Quando mezzo mondo disse no: il Saint Louis e l’odissea della vergogna

di Maurizio Badiani

Racconterò una storia di ieri che ha molto a che fare con quella di oggi. Me ne offre lo spunto la recente commemorazione di quell’orrendo episodio che fu il rastrellamento del ghetto di Roma. Riportiamo indietro l’orologio.

E’ il 13 Maggio del 1939. Una nave, sulla cui fiancata è scritto un nome americano, Saint Louis, sta lasciando la banchina del porto di Amburgo. Ma la nave, un transatlantico, è tedesca. A bordo 937 passeggeri 930 dei quali sono ebrei. Hanno ottenuto dal governo del 3° Reich il permesso di lasciare il paese, dietro la promessa – o l’ordine – di non farvi più ritorno.

Una crociera, ma con in tasca il biglietto di sola andata. Per quel biglietto i “crocieristi” hanno pagato dai 600 agli 800 Reichsmark, a seconda della classe, più altri 230 per un’assicurazione. I passeggeri si lasciano alle spalle un paese che li odia e dove, dopo la famigerata Notte dei Cristalli (9/10 Novembre 1938), non hanno più dormito sonni tranquilli.

La prua solca un mare di speranze, la poppa si lascia dietro una scia di orrori. La meta prescelta è Cuba, l’approdo di una nuova vita e di nuovi sogni. Ma all’arrivo all’Avana, ad attenderli, invece di un comitato di accoglienza, c’è un secco no del governo locale: le leggi vigenti non consentono lo sbarco di immigrati, né come rifugiati né come turisti. Dopo trattative estenuanti Cuba permette lo sbarco a 29 persone, previo il pagamento di una nuova tassa. 29 su oltre 900: una goccia nel mare.

Il capitano della nave, Schroeder, decide allora di puntare su Miami ma anche qui l’imbarcazione viene respinta: la legge Johnson Reed, molto restrittiva nei confronti dei flussi migratori, non consente lo sbarco. E poi c’è sempre il rischio che in mezzo ai migranti si possa nascondere qualche spia. Un deciso “No se puede hacer” arriva anche dai paesi latini. Così la nave della speranza prosegue la sua Odissea facendo rotta verso il Canada.

Ma ad aspettarla c’è l’ennesimo rifiuto: le autorità locali impediscono lo sbarco. Al capitano Schroeder non resta che drizzare di nuovo la prua verso l’Europa. Per un attimo – racconterà poi – ho avuto l’idea di affondare la nave davanti all’Inghilterra in modo da spingere le autorità locali ad intervenire per salvare i naufraghi. Per fortuna non c’è bisogno di arrivare a tanto.

Grazie anche all’intermediazione del Joint Distribution Committee Francese, alcuni paesi si fanno avanti e almeno una parte di quel penoso carico umano può finalmente toccare terra. L’Inghilterra accetta di dare ospitalità a 288 persone, la Francia ne accoglie 224, il Belgio 214, l’Olanda 181. Purtroppo, per molte di loro, la meta raggiunta non si tramuterà in salvezza.

Di lì a poco anche Francia e Belgio cadranno sotto l’occupazione dalle truppe naziste: un quarto degli originari passeggeri della nave morirà comunque, o causa del conflitto o delle persecuzioni razziali. A fine guerra il Capitano Schroeder verrà insignito dell’Ordine di Merito della Germania e, nel 1993, sarà nominato Giusto tra le Nazioni.

La Saint Louis, dopo essere stata utilizzata per un breve periodo come nave – albergo, sarà disarmata nel 1952. Dalla dolorosa vicenda, nel 1976, è stato tratto un film, La nave dei dannati, vincitore di un Golden Globe. Diversamente da quanto si legge alla fine di molte pellicole di fiction, nella storia che ho appena raccontato qualsiasi riferimento ad avvenimenti e a persone dei nostri tempi non è per niente casuale.