Abbiamo sempre scritto per l’attenzione dei lettori, ma siamo capaci di scrivere per la loro fiducia?

E se il problema non fosse la mancanza di tempo dei lettori, ma il fatto che il giornalismo non è più all’altezza di meritare quel tempo? Parte da questa domanda il dialogo tra Federico Badaloni, UX Designer del gruppo GEDI, e Annalisa Monfreda, direttrice di Donna Moderna nel panel “Il tempo del lettore”.

«Per tanto tempo i giornalisti sono stati abituati a lavorare dentro una capsula temporale come il giornale di carta. Nel passaggio all’eterno presente del giornalismo digitale, molti si sono trovati in difficoltà», racconta Badaloni.

Secondo lo user experience di Repubblica, il “contenitore” (per esempio un giornale) deve raccontare il tempo dei suoi contenuti (gli articoli). «Sui prodotti di carta siamo abituati a dare tutto questo per scontato. Ma anche quando lavoriamo in un contenitore nuovo, come può essere internet, è altrettanto importante dare un riferimento temporale», insiste. Un approccio che chiede un nuovo impegno a chi lavora nel mondo dell’informazione: «Noi giornalisti siamo sempre stati capaci di scrivere per l’attenzione dei lettori, ma oggi occorre essere in grado di scrivere per la loro fiducia. Ne siamo capaci?», si chiede Badaloni.

Quando si parla di “tempo del lettore”, inoltre, è fondamentale anche immedesimarsi nella testa di chi legge per capire come migliorare la sua esperienza informativa. «Noi giornalisti spesso diamo troppo per scontato perché qualcuno dovrebbe leggere quello che scriviamo – sostiene Annalisa Monfreda -. Questo è un errore: nella progettazione dell’articolo e nella fase di scrittura, è importante tenere presente questo aspetto per non allontanare i lettori».

E a proposito di rapporto tra giornalisti e lettori, secondo Federico Badaloni, «i social non sono i luoghi dove una redazione deve dialogare con i lettori. Chi si prende l’incarico di avviare un’interazione deve essere in grado di dettare le proprie regole del gioco. La vera sfida è riuscire a dialogare con i lettori attraverso una propria piattaforma, non utilizzando i social media come Facebook che fanno i loro interessi».