Charlie MacGregor fondatore di The Student Hotel: ‘L’incertezza mi ha perseguitato’

Scritto da Erik van Rein e Nelleke Trappenburg del giornale olandese FD, il 23 maggio. Traduzione a cura di Elena Verduci

Charlie MacGregor

Charlie MacGregor è il fondatore di The Student Hotel, ma nella sua vita lui non è mai stato uno studente. Espulso da scuola all’età di 15 anni, solo più tardi il futuro imprenditore immobiliare ha scoperto che le sue difficoltà erano date dalla dislessia. 

Mio padre mi diceva sempre “Nella vita, bisogna farsi il culo”

  • ● Data e luogo di nascita: 24 ottobre 1975, Edinburgh, Scozia 
  • ● Formazione: 1990 Espulso dalla  Merchiston Castle School 
  • ● Gennaio 2000: prende degli immobili dal padre   
  • ● 2003: si trasferisce ad Amsterdam 
  • ● 2009: fonda la prima sede di The Student Hotel investendo sul Carlyle Group
  • ● 2012: apre il primo Student Hotel nei Paesi Bassi, a Rotterdam 
  • ● 2015: il fondo pensionistico ABP diventa azionista e investe 100 milioni di euro 
  • ● 2021: conferimento di capitale per 300 milioni di euro da parte degli investitori APG e Armont Capital 

Il segreto di The Student Hotel risiede nelle piccole cose”, afferma l’imprenditore immobiliare Charlie Macgregor (46 anni) attraversando il seminterrato dello stabilimento di Wibautstraat, Amsterdam.  E’ appena passato accanto alle centinaia di biciclette VanMoof nere parcheggiate, a disposizione dei suoi ospiti. Ora scorge dietro una parete di vetro due giovani sudati, allenarsi con i pesi. 

“Quando cammini nei pressi di una palestra di un hotel è sempre un po’ imbarazzante”, afferma MacGregor incrociando le mani davanti al suo corpo, come in un gesto di vergogna. “Ma questa è la loro palestra”, indica gli studenti “si respira una bella atmosfera. Sei all’interno di una comunità”. 

Sì, “comunità” è proprio la parola chiave della visita guidata offerta a FD Persoonlijk da Macgregor in persona, attraverso l’hotel. l’ufficio e il complesso studentesco. Forse per alcuni è una parola polivalente, ma per Macgregor è l’elemento che distingue The Student Hotel da tutte le altre case per studenti, nel mondo alberghiero medio.

Come se si trovasse di fronte a un gruppo di investitori interessati, Macgregor parla bene della sua azienda nella hall, dove predominano colori come il viola brillante, il verde e il giallo. Il tour attraversa un corridoio illuminato da una luce rossa al neon e una spazio luminoso con posti di lavoro, che i liberi professionisti possono affittare. Nell’aria, un odore di formaggio bruciato suggerisce che da qualche parte qualcuno prepara un sandwich. 

Capita spesso a MacGregor, in questo luogo, di provare esattamente quella “sensazione di comunità”. Ora vede due studenti nella hall  giocare a ping pong con dedizione e pensa “ Devi davvero sentirti a casa per giocare così. Questa energia irradiata dagli studenti mette tutti a proprio agio”. 

Secondo lui è davvero possibile avere all’hotel degli ospiti con atteggiamenti “normali”: che scherzano, giocano  rumorosamente a ping pong, chiacchierano…

Perché in fin dei conti è questo ciò che rappresenta The Student Hotel. Gli studenti, come ogni altro ospite dell’hotel, possono affittare una stanza lì per un massimo di 12 mesi. Durante il periodo estivo, la maggior parte di loro non risiede nel complesso e questo diventa un hotel a tutti gli effetti. 

“Sei pazzo”, si è sentito dire molto spesso MacGregor quando spiegava la sua idea. Tutti erano scettici: i comuni, altre società di alloggi per studenti e ultimo ma non meno importante, suo padre. 

Come potrebbero mai convivere gli ospiti di un hotel e degli studenti? Gli studenti pagherebbero un affitto di 1100 euro al mese per una singola stanza? Anche se hanno cucina, sala fitness e sala studio e persino una bicicletta? 

“Nei nostri Student Hotel si respira una bella atmosfera. Sei all’interno di una comunità”

Investimenti nel progetto
Sono gli studenti stranieri ad essere principalmente interessati, dato che non sembrano non trovare molte altre strutture che li ospitano. Questo ha portato alla costruzione di sempre più Student Hotel. Nei Paesi Bassi se ne contano ben otto, ma questo concetto si è esteso anche a città come Vienna, Barcellona e Firenze. 

Durante la crisi seguite alla diffusione del COVID-19, le cose non sono andate per il meglio. MacGregor si è visto costretto a riorganizzare il suo staff e licenziarne il 15%. Ma con un apporto di capitale di 300 milioni di euro, da parte degli azionisti pensionistici di APG e del club di private equity Aermont – MacGregor non è personalmente un rinomato azionista – vuole conquistare il resto d’Europa. 

Ama parlare di successo ed  è una persona positiva. Licenziare alcuni dipendenti non è stata un’operazione piacevole, ma quando ne parla, MacGregor sottolinea sempre la forza con cui sono riusciti a superare la crisi scatenata dal Coronavirus. Inoltre,gli dà energia a quando gli altri lo scambiano per un pazzo… Non solo nel campo degli affari, ma anche in altre occasioni, come quando si è iscritto a un triathlon a Maiorca, senza alcun tipo di preparazione atletica, per poi farsi in quattro nelle poche settimane prima. 

Un padrino come padre
Nonostante l’entusiasmo, l’imprenditore scozzese ha un modo di parlare straordinariamente delicato,  nell’area ristorante del suo hotel, seduto a un tavolo rotondo e nero. Il suo olandese, con accento scozzese, costellato di parole inglesi si sente appena nella stanza dove risuonano i successi di Pharrell William e Beyoncé. 

Non è un caso che MacGregor abbia avuto l’idea di The Student Hotel. Secondo lui, suo padre era il padrino degli alloggi per studenti britannici. Sarebbe stato uno dei primi privati a concentrarsi sul settore degli alloggi per quel tipo di target. 

Per questo motivo, Macgregor, sin dalla tenera età ha visto molte stanze per studenti. Anche se spesso contro sua volontà. Cresciuto senza una madre, visse al seguito del padre. I suoi si separarono quando aveva circa due anni “Per mia madre è stato difficile avere figli. Per questo sono cresciuto con mio padre”, dice. Pochi anni dopo, suo padre ottenne anche la custodia della figlia più piccola dei tre. Il fratellastro ha continuato a vivere con sua madre, anche se ora lavora a The Student Hotel. 

MacGregor vedeva ancora sua madre, soprattutto nel periodo immediatamente dopo il divorzio. Andava a trovarla a distanza di poche settimane, nel weekend. “E’ mia madre, la amo. Ma il mio legame con lei non è così stretto”, dice. Alla domanda se gli sia mai mancata risponde “ Non che io sappia. Ma è una domanda difficile, perché non sapevo effettivamente cosa mi stavo perdendo dei momenti che potevo avere con lei”.  

Da bambino frequentava gli edifici studenteschi di suo padre, ma da adolescente ancor più spesso. MacGregor, personalmente, però non è mai stato in grado di studiare. In realtà, non ha mai finito il liceo. All’età di 15 anni fu espulso perché vendeva vodka nei bagni. “I miei compagni di studio apprezzavano la cosa, soprattutto dopo una partita di rugby” ricorda con una risata, “La direzione della scuola, non ne era soddisfatta, invece”. 

I continui guai in cui si cacciava, in realtà, erano per mascherare il fatto che non riuscisse a tenere il passo a scuola: “Avevo problemi nella lettura e nella comprensione” ammette. 

“Prima di scoprire di cosa si trattasse, era già troppo tardi”, aggiunge. La sua reazione è stata dunque quella di non fare più nulla: in questo modo non poteva certo fallire. “Era un modo per sopravvivere”. 

Solo anni dopo scoprì di essere dislessico. La dislessia era ancora relativamente sconosciuta in quel periodo. Eppure si rese conto che in giovane età aveva davvero difficoltà a leggere. Ricordando le conversazioni con il padre sui libri ora afferma di aver più volte esclamato “non ha senso” riguardo a un testo. Ma suo padre non capiva cosa intendesse dire o di cosa stesse parlando. Macgregor ora conferma: “Pensavo di essere frainteso”.

Come ha reagito tuo padre quando ha saputo che sei stato cacciato da scuola?
“Non è stato facile” Mi ha detto che dovevo lavorare di più. Avrebbe voluto che occupassi una posizione come futuro capo dei miei compagni del college, una volta usciti di lì. Ho dovuto davvero sgobbare”. 

Cosa ha detto veramente?
Work your ass off. Questo è il modo di pensare un po’ vecchio stile”. 

Ma con i Macgregor ha funzionato. Prima per suo padre, partito dal cantiere e poi anche per il futuro imprenditore. All’età di 24 anni, ha rilevato un immobile del padre con un prestito dalla Royal Bank of Scotland. Questo episodio presagisce una svolta positiva, ma per MacGregor l’espulsione è stata un vero colpo. 

“Essere sempre il peggiore della classe non è stato semplice. Ecco perché ho fondato The Student Hotel”, dice e ridendo allarga le braccia “Rimedio facendo questo!” e poi più seriamente aggiunge “Il mio passato ha giocato un ruolo decisivo. L’incertezza e la sensazione di inferiorità mi perseguitano da molto tempo”. 

Eppure MacGregor rimane un ottimista, Pensa persino che la parola dislessia gli abbia dato più vantaggi che svantaggi. Ha dovuto cercare un equilibrio. L’ha trovato tramite la comunicazione verbale, conversando con più persone. Principalmente predilige parlare e concentrarsi sulle immagini. Però, non evita la lettura e la scrittura. “Quando scrivo una mail, a volte mi manca una lettera o una parola, ma non importa”. 

Lotta
Attraverso la sua esperienza, ha capito subito che i figli avevano problemi con la lettura e si è messo subito in allerta, nonostante la loro giovane età. Entrambi sono risultati dislessici. Proprio a questo punto, anche MacGregor ha ammesso di esserlo lui stesso. 

“Quando penso ai corsi che frequentano i miei figli, dico: eh?! Ma perché tutti non imparano a leggere in questo modo? Così ha senso, ma a me non sono mai state date lezioni così”. 

“La dislessia non è un problema insormontabile”, continua “ E’ difficile imparare a leggere e scrivere, ma ad un certo punto la difficoltà si padroneggia. Solo a scuola è stato difficile, perché dovevi esporre in un preciso momento, in una materia specifica. La mia sfida personale con i bambini è assicurarmi che non cadano nella mia stessa trappola”. 

Di quale trappola parli?
Quel tipo di educazione mi manca, sì, devo proprio dire che mi manca. Ne soffrivo più in passato, più di quanto ne soffra ora. Ma è qualcosa di prezioso. Odierei se i miei figli non facessero test, non si mettessero in gioco  per la paura di non saperli affrontare. Non ho avuto gli strumenti per imparare a leggere e per questo non mi sentivo parte di un gruppo. Non sono stato in grado di fare il passo successivo che, invece, hanno fatto i miei compagni. Sono diventato il più stupido tra tutti e non potevo accettarlo, quindi sono deventato ribelle. Mi rendeva più cool. 

Valhalla nei Paesi Bassi
Fu proprio quella ribellione a permettere la nascita di The Student Hotel. Tutto è cominciato quando MacGregor è arrivato in Olanda. Aveva soli 27 anni e un forte desiderio di lasciare Londra, la sua città natale. Durante una visita a suo padre, a Bruxelles, ha preso l’auto per Amsterdam, ha parcheggiato vicino al Rijksmuseum, e poi si è recato allo Spiegelgracht dove si è innamorato. 

“Trovo che gli edifici, il modo in cui sono messi l’uno accanto all’altro, l’intera architettura, la struttura siano davvero stimolanti. Hanno un’energia quasi tangibile”.

Sei settimane dopo viveva lì con la sua ragazza dell’epoca.. MacGregor non se n’è mai andato.   

A lui piaceva il poco divario tra ricchi e poveri nei Paesi Bassi, soprattutto rispetto al Regno Unito.  

“Sembrava il Walhalla qui, il paradiso nella mitologia norrena”,  afferma MacGregor. “I treni partivano in orario, a Schiphol è stato fantastico: c’erano poche aree in cui era possibile vedere una crisi. E’ davvero difficile distinguere tra una casa privata e una sociale”. 

Pian piano imparava a conoscere la città è il paese – “Ho da subito avuto una bicicletta” – ed è nata anche l’idea di The Student Hotel. Fu nel periodo in cui furono aperte le prime case container negli Houthavens di Amsterdam. “Pazzesca”, pensò, “l’idea che uno studente cinese venga qui e debba vivere in un container marittimo. 

“Questo è così dannoso per l’immagine della città e l’università”, dice. “Solo allora mi sono reso conto di quanto fosse brutto qui il mercato degli alloggi per studenti. E ho pensato: prenderò il meglio del sistema e lo farò un po’ come lo desidero, con buone strutture”. 

Ora, dieci anni dopo, nato da quello che in passato è stato spesso scartato, The Student Hotel è un nome affermato nel mondo dell’hotellerie. 

Tuo padre è soddisfatto? 

“Sì, mio padre è molto orgoglioso. Pensava che l’idea dell’hotel fosse troppo complicata. E che io fossi un po’ matto. Ma ora è davvero molto orgoglioso”. 

Ti manca ancora la Scozia? 

Mi mancano le montagne, ma ogni tanto vado nelle Highlands. Mi piacciono davvero. Nel profondo mi sento olandese, europeo, internazionale. 

Quando torno e prendo un taxi in Scozia, l’autista non riesce a credere che io sia scozzese. Ma se mi sposerò di nuovo a settembre lo farò in kilt”. Ride “E ho anche preso le misure ai miei ragazzi per farne uno anche per loro”. 

Con il suo Student Hotel, MacGregor è uno dei grandi nel settore immobiliare. Un mondo che non esita a celebrare il successo e mostrare ricchezza. L’intervista si svolge poco dopo l’annuale fiera immobiliare Mipim, nella città costiera francese di Cannes, dove i migliori nel settore bevono  champagne e mangiano fruits de mer

MacGregor trova “orribile” andarci. Soprattutto da quando è stato coinvolto in un rifugio per profughi sull’isola greca di Lesbo, attraverso la fondazione Movement On The Ground, che ha fondato con, tra gli altri, il presentatore televisivo Johnny de Mol, suo buon amico.  

“La diversità è difficile da trovare nel mondo immobiliare. I visitatori sono quasi tutti uomini bianchi in giacca e cravatta. E a Cannes si tratta molto di fare soldi: così è il settore immobiliare”. 

Ma anche tu hai un guadagno dal settore immobiliare?  

“Sì, e sono bianco. E pure uomo. Ecco perché lo trovo un paragone  stimolante. Perché sì, anche io ho bisogno di soldi e qui a Cannes se ne trovano. Ma non voglio essere uno di quegli uomini. L’immagine che ho di me stesso è diversa”.  

Tuttavia, lui e la sua azienda sono visti come assetati di denaro. Lo Student Hotel farebbe pagare affitti troppo alti, secondo la National Student Union (LSVb) e altri.   

Il presidente di LSVb, Ama Boahene fa notare che la tariffa media per una camera nei Paesi Bassi è di 500€, mentre The Student Hotel, in alcune città il doppio di quella cifra. 

Inoltre, gli inquilini di The Student Hotel non hanno alcuna assicurazione per l’affitto perché sono formalmente ospiti dell’hotel. Gli studenti non possono andare al comitato di noleggio e non hanno diritto a un assegno di affitto. Inoltre, possono vivere fino a un anno nello Student Hotel. Quest’ultimo per MacGregor è un grande vantaggio: dà agli studenti flessibilità.

 Tuttavia, molti studenti vogliono la certezza di poter continuare a vivere da qualche parte. Non l’incertezza che dopo qualche mese dovranno cercare qualcos’altro. 

“L’incertezza sta nel vivere in un edificio abusivo, dove non sai se puoi restarci anche il mese seguente. Questa è la vera incertezza . Ma è anche una lista d’attesa di quattro anni, mentre tu pensi: come diavolo farò, a settembre devo cominciare a studiare! E’ più incertezza questa che stare in un alloggio sicuro, comodo e ben curato qui. Lo studente ha il tempo per guardare delle alternative. Non vedo dove sia l’incertezza in tutto questo”. 

La LSVb pensa che vi approfittiate della disperazione degli studenti nel cercare un alloggio per truffarli. 

“Rispetto il loro punto di vista “, dice MacGregor. “Non ho molto da dire. Fanno il loro lavoro e lo fanno molto bene. Sono anche frustrato dal fatto che non ci siano abbastanza unità abitative per gli studenti. Ma anche perché l’università è per chi ha soldi. Vorrei migliorare tutto questo, ma non posso. Se vogliono davvero fare la differenza, devono guardare al grande mercato. Noi occupiamo solo metà del mercato olandese. Non siamo nessuno”.   

Prima dicevi che la cosa che ti piace di più nei Paesi Bassi è il poco divario tra ricchi e poveri. Con voi i ricchi, qui hanno molti comfort. I poveri invece vivono in balia dell’anti-squatting 

“Trovo l’anti-squatting davvero scandaloso”. 

Ma gli studenti pagano 200€: non ti sembra di favorire i ricchi? 

No. Qui si ha un buon rapporto qualità-prezzo. Da noi è davvero molto meglio che in altri luoghi, soprattutto se si vedono le condizioni dell’80% degli studenti. Qui è tutto trasparente e chiaro. Inoltre al padrone di casa non frega nulla”.