Djokovic: crolla reputazione Australia, peggio del Sudafrica

Secondo l’analisi di Zwan svolta attraverso l’algoritmo ReputationRating, lo scoppio della vicenda Djokovic, fin da subito sotto i riflettori di tutto il mondo, ha causato una grossa perdita di capitale reputazionale, non solo di Nole, ma di tutti gli stakeholder coinvolti nel caso.

Ad essere impattati, infatti, risultano i Driver reputazionali CSR, Leadership e Governance. 

Gli Stakeholder con la reazione più negativa sono, su tutti, Cittadini e Istituzioni Internazionali.

Rispetto al periodo di analisi di novembre 2021, in seguito al susseguirsi delle vicende sul caso, si registra nel mese di gennaio 2022 un crollo del capitale reputazionale dei soggetti coinvolti: Novak Djokovic, più di tutti, con un decremento del 21.93%, seguono Tennis Australia (ente organizzatore degli Australia Open) con 17.01% e il Governo Australiano che registra un calo di 13.61 punti percentuali.

Come è naturale aspettarsi, la vicenda legata al Campione Serbo ha causato, a cascata, un crollo della Reputazione dell’Australia (-14.91% rispetto a dicembre 2021). Gli errori nella gestione del Governo, in primis, insieme a quelli di Tennis Australia, dipingono agli occhi degli Stakeholder internazionali (in particolare i Cittadini esteri) un Paese non pronto alla gestione di una manifestazione sportiva internazionale. Ulteriori conferme di questo sentiment, arrivano da alcuni giocatori dello stesso Australian Open: il tennista Tomic, ha recentemente dichiarato ai microfoni internazionali: «Incredibile che ci lascino autotestare in stanza con il tampone rapido». Un’ennesima accusa, che fa crollare la reputazione dell’AO, e dell’intero Paese.

Proprio su questo punto, registriamo che l’Australia è stata superata in reputazione dal Sud Africa (+18.52%). Questo risultato diviene più comprensibile anche alla luce della gestione della Pandemia Covid-19 da parte del Paese africano: uno dei primi a rimuovere restrizioni e controlli serrati, portando avanti una strategia di fattuale “convivenza con il virus”.

Negli equilibri geopolitici, i crolli reputazionali dei Paesi, portano sovente a delle ripercussioni nell’ appetibilità agli occhi dell’investitori Esteri, e dunque nell’export. In casi precedenti, un crollo reputazionale di simile portata, ha provocato una relativa diminuzione dell’export nell’ordine di 1.5 punti percentuali.

Questo è quanto emerge dalla nuova analisi realizzata da Zwan, azienda specializzata in corporate reputation, attraverso ReputationRating, l’unico motore di ricerca e comparazione di Brand basato su un algoritmo che offre una valutazione completa, tangibile, affidabile e imparziale della Reputazione di Paesi e Organizzazioni; l’algoritmo “Reputation Rating” pesa e misura le dimensioni della reputazione, certificando una serie di parametri oggettivi e soggettivi, attraverso la tecnologia blockchain.

Dall’inizio della pandemia da Covid-19, le posizioni (e le relative prese di posizione al riguardo) di Djokovic non hanno dato vita facile alla sua reputazione globale. Ma non solo: le continue e periodiche accuse sui sospetti finti infortuni da parte dei colleghi per uscire fuori da momenti difficili della gara; il cartellino rosso all’Open Usa 2020, dopo aver scagliato una pallata sulla gola della giudice di linea. 

Tutto questo aveva già fatto registrare dei crolli reputazionali graduali, che adesso si accentuano con la falsa dichiarazione di “non aver viaggiato nei 14 giorni precedenti al suo arrivo – il 5 gennaio – in Australia”. I tweet e i post Social, sempre poco esplicativi, lasciano trasparire diverse incongruente con quanto dichiarato al Governo Australiano, tra viaggi a Belgrado a Natale, ed eventi che hanno visto la sua partecipazione, nonostante la positività al Covid (dichiarata dallo stesso Nole, dopo diverso tempo). Ad essere maggiormente impattato, pertanto, sembra essere proprio la CSR (Responsabilità Sociale) percepita del Serbo (-24.10%), proprio in merito al mancato rispetto delle normative e l’ombra del “No-Vax” che aleggia sulla sua reputazione.

In questo quadro, è la leadership del Governo Australiano che ne esce lesa (-16.91%). In tutta la vicenda, tra revoche, indecisioni e dietrofront, il Governo è parso non al di sopra delle parti, bensì un’entità al pari dello stesso Campione Serbo e di Tennis Australia, fallendo nel suo tentativo di lanciare un segnale, con la revoca della visa, e titubante nel prendere decisioni sulla base di regole prestabilite. Le dichiarazioni dello stesso Djokovic in merito al suo interrogatorio con la Border Force, gettano ulteriori ombre sulla sua Governance (-12.67%): “Mi ha dato l’impressione che la decisione sul mio visto non dipendesse completamente dalle persone che stavano parlando con me, e invece dipendesse da qualcun altro al di sopra di loro” – così dichiara Nole.

Non da meno è il crollo della reputazione di Tennis Australia, ente organizzatore degli Australian Open. Il solo prevedere, e accettare, delle esenzioni dall’obbligo vaccinale, senza opportune verifiche, è un chiaro segnale di orientamento al profitto. In altre parole, un AO senza Djokovic, il n. 1 al mondo, non è appetibile ai media e agli sponsor quanto un AO con Djokovic. Tennis Australia ha messo il proprio tornaconto davanti alle proprie scelte, tenendo da parte i princìpi alla base di una corretta leadership e responsabilità sociale. 

“Da questo caso, ne escono tutti sconfitti. Ognuno, a suo modo, ha giocato male la propria partita sul piano comunicazionale. È impensabile per un ente Governativo non dettare le regole del gioco in modo inequivocabile, scendendo al pari degli altri interlocutori. È impensabile macchiare la reputazione degli Australian Open, tentando in ogni modo di far partecipare il n.1 al mondo – nonostante le irregolarità evidenti – solo per guardare al profitto del torneo. È impensabile, per il peso mediatico che ha il campione di Tennis tra i più vincenti della storia, poter parlare di trasmutazione delle molecole d’acqua con la forza del pensiero, in piena pandemia, in diretta Instagram con un sedicente guru del benessere, senza che il suo ufficio stampa lo fermi.” – commenta così Davide Ippolito, cofondatore di Zwan e ReputationRating. 

A percepire questi cali reputazionali, e dunque parliamo di Stakeholder, sono per lo più Cittadini, come rilevato dalla Sentiment Analysis in rete degli utenti, che tra blog post, Social e Forum ha registrato un Sentiment fortemente negativo attorno alle principali keyword e notizie in merito al caso Djokovic: all’incirca l’87% dei cittadini, si è espresso contro l’operato dei tre soggetti coinvolti. 

Anche le Istituzioni Internazionali sono tra gli altri Stakeholder a reagire negativamente alle vicende australiane (-13.12%).

Joe Casini, cofondatore di Zwan e ReputationRating, commenta così questa crescita: “Soffermandoci sull’operato di Djokovic, è opportuno sottolineare come non fosse assolutamente obbligatorio dare delle spiegazioni (in particolar modo se si ritiene di essere nel giusto). Ma un vero leader argomenta e spiega la propria posizione, prima che sia qualcuno a richiederlo espressamente, seguendo gli intramontabili princìpi della chiarezza e della trasparenza. In questa cattiva gestione della sua comunicazione, si annidano molte criticità familiari a molte organizzazioni nel mondo del business”.