Cattelan & il meteorite

di Maurizio Badiani

Già altre volte, su questa rubrica, mi sono concesso un bonario sorriso verso le provocatorie (ma indubbiamente geniali) creazioni di Maurizio Cattelan, l’artista italiano più noto e quotato al mondo. Oggi però quel sorriso rischia di diventare amaro. Non tanto per me quanto per il povero (si fa per dire) Cattelan.

Il motivo? Lo scultore francese Daniel Druet (ceroplasta del noto Museo delle cere) a cui l’artista aveva affidato la realizzazione di alcune delle sue creazioni più famose (chi non ricorda l’Hitler in ginocchio o Wojtyla abbattuto da un meteorite?), ha portato Cattelan in tribunale accusandolo in pratica di aver sfruttato il proprio lavoro e di non averlo mai citato – in qualità di coautore – nei cataloghi d’asta e nelle mostre in cui le opere nate dalla loro collaborazione venivano esposte.

La vicenda è ancora “sub iudice” visto che il tribunale dove si svolgerà la causa deve ancora pronunciarsi in merito. Attingendo ad arrugginite nozioni di legge apprese all’università credo che monsieur Druet non abbia – né de iure” ne’ “de facto”- alcuna chance di vincere la causa.

L’arte contemporanea (al contrario di quella del passato) separa nettamente l’ideazione (che è sempre dell’artista) dall’esecuzione (che può anche essere affidata ad altri). Il signor Druet ha pattuito con il signor Cattelan una cifra per l’esecuzione dell’opera che di volta in volta gli veniva richiesta, cifra che gli è stata sempre puntualmente pagata. E di quell’ammontare doveva ritenersi – e a suo tempo si dichiarò – pienamente soddisfatto.

Ma – vedendo le cifre iperboliche che quelle sculture uscite dalle sue mani realizzavano in asta (l’Hitler in ginocchio è stato venduto se non erro per qualcosa come 15 milioni di euro) – evidentemente ci ha ripensato. L’esito della causa – per niente scontato anche perché il signor Druet “gioca in casa” – qualora dovesse essere favorevole al ricorrente, può scatenare un vero e proprio terremoto nel mercato dell’arte.

Nella trepida attesa della sentenza, migliaia di ricchi collezionisti, artisti, curatori di case d’aste e mercanti d’arte non dormono più sonni tranquilli: questa volta temono che il meteorite (falso) della statua di Woytila si trasformi – grazie al colpo di martello di un giudice francese – in un macigno (vero) scagliato all’indirizzo delle loro teste.