Un pacifismo disorientato

Il conflitto in Ucraina sta mostrando concezioni e approcci al pacifismo molto diversi. Il risultato, da quanto emerge dal radar settimanale di SWG, è una spaccatura netta tra chi vede nel pacifismo una soluzione fondamentale per arrivare ad un mondo senza guerre e chi lo legge come una ingenuità, con oltre 1 intervistato su 4 che ne dà una lettura apertamente negativa. 

In questo contesto il pacifismo ha faticato a trovare una concretezza che è fortemente attesa, tanto che si registra ampio interesse per la proposta di una grande manifestazione di pace europea da svolgere sul territorio ucraino. 

In questa ricerca di concretezza e di testimoni credibili va probabilmente ascritto anche l’ampio favore con cui viene valutata la possibilità di una presenza del Papa sui luoghi del conflitto. Tuttavia nell’immaginario degli italiani la fine della guerra non sembra passare tanto attraverso atti di pace, quanto dalla caduta di Putin. 

Anche il pacifismo rischia quindi di diventare una delle vittime di questo conflitto, confinato nell’alveo della teoria e delle buone intenzioni e senza testimoni capaci di renderlo una opzione visibile. Eppure lo spazio per una sua affermazione è ampio: anche in questo sondaggio gli italiani esprimono chiaramente il rifiuto della guerra e mostrano un’ampia disponibilità a mettere in atto azioni di pace. Un pacifismo che non vede di buon occhio l’ipotesi di una resa incondizionata degli Ucraini all’aggressione, ma che, al di fuori delle logiche di sanzioni e riarmo non riesce ad esprimere una azione e una figura attorno alla quale riconoscersi e da seguire con azioni concrete.