IL BULLONE. Un ponte virtuoso tra il mondo profit e non profit

Storia di un giornale realizzato da ragazzi che vogliono ripartire al di là della malattia. di Maria Luisa Chioda

Vogliono un futuro. Pieno di meraviglia. Non si sono arresi. Ci ricordano che la vita va vissuta al massimo. Scrivono, intervistano, si incontrano. Sono giovani tra i 15 e i 35 anni, promesse del giornalismo, costrette a lottare contro la malattia. Chi il cancro, chi l’Hiv, chi l’anoressia e altre patologie gravi. Fanno parte della redazione de Il Bullone che però non è un giornale sulla malattia, ma è un giornale che racconta in modo autentico l’oggi da un altro punto di vista.

L’idea?  “Un giorno questi ragazzi, i B.Livers, sono venuti a farci visita in redazione – ricorda oggi il direttore de Il Bullone Giancarlo Perego, già firma del Corriere della Sera che nel 2015 li ha incontrati e non li ha più lasciati – Con il loro entusiasmo hanno conquistato tutti: giornalisti e grafici. Da qui è partita l’idea iniziale di realizzare 4 pagine di racconti e di interviste: Il Bullone della Sera”.

Da questa bellissima esperienza è nato poi Il Bullone mensile: si chiama così perché “tiene insieme” i ragazzi, i B.Livers, che senza questo lavoro di redazione passerebbero il tempo soli, chiusi in casa o tra visite mediche e controlli. Aspettando la vita, senza una vita. Invece stanno insieme, lavorano, cercano di vivere una quotidianità normale e quella di costruirsi un avvenire. Oltre la malattia. 

Alessandro Galimberti con Giancarlo Perego, direttore de Il Bullone e Sofia Segre coordinatrice editoriale

Il giornale promuove la responsabilità sociale di individui, organizzazioni e aziende. Di fianco al direttore c’è Sofia Segre, coordinatrice editoriale: “Questa attività serve ad esorcizzare la paura e guardare con fiducia e ottimismo al futuro. Un giornale scritto dai nostri ragazzi che hanno visto la vita passare davanti agli occhi e oggi la vogliono vedere dritta negli occhi.  Bensì ricerca d’essenzialità”. 

Le interviste sono il cuore del giornale. Raccontano esperienze diverse. Danno punti di vista diversi. Per i ragazzi de Il Bullone niente è impossibile. Nessuno a loro dice no. Ne hanno realizzate più di 500. Hanno intervistato imprenditori, filosofi, sociologi, rettori di Università, psichiatri, personaggi dello spettacolo, ministri, economisti. Nel primo numero uscito con 12 pagine nel 2015 c’era fra gli intervistati Filippo Grandi, neo, allora, commissario Onu per i rifugiati. Tra gli altri ci sono Giorgio Armani, Kerry Kennedy, Isabel Allende (rintracciata in California da una cronista del Bullone), Erica Jong (la scrittrice statunitense di Paura di volare), Marina Abramovic, Dacia Maraini, Ilaria Capua. E ancora: lo storico Alessandro Barbero, l’immunologo Alberto Mantovani, gli architetti Renzo Piano e Stefano Boeri, l’economista Jacques Attali, il sindacalista Maurizio Landini. Il filosofo Salvatora Veca, recentemente scomparso, era diventato un consulente del Bullone. 

I ragazzi de Il Bullone

Il giornale ogni mese fa vivere emozioni, racconta storie affascinanti, nuove realtà. Porta i lettori a riflettere su temi come responsabilità sociale d’impresa, inclusione, diritti e sostenibilità. L’obiettivo: pensare, fare, far pensare. Il filo conduttore? L’autenticità. I ragazzi raccontano le loro storie senza alcun filtro, così come le hanno vissute. Storie di vita, di malattia e di dolore. Ma anche storie di denuncia, di soprusi, di disuguaglianze. 

“Le idee sui temi da trattare e le persone da intervistare sono scelte dai ragazzi durante la riunione di redazione o, come la chiamiamo noi riunione di relazione.  – commenta il direttore Giancarlo Perego  – Inizialmente puntavano sui loro medici, poi hanno cominciato a spaziare su professionisti, imprenditori, visionari capaci e forti del loro sapere. Fanno un lavoro giornalistico di alto livello, raccontano storie insegnando a noi giornalisti professionisti di lungo corso, troppo spesso chiusi dentro un castello tutto nostro, una grande lezione: quella dell’autenticità, a non tergiversare, ad andare subito al problema e a scrivere nel rispetto totale della sensibilità di chi vive o ha vissuto esperienze di malattia.”

Riunione di redazione

Storia nella storia. Il Bullone è frutto dell’incontro tra il dottor Momcilo Jankovic, pediatra oncologo che ha lavorato per 40 anni all’Ospedale di Monza curando e salvando più di seicento bambini, e l’imprenditore Bill Niada, un papà che invece ha perso la propria bambina, Clementina. A lei aveva promesso che avrebbe dato gioia e tempo ad altri ragazzi come lei. Che li avrebbe aiutati a vivere e a costruirsi un futuro, “quello che Cleme non ha più”. E così ha fatto. Una promessa mantenuta come quella che è poi seguita, quella del direttore Perego che ha detto alla redazione del Bullone: “presto avrete il tesserino”. E così è stato. L’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha infatti riconosciuto ai primi 42 cronisti del Bullone il tesserino da pubblicista. Due sono stati consegnati alle mamme di due B.Liver che nel frattempo ci hanno lasciato. 

Il Bullone è un mensile regolarmente registrato presso il Tribunale di Milano e sono stati realizzati oltre 60 numeri.  Oggi esce con 50 pagine, ha una tiratura di 4 mila copie e impegna circa 150 persone. La redazione sono i ragazzi di B.LIVE con Chiara, l’art director e molti volontari. Stampato gratuitamente ogni mese da Monza Stampa, la stessa tipografia del Corriere dello Sport e Tutto Sport, ha un formato di 265×360 (come la testata Leggo). Sotto il profilo finanziario il progetto è sostenuto dal 2020 anche dalla raccolta pubblicitaria, oltre alle donazioni (5×1000) e altre iniziative filantropiche. E’ di proprietà della Fondazione Near Onlus costituita nel 2012. 

A turno i ragazzi coprono la funzione di vicedirettore. Il loro slogan? Essere. Credere. Vivere in un mondo migliore. “Ho iniziato questa avventura, pensando di dare. Invece ricevo e basta”, conclude il direttore.

I B.livers con il direttore