Barnum e il circo delle fake news

di Maurizio Badiani

A volte, strano a dirsi, anche dalla tv generalista si può apprendere qualcosa. Come la vicenda che qui vi riporto, opportunamente da me ampliata e verificata.

Maurizio Badiani

Il Barnum del titolo è proprio il Barnum del famoso circo, quello del “The Greatest Show on Earth”, il più grande spettacolo del mondo. Ma questo accadde “dopo”.

La storia che vi racconterò ha come protagonista un Phineas Taylor Barnum (1810-1891) appena venticinquenne. 

Il giovane, pur provenendo da una buona famiglia (suo zio era stato giudice) era evidentemente alla ricerca di una sua strada.

Dopo aver fatto il locandiere, il sarto e il magazziniere pensò di impegnare il suo talento nello show business. 

In fondo aveva tutte le qualità per farlo: intelligenza, spirito di iniziativa, senso dello spettacolo e, soprattutto, faccia tosta da vendere e un pelo sullo stomaco da fare invidia a un orso. Credeva in se stesso. E soprattutto credeva che gli “altri” – il pubblico – fossero solo un branco di babbei creduloni. Il seguito – purtroppo – gli darà pienamente ragione.

Nel 1835 “comprò i diritti” sulla storia di una vecchia afro americana. La donna si chiamava Joice Heth. Decrepita, quasi ridotta a uno scheletro, semicieca e semiparalizzata (muoveva solo un braccio) la donna divenne nelle mani del giovane Barnum “l’essere umano più vecchio del pianeta” e – udite udite! – nientemeno che “la balia di George Washington”! 

Intorno a quella mummia vivente Barnum mise su uno show che promuoveva – così recitavano le locandine da lui stampate – come “The Greatest Natural and National Curiosity in the World!”.

L’anziana donna fu mostrata per la prima volta al pubblico l’11 Agosto del 1835 presso il Niblo’s Garden di New York. 

Per poter vedere la balia che aveva cantato ninne nanne in stile gospel e pulito il culetto al piccolo Washington il pubblico pagava una fortuna. 

Credo che fosse lo stesso Barnum a vantarsi di guadagnare con l’esibizione della povera Joice più di 1500 dollari alla settimana: una tombola per l’epoca. 

Anche perché il corpo della Joice veniva mostrato 6 giorni alla settimana, per ben 12 ore al giorno!

Dopo New York l’estenuata vecchietta fu esibita in un vero e proprio “tour” che toccò – dall’agosto del 1835 al Febbraio del 1936 – i centri più importanti del New England. 

Dovunque lo show si fermasse, gonzi di ogni ceto e di ogni età accorrevano a frotte per vedere questa meraviglia di 161 anni (tanti gliene affibbiava Barnum) nata nel lontanissimo 1674! In fondo l’occasione era ghiotta: quando mai l’avrebbero più rivista “dal vivo” la balia di George Washington? 

A qualcuno però, un po’ meno gonzo, qualche dubbio cominciò a venire.

Alcuni uomini di lettere e di scienza storsero fortemente il naso e dissero “no” che la storia non poteva essere vera e soprattutto che la donna non poteva essere così vecchia. Barnum colse la palla al balzo per tirare fuori un altro dei suoi colpi da maestro: promise al mondo – scientifico e non – che, una volta che la donna fosse morta (già perché tra i miscredenti c’era anche chi aveva congetturato che si trattasse di un manichino mosso a distanza) il suo corpo sarebbe stato oggetto di una pubblica autopsia. 

La vecchietta dalla uova d’oro rese l’anima a Dio nel Febbraio del 1836. 

E Barnum mantenne la sua promessa: i primi che avessero sborsato 50 cents a cranio (praticamente il costo attuale di una poltrona al Metropolitan) avrebbero potuto assistere, de visu, alla dissezione della morta.

L’evento si svolse il 25 Febbraio del 1836 presso l’anfiteatro del City Saloon a New York. Protagonista – oltre al martoriando corpo della povera Joice – il chirurgo David Rogers.

Al fatto assistettero 1500 persone felicemente paganti. 

Il verdetto del chirurgo fu scientificamente impietoso: quel corpo ispezionato non poteva avere più di 80 anni! 

Barnum dapprima si difese sostenendo che il corpo sezionato non era quello della “vera” Joice. 

Poi tirò fuori che Joice si trovava “in giro per l’Europa”. Solo molto più tardi ammise che la vicenda era stata tutta una bufala.

Ciò non gli impedì di diventare ugualmente uno dei più grandi impresari d’America, passato alla storia come l’ideatore, e il realizzatore, del “più grande spettacolo del mondo”.

Vi ho raccontato questa vicenda non solo perché curiosa e ,credo, ignota ai più. Ma perché ognuno può trarne gli insegnamenti che preferisce.

Qualcuno può vederci qualche paragone con questo o quel personaggio dei nostri tempi. Altri possono distillarne l’incredibile dose di cinismo di cui è intrisa. 

Oppure soffermarsi a riflettere sulla natura della umana credulità e sulla psicologia dell’homo cosiddetto sapiens. 

Così come ha fatto la scienza: la quale ha chiamato effetto Forer, o – non a caso – effetto Barnum, il “pensiero illusorio”, ovvero la limitata capacità umana di gestire le informazioni. 

O – detta in altri termini – la pervicace tendenza a voler credere a certi fatti (o idee) nonostante che le premesse su cui essi si fondano siano palesemente errate.