L’attacco di ‘Presa Diretta’ alla moda

Klaus Davi: filiere industriali si affidino a professionisti solidi 

di Mario Modica

Klaus Davi con Nicola Gratteri

Una puntata bomba di ‘Presa Diretta’ che in un colpo solo in prima serata ha preso di mira le massime istituzioni della moda come la Camera della Moda, Altagamma, i produttori di calzature, gli enti che certificano la sostenibilità, come la società Rina. Un colpo di cui un’industria che fuoriesce da una crisi pesantissima non aveva proprio bisogno. 

L’inchiesta di Rai Tre attacca la comunicazione aziendale proprio su uno dei suoi nervi sensibili: l’etica e la sostenibilità. Due temi che Klaus Davi, reduce da un’affollatissima presentazione del libro di Nicola Gratteri a Catanzaro, conosce a menadito. Premiato con il prestigiosissimo Premio Paolo Borsellino per i suoi servizi giornalistici per ‘Fatti e Misfatti – I Fuorilegge” al Tgcom24 di Mediaset ed elogiato da Sigfrido Ranucci (il conduttore di ‘Report’) in occasione della sua candidatura a San Luca in Calabria, il noto massmediologo ha risposto ad alcune nostre domande.

MM – Allora Klaus, hai visto la puntata di ‘Presa Diretta’?

KD – Sì e mi sono cadute le braccia. Da me non sentirete mai una parola di critica al lavoro giornalistico. Non credo ai complotti, conosco Riccardo Iacona dai primi anni ’90, quando andava a seguire le faide di ‘Ndrangheta a Taurianova per Samarcanda: un giornalista solido e rigoroso.

MM – Ma condividi la tesi del programma che sostanzialmente attacca la doppia morale del mondo della Moda?

KD – No ma non la metterei su questo piano. Più che altro mi sono chiesto: ma cosa non ha funzionato nella comunicazione? Perché siamo qui ancora a parlare di un mondo del lusso insensibile e freddo? Perché non passano i contenuti positivi del Made in, ovvero l’eroismo degli artigiani che lottano sul territorio, la concorrenza feroce della Cina, i problemi legati alla burocrazia, il costo del lavoro insostenibile che è alla base di tutto?

MM – Tu conosci bene il settore?

KD – Certo. Ho girato in lungo e in largo il Paese. Con l’on. Filippo Gallinella, Presidente della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, ci stiamo impegnando proprio per dare una sponda a tutti i temi della sostenibilità. Abbiamo massimo supporto da tutti i ministri che conosco di persona da anni. Ormai ho una certa età…

MM – Dove sono gli errori?

KD – Mi fa specie che un mondo produttivo come quello del Made in nell’immaginario sia ancora vissuto come vorace, frivolo e preda degli appetiti della finanza, modaiolo e sessista. Mi dispiace che venga descritto così in prima serata, quando è già un miracolo che i brand italiani siano sopravvissuti a uno tsunami senza precedenti. Nello speciale di Iacona si insisteva sui grandi brand, ancora una volta è venuta fuori l’incapacità di comunicare al mainstream come invece il nostro sia un capitalismo “umanistico”; molto polverizzato però composto da tanta genialità diffusa. Invece di inseguire gli eventi glamour, pranzi e ricevimenti, le famose fashion pierre – te le ricordi? – dovrebbero puntare su queste cose.

MM – Accuse molto pesanti ai produttori e Iacona ha fatto capire che andrà avanti…

KD – Ma secondo te può interloquire una persona che si occupa di redazionali di abbigliamento con uno come Iacona? Questo è un momento delicato in cui non si può giocare. È importante coinvolgere persone solide e credibili. Queste trasmissioni sono vere e proprie istituzioni che come tali ragionano e necessitano di interlocutori con peso politico e credibilità.

MM – Cosa pensi dell’attacco a Tod’s?

KD – Non conosco la problematica nello specifico ma stimo Diego Della Valle, ha avuto coraggio e si è anche battuto per dare più peso al mondo del fashion, uno dei pochi. Inoltre ha sempre supportato il patrimonio culturale del nostro Paese, basti pensare all’impegno per il restauro del Colosseo.

MM – Cosa bisogna fare?

KD – Affiancare la parola  lusso a responsabilità sociale. Le filiere dovrebbero parlare di occupazione e lavorare su quel tema, sviluppare una narrazione credibile agli occhi di redazioni e istituzioni. Poi puntare sull’artigianato. La genialità italiana è unica e va salvaguardata.

MM – Iacona ha puntato il dito sulla finta sostenibilità?

KD – Sarà il mantra delle trasmissioni d’inchiesta. Distinguere chi fa sul serio e chi ci marcia. Però le imprese vanno anche aiutate in questo percorso. La politica deve fare la sua parte e non lasciarle sole. Iacona ha detto che tornerà sull’argomento. Sarà un tema chiave dei prossimi mesi.

MM – E come si fa?

KD – Se si parla solo di lusso e poco di occupazione il posizionamento risulta forzato. In questa fase politica invece è opportuno ribadire la funzione socio-economico dell’impresa ma non solo con i dati… non basta, non bucano l’immaginario. Il sistema Moda garantisce la sopravvivenza del Paese. Ha un ruolo chiave per l’immagine dell’Italia. Ogni singolo operaio e artigiano sono l’architrave di questo percorso. 

KD – Qualcuno ha detto che Iacona è una voce isolata…

MM – Un clamoroso errore. Molti lo seguiranno. Per questo è importante non sbagliare la narrazione.