Maserati: un artista & la guerra

di Maurizio Badiani – In questi giorni di orrore senza fine mi sono imbattuto, per puro caso, in un disegno che mi ha folgorato come una premonizione.  

L’autore è Mario Maserati, l’unico dei 6 fratelli Maserati che non sposò la meccanica per dedicarsi all’arte ideando, per la futura, famosa industria di auto, il noto marchio del “tridente”.

Il disegno che ho davanti porta la data del 1915. La Grande Guerra, per il nostro Paese, è appena cominciata. 

Un popolo di derelitti, smunti e malvestiti muove lentamente verso di noi mentre la Morte – al centro della scena – guida la macabra avanzata cavalcando un ronzino macilento. 

In primo piano, di traverso sulla strada, il corpo di un ragazzo morto sulle cui nudità si distende affranta una donna, forse la madre o la moglie.

L’artista, probabilmente appena partito per il fronte, si era immaginato una scena che precorre – inconsapevolmente – tutti i futuri orrori che la guerra (e non solo quella in cui il nostro era destinato a combattere) porterà con sé.

In quei volti smunti, in quei corpi scheletrici da cui pendono, come appesi a degli attaccapanni, giacche e pantaloni troppo grandi, rivedo le lancinanti immagini viste mille e mille volte degli internati di Auschwitz o del ghetto di Varsavia.

Nel pianto di quella donna affranta che si protende verso il figlio, o il marito, rileggo le lacrime versate in questi giorni da milioni di altre madri e di altre mogli.

Quelle lacrime che gli inviati di guerra ci mostrano di continuo con l’aiuto di una telecamera o che semplici cittadini, fortunosamente scampati al macello, affidano all’occhio asciutto e impietoso di un telefonino.

Maserati, nel vergare il suo disegno, non aveva con sé una macchina fotografica.

Né possedeva un telefonino.

Ma aveva l’occhio del cuore.

Che lo aiutava, come un veggente, a prefigurarsi quell’immane Orrore che da lì in poi avrebbe occupato – senza più lasciarla – la scena del mondo.