Conversazione con Giuseppe Cruciani: l’impegno in radio e “La Zanzara”

di Claudio Astorri www.astorri.itNon è solenne e ufficiale come una intervista. E’ solo una conversazione perché si parla di Radio, ebbene sì. Giuseppe Cruciani racconta la sua passione per il mezzo, il suo impegno, lo staff, i temi, gli ascoltatori, la stazione e La Zanzara…

Giuseppe Cruciani

Non ha bisogno di presentazioni. Osannato da molti e certe volte mal sopportato dai ben pensanti. La personality Radiofonica più polarizzante della nostra industria. E’ Giuseppe Cruciani, giornalista e conduttore insieme a David Parenzo de “La Zanzara” su Radio 24. Si tratta del noto programma di punta della stazione di Confindustria. Realizza tra le 18:30 e le 21:00 dal lunedì al venerdì una share AQH del 6,50% a fronte del 3,56% sulle 24 ore della stazione che lo ospita (dati TER 2021). Lo conosco e ci parliamo da anni. Ora in pubblico.

Non è la classica intervista. Questo blog non è un periodico di entertainment o di spettacolo alla caccia di confessioni inedite di VIP che si annidano anche nel mondo della Radio. Qui si scrive e si parla solo di Radio. E quindi è una conversazione con Giuseppe Cruciani, di certo anche un VIP, che si è gentilmente prestato proprio a parlare di Radio, del suo impegno per il mezzo e del suo programma. Ci sono spunti a mio avviso interessanti e soprattutto stimolanti per l’intelligenza degli operatori che possono trovare utile la condivisione delle esperienze.

Giuseppe Cruciani e la passione per la Radio

Domanda – Qualcosa ti spinge ancora oggi alla Radio? Cioè, cosa c’è di così magico in questo mezzo?

GC – Ancora oggi è il rapporto con gli ascoltatori. Sarà una cosa banale ma è la estemporaneità e l’improvvisazione, la possibilità di incocciare o di incrociare un ascoltatore casuale in un programma aperto come il mio. Un programma che, devo dire la verità, si basa molto più sugli ascoltatori che sugli ospiti, che ormai ne sono una parte residuale, e molto più che su una notizia e su uno scoop, che sono stati per anni un po’ la ragione sociale di questa trasmissione.

Negli anni il rapporto con gli ascoltatori è cresciuto e soprattutto l’estemporaneità nel trovarli anche attraverso vari metodi per portarli in onda. Questa è la cosa che mi entusiasma di più con ovviamente la chimica e la dinamica che si instaura tra chi conduce e chi è in quel momento tra il pubblico che chiama o che viene interpellato.

Domanda – Quindi è una forma di servire il pubblico il punto che ti appassiona?

GC – No. Io non direi, non direi servire il pubblico. Sarebbe banale. Per me è offrire un prodotto originale e offrirlo molto diverso dagli altri e in cui le persone si riconoscono per quello che fanno quasi ogni giorno, per quello che sono i loro vizi, le loro perversioni, le loro preoccupazioni, le loro fisime, i loro tic. Ovviamente è un prodotto in cui ogni tanto faccio ridere e ogni tanto faccio incazzare. Non è servire il pubblico. Questo lo lascio dire ad altri.

Non è che serviamo il pubblico. Noi innanzitutto serviamo noi stessi perché lo facciamo per divertirci, lo facciamo per guadagnare, non sono ipocrita su questo, e lo facciamo perché ognuno di noi è un po’ esibizionista e poi dentro quel contenitore ci vogliamo divertire. E se ci divertiamo noi, siamo soddisfatti noi. Magari qualche volta invece ci vogliamo incazzare e vogliamo semplicemente avere qualcosa da dire. E se uno fa la Radio almeno in FM ancora è perché ha qualcosa da dire cioè ha delle opinioni da esporre.

La Radio fatta per far ridere forzatamente o per cercare la battutina o per parlare di argomenti che trovi in ogni caso su Internet non mi interessa. Per carità la rispetto ma non mi interessa.

La Radio e l’impegno

Domanda – Mi sono fatto l’idea che lavori tantissimo in Radio. Fai tantissima preparazione e comunque ci pensi continuamente. Puoi raccontare come e quanto ti prepari per “La Zanzara”, anche per dare una dimensione dell’impegno?

GC – Insomma non è molto semplice. Io sono ossessionato dalla Radio, dunque quantificare l’impegno è difficile. A parte le poche ore che dormo, diciamo che dormo di media 5 o 6 ore, lavoro praticamente sempre e dunque siamo a 18 ore. 18 ore di pensiero continuo perché anche quando sei rilassato comunque il pensiero è a quello che devi fare e a quello che potresti fare.

Diciamo che l’impegno parte la mattina quando mi alzo, sentendo tutti i messaggi che arrivano al numero di Whatsapp, e poi coordinando un po’ il blog e cercando di capire dove va messo questo e dove va messo quest’altro. E cosa possiamo fare su questo, cosa possiamo mettere da quest’altra parte. Dobbiamo informarci generalmente su quello che succede, questo è normale, però è un impegno che dura praticamente tutta la giornata.

Ti assicuro che quando invece qualcos’altro intralcia questo impegno, che è di almeno 11 o 12 ore al giorno, poi la Radio un po’ ne risente perché poi le cose non girano con la fretta. Quando mi sposto in treno per andare da qualche parte per qualche altro impegno alla fine arrivo affannato al pomeriggio. Arrivo in Radio attorno alle 13:30 ma in realtà ho già lavorato la mattina e dalle 16:30 in poi tutto il tempo è dedicato alla costruzione di una puntata e alla registrazione di cose che poi vengono messe in onda o conservate per puntate successive.

Una trasmissione di questo tipo pretende questo tipo di impegno. Poi c’è gente che ha delle doti naturali o altre capacità compatibili anche con un impegno minore. Perché magari nella vita fanno tante altre cose e arrivano un quarto d’ora prima, 20 minuti prima, mezz’ora prima. Io non ci riuscirei ad arrivare mezz’ora prima. Se arrivassi mezz’ora prima in Radio sarei preso da una specie di terrore di essere in onda. Poi magari è successo che delle trasmissioni preparate in fretta siano venute quasi meglio però questa non è la regola.

Lo staff e il lavoro de “La Zanzara”

Domanda – C’è un vecchio adagio che sostiene che una stazione è esattamente la somma delle persone che la compongono. Penso che sia anche così per un programma come “La Zanzara”. Tu hai una collaborazione storica con David Parenzo che credo sia rilevantissima per te e poi hai dei collaboratori. Ci descrivi chi ti aiuta e come ti aiuta?

GC – I collaboratori in un programma del genere sono fondamentali per una serie di motivi. Si richiede per prima cosa di tagliare tutta la immensa massa di file audio che noi mandiamo in onda ogni sera e che praticamente ci porta a pensare che potremmo fare delle puntate senza ospiti. Cosa che è successa.

Cioè gli ospiti ormai ti vanno da chiunque e delle frasi su cui vogliamo giocare o dei personaggi su cui dobbiamo giocare basta prenderli da altre trasmissioni per metterli in onda e per creare delle discussioni e portare la gente a parlarne. Paradossalmente uno dei miei miti a un certo punto anni fa era di fare una trasmissione senza ospiti. E che in realtà ci fosse una serie di file audio da mandare per le discussioni tra noi e gli ascoltatori.

Il ruolo dei collaboratori è fondamentale. Primo, per la scelta delle cose da mandare in onda. Secondo, per la ricerca di personaggi Radiofonici e chiamiamoli anche ospiti che possono intervenire. Terzo, nello scovare numeri di telefono da chiamare nella fase di registrazione. Noi abbiamo una banca dati dei numeri di telefono di personaggi particolarmente estesa.

Il ruolo di David Parenzo in tutto questo è praticamente inesistente. Dico inesistente non per volerlo criticare, tutt’altro. Lui non partecipa a tutta questa fase, partecipa solamente a quella della registrazione e successivamente allo stare in onda perché lui ha una capacità naturale di adattarsi alle situazioni. Probabilmente se partecipasse alla costruzione sarebbe anche peggio perché potrebbe contestare quello che avviene.

Invece lui subisce la nostra preparazione. Ha una reazione in onda che è quella un po’ di chi subisce. Nella nostra preparazione lui molte cose non le farebbe e ha anche in parte un sacco di cose da fare durante il giorno, per cui lui non partecipa a questa fase. Nella fase di preparazione lui potrebbe contestare molte cose e sarebbe peggio. Ha però un ruolo fondamentale nella stesura finale e nella realizzazione del programma.

Giuseppe Cruciani e il rapporto con gli ascoltatori

Domanda – Il ruolo degli ascoltatori è evidentissimo ascoltando “La Zanzara”. Alcuni dicono che tu sei aggressivo con gli ascoltatori. Saresti molto tagliente. Che ne pensi?

GC – Il ruolo degli ascoltatori per molti è fastidioso, lo è per molte Radio, un ruolo puramente marginale. Ci si preoccupa di cosa possano dire gli ascoltatori, chi siano, chi non siano. Eccetera. Per molte radio questa nostra trasmissione oltre per che la Radio in generale, è una trasmissione aperta in cui chiaramente la parola ragionamento è una parola un po’ particolare. La questione è semplice. Gli ascoltatori devono essere funzionali al tipo di programma.

Poi può capitare, è evidente, che l’ascoltatore sia anche un po’ più ragionante, un po’ più da Radio 1 o, che ne so, da emittente un po’ più adulta come Radio 3, eccetera. Non è che sono tagliente. Cerco di andare al punto perché poi ho fatto della velocità all’interno di una Radio lenta qualcosa di originale. È evidente che l’ascoltatore deve essere funzionale e lo sa. So di essere anche tranchant più che aggressivo.

Domanda – I temi scaturiscono completamente da te?

GC – Sì, esatto. Sui temi poi alla fine noi ci siamo molto concentrati nell’ultimo periodo su tutto il mondo No Vax e negazionista ma quella è stata una nostra scelta precisa. Poi in questo periodo anche vaccino sì, vaccino no. Green pass sì, green pass no. Gay e sesso sono stati sempre nostri temi e ciclicamente tornano a seconda delle notizie che circolano.

“La Zanzara” e i temi verso la pubblica opinione

Domanda – Ci sono temi di cui tu rivendichi il fatto che sei riuscito a metterli maggiormente al centro dell’attenzione generale?

GC – Sicuramente in molti programmi talk alcuni segmenti che si occupano di sesso e di prostituzione prima sarebbero stati impensabili. Credo che da questo punto di vista abbiamo sicuramente aperto un po’ la strada sul fatto che si può accettare un’informazione generalista, appunto accessibile a tutti, e anche parlare di temi scabrosi. Naturalmente poi alcuni ne parlano in un modo mentre noi ne parliamo in un altro. Alcuni ospiti che sarebbe stato impensabile avere in televisione e in talk tradizionali invece adesso sono arrivati e quei programmi si sono da un certo punto di vista anche un po’ “Zanzarizzati”.

Tutte le discussioni sul fascismo che noi facciamo sempre scovando personaggi assurdi; ecco quella roba lì noi l’abbiamo fatta e da anni che la facciamo. Come tutto il mondo dell’estremismo cattolico. Se vuoi il tradizionalismo cattolico. Abbiamo in onda dei personaggi che rappresentano questo mondo fortemente antigay e anche contro l’omosessualità che ogni tanto arrivano pure nell’informazione tradizionale. Noi abbiamo tutta una varietà di mondi che affrontiamo ovviamente cercando sempre un contrasto che prima erano assolutamente marginali che poi adesso sono invece utilizzati nella cosiddetta informazione mainstream.

Il profilo socio-demografico dell’ascolto de “La Zanzara”

Domanda – “La Zanzara” ha un profilo di ascoltatori rilevante nelle quantità ma anche qualitativamente interessante. Tu insisti su una porzione di popolazione con cultura medio alta di professioni attive e significative. Ti meraviglia questo o è esattamente l’obiettivo che ti aspettavi?

GC – Non mi meraviglia anche se poi tu ti basi su un profilo di ascoltatori che sono quelli che vengono rilevati da TER. Manca tutto un segmento di persone che non sono rilevate e che sono invece molto più giovani, molto più basse di età, e che sono quelle invece del podcast fondamentalmente. È un dato che non mi meraviglia. Non si capisce in realtà perché certi temi non possano essere anche fruiti da persone cosiddette spending o di un profilo come le definiamo noi medio-alto, sia come età che posizione sociale. Questo è assolutamente un pregiudizio che c’è sempre stato.

Io ho sempre detto che le persone che ascoltano Radio 24 in parte sicuramente abbandonano alle 18:30 ma una larga fetta noi le manteniamo perché sono persone che non hanno più voglia di sentire alcune cose trattate in un certo modo. Cioè hanno voglia anche di intrattenimento e di una Radio diversa da quella che hanno ascoltato fino a quel momento.

Invece poi subentrano delle altre persone che non ascoltano la parte precedente e si mettono all’ascolto solo ed esclusivamente su quello che offriamo noi.

Giuseppe Cruciani e Radio 24

Domanda – Il fatto di avere una share così alta a Radio 24 ti ha aiutato nella motivazione e nell’ottenere più mezzi e strumenti?

GC – Dipende. Io non sono abituato a lamentarmi, mai. E non lo farò mai nel senso che in questa Radio e nei suoi diversi management, che poi come è noto sono più mutevoli che in altri gruppi, adesso c’è una stabilità da qualche anno. E da qualche anno io ho sempre avuto il massimo della libertà; è difficile che si possa trovare oggettivamente nel panorama qualcosa di più libero. Il fatto che noi siamo in onda e di certo non con dei temi che sono totalmente graditi all’editore è la dimostrazione credibile che si tratta di un soggetto libero.

Da questo punto di vista qualche problema ce l’abbiamo naturalmente con i temi che riguardano il sesso un po’ per il naturale bigottismo della società italiana e un po’ perché i temi di sesso suscitano ancora dei tabù. Ed è quello che io cerco di combattere. Per me parlare di sesso è come parlare di altre cose ma evidentemente non siamo ancora pronti. Però poi l’azienda mi ha sempre sostenuto anche su questo. Poi quando ho avuto bisogno di fondi e di supporto l’azienda c’è sempre stata.

L’unica cosa su cui ho sempre insistito e su cui però c’è una rigidità di palinsesto sono le interruzioni in onda dal punto di vista del live perché quelle ovviamente mettono a repentaglio gli ascolti. Gli ascolti de “La Zanzara” sono il punto. L’orario ideale sarebbe dalle 18:00 alle 20:00 senza interruzioni lunghe. Ecco quello sarebbe l’ideale per una trasmissione così forte dal punto di vista dell’ascolto della community. Però la mia idea è sempre rimasta lettera morta per una serie di motivi che non sto qui a spiegare.

Le multe dell’AgCom

Domanda – È notizia di questi ultimi giorni la multa comminata a “Lo Zoo di 105” da parte della AgCom. Come vedi tu la questione della espressione di certi programmi che poi può valere anche per il tuo?

GC – Io sono dalla parte de “Lo Zoo di 105”. Non mi interessa quello che pensano loro di me e de “La Zanzara”. Fanno di me una parodia che dura ormai da tempo e che trovo ormai però morente. Le parodie significano che tu hai successo. Devo dire che su questo fronte li difendo a spada tratta. E’ curioso che siano multati almeno per le motivazioni che ho letto dalla stampa. Non ho ancora il dispositivo della sentenza. Si tratta di una trasmissione che va in onda da più di 20 anni e in cui il linguaggio più o meno è rimasto lo stesso. Anni e anni dopo arriva l’AgCom e multa la trasmissione perché usa un linguaggio di un certo tipo, eccetera. E ci sono tutti i disclaimer possibili e immaginabili.

Ogni tanto le Autorities si attivano all’improvviso e decidono di multarti. Una delle tante non dico anomalie perché sarebbe una parola grossa. Una delle tante secondo me contraddizioni italiane. All’improvviso ti multano, dopo che tu per anni e anni fai un certo prodotto. Evidentemente se non intervengono subito non è considerato nocivo nei confronti di nessuno, giusto? Poi improvvisamente è invece considerato nocivo nei confronti dei minori o della testa delle persone. Io su questo sono veramente a fianco della dell’azienda che è stata punita e della trasmissione. La questione è la razionalità di certi interventi.