (incivili inconsapevoli) usando l’arma più spiazzante: l’ironia.

LA GIURIA E L’ALBO D’ORO

La Giuria del «Premiolino» di giornalismo è composta da: Chiara Beria di Argentine (presidente), Piero Colaprico (vicepresidente), Giulio Anselmi, Ferruccio de Bortoli, Milena Gabanelli, Massimo Gramellini, Enrico Gramigna, Enrico Mentana, Donata Righetti, Valeria Sacchi, Beppe Severgnini, Gian Antonio Stella, Carlo Verdelli e Roberto Olivi per BMW Italia.

Nell’albo d’oro del “Premiolino” figurano anno dopo anno le più grandi firme del giornalismo e della cultura italiana da Sergio Zavoli a Oriana Fallaci, da Arturo Carlo Jemolo a Giorgio Bocca, da Indro Montanelli a Eugenio Scalfari. E ancora, tra gli altri Leonardo Sciascia, Pier Paolo Pasolini, Arrigo Levi, Piero Angela, Mauro De Mauro, Lietta Tornabuoni, Natalia Aspesi, Guido Rossi. Il «Premiolino» è stato l’unico premio accettato dal cardinale Carlo Maria Martini, premiato nel 2010 per la sua rubrica sul Corriere della Sera.