È cambiata la percezione degli italiani sull’immigrazione anche se rimane la paura

di Andrea Altinier

L’immigrazione rappresenta per l’opinione pubblica del nostro Paese un tema mobilitante ed allo tempo delicato e divisivo. Negli ultimi mesi, però, è cambiata le percezione come sottolinea il Radar di SWG. Infatti oggi il 46% degli intervista è aperturista, mentre, il 42% continua a manifestare un atteggiamento di chiusura. Rispetto al passato si è rovesciato l’orientamento degli intervistati: nel 2018 era il 52% ad essere più orientato ai controlli e pensare prima agli italiani e solo il 42% favorevole all’integramento. Un cambiamento netto maturato nel tempo. 

Detto questo non è scomparsa la diffidenza e la paura. Infatti i timori e le perplessità sono ancora piuttosto diffusi. Si tratta di un tema complesso che presenta rischi e opportunità e in effetti, più che in passato, viene fatta una distinzione tra i diversi aspetti della questione.

Da una parte risulta preponderante la tendenza a ritenere gli immigrati necessari come forza lavoro, nonché a considerare importanti il processo di integrazione e la conservazione della cultura originaria di chi si trasferisce in Italia. Dall’altra parte si rileva un’estesa percezione del rischio della perdita del ruolo dominante della cultura italiana e cristiana e, soprattutto, del nesso tra arrivo degli stranieri e gli episodi criminali. Si nota invece un approccio di maggiore apertura tra i giovani.

Anche sul piano delle soluzioni al problema gli atteggiamenti stanno, in parte, mutando. Per quanto riguarda la rotta mediterranea, appare più debole, seppure sempre prevalente, il sostegno all’ipotesi del blocco navale. In merito alla crisi sul confine tra Polonia e Bielorussia una minoranza, il 38%, sarebbe d’accordo con una redistribuzione dei migranti tra i diversi Paesi, inclusa l’Italia, ma soltanto il 19% condivide reazioni drastiche, come il respingimento con la forza o la costruzione di un muro.