La Prof, la scuola e la Salaria 

di Maurizio Badiani

A Roma un’insegnante (si badi bene: donna, come si evince dall’apostrofo) ha rimbrottato un’alunna che, con l’ombelico fuori, si stava dimenando davanti a un telefonino per farsi un video da postare su Tik Tok.

“Non siamo sulla Salaria” pare siano state le parole rivolte dalla professoressa all’indirizzo della ragazza.

Apriti cielo: la povera donna è stata crocifissa. Dalle alunne e dagli alunni in primis, dai genitori e dai media poi. 

Quella frase è stata giudicata offensiva e inappropriata. Da lì il crucifige! 

Personalmente, da ex copywriter, io sto con l’insegnante. 

La quale ha condensato in una frase sintetica un concetto che, se sviluppato, avrebbe richiesto almeno un quarto d’ora di impegnativa spiegazione.

Tipo: “Vedi cara ragazza, il fatto che tu ti stia facendo un video in classe, per di più ballando scompostamente e mostrando, con intento che può facilmente risultare provocatorio, il tuo pancino scoperto a migliaia di potenziali guardoni della rete, non è cosa che si addice ad una scuola. Non si balla in classe. Tanto meno lo si fa col pancino di fuori. Così come è irriverente trasformare un’aula in un set per un filmino a luci rosa. Se proprio vuoi farlo, fallo a casa, la sera, nella tua cameretta, oppure in discoteca, dove la musica – tra l’altro – ti aiuta.

Ma a scuola no. La scuola – mi auguro ne converrai – è il luogo deputato all’apprendimento: esige attenzione, raccoglimento e un certo rispetto. 

Un rispetto che si traduce anche in abiti decorosi e comportamenti in linea con quel decoro”.

Questo avrebbe potuto – e forse dovuto – dire l’insegnante romana all’apprendista ballerina.

Invece, per sua sfortuna, la prof ha scelto una via più sincopata.

Quattro parole corte corte al posto di elaborati concetti e articolate perifrasi.

Ne è venuto fuori un titolo breve e colorito.

Dove sintesi verbale e chiarezza concettuale si sposano in modo perfetto.

Perciò: brava la mia Prof!

In qualità di (ex) copy e – perché no – di genitore barbogio e passatista – le dichiaro, senza se e senza ma, tutta la mia stima.