Le radio di flusso sono in crisi? ipotesi, riflessioni e proposte

di Claudio Astorri www.astorri.itLe prime 3 emittenti nazionali classificabili come Radio di flusso sono tutte e 3 in fase di ascolto discendente. RTL 102.5, RDS e RADIO ITALIA. Troppo presto per parlare di crisi? Forse sì. Intanto parliamo di Radio di flusso…

Quello della Radio di flusso è un tema che su questo blog viene affrontato con una frequenza che merita di essere intensificata. Occorre parlarne e scriverne di più. Uno dei miei più recenti contributi è questo articolo che ne chiarisce il significato. Le grandi Radio di flusso appaiono in decrescita di fruizione. Pura oggettività. RTL 102.5, RDS e RADIO ITALIA, giusto per citare quelle in cima agli ascolti, perdono negli ultimi 3 anni quote di ascolto nei quarti d’ora. E non piccole. Potete consultare la sezione Ascolti Radio per i dettagli. E’ crisi delle Radio di flusso?

Le Radio di flusso sono delle Format Radio con le finestre sul mondo, con i loro servizi di informazione e di utilità. Ad esempio i GR ogni ora, la info-mobilità e il meteo. Il principio è che se si è interessati al format musicale e di conduzione dell’emittente, le aperture sull’attualità, che devono essere brevi e calate nel tempo reale, sono un disincentivo a cercare l’informazione altrove. No tune-out? E’ l’aspirazione. Almeno per i momenti della giornata in cui il pubblico non desideri un approfondimento specifico o la completezza dell’informazione.

Il trattamento della informazione e delle utilità è il fattore critico. E’ chiaro che la Radio di flusso esiste, in principio, fin quando il formato News/Talk non verrà alla luce in questo Paese, diventando un riferimento per il mezzo di tutte le esigenze sia veloci che di completezza del “Cosa sta accadendo?”. RAI RADIO 1 e RADIO 24, almeno al momento, non hanno quella consistenza di palinsesto tale da garantire la continuità nella singola ora e nelle 24 di tale servizio nella giornata, se non in fasce limitate. Le Radio di flusso nel frattempo ringraziano.

Quindi esse non cadranno a lungo per mano della concorrenza Radiofonica News/Talk. Certo, nella fase acuta della pandemia non si sono impegnate né socialmente e nemmeno utilmente. Hanno perso un’occasione (sì, occasione) per palesarsi agli ascoltatori in modo attivo verso la realtà nel pieno dell’emergenza. Andiamo oltre, almeno proviamoci. Ci sono altri fattori, non l’informazione e l’utilità, che inducono a pensare che le Radio di flusso possano essere in crisi? Provo a suggerirne solo un paio frutto del mio ascolto e di alcune riflessioni.

La presa di posizione sulla musica

Continuo a pensare che le Radio di Flusso debbano prendere posizione sulla musica. Altrimenti che Format Radio sono? Si tratta di Radio generaliste con un po’ di informazione? Un rischio grande. A parte le definizioni a uso Radiofonico la musica è una lingua universale, un valore altissimo ma anche un discriminatore senza pari. Pensare di accontentare vasti segmenti orizzontali per sesso e età della popolazione con una sola programmazione unitaria somiglia a una utopia. O al lancio di un boomerang che colpisce la nuca senza nemmeno farsi vedere.

Le Radio di flusso in questa fase storica stanno pensando di poter aver un pubblico più ampio assumendo una posizione sulla musica più blanda e abbracciando più target contigui. Un errore ciclico. Acuito dalla sensazione che con l’avvento di Spotify la musica in Radio possa o debba contare meno. A mio avviso questo è uno dei più grandi fraintendimenti in cui gran parte dei Radiofonici nel flusso rischia di cadere. Il ruolo della musica sarebbe cambiato a spingere verso tinte più tenui. Le Radio di flusso devono reagire e posizionarsi con la musica.

Al momento non si schierano al punto di evitare perfino di dichiararsi nello ieri o nell’oggi, uno spartiacque basilare che è quello di una frontiera. Cambiano “stato” continuamente con quello che definisco il “metronomo“, un brano di oggi e poi un brano di ieri in soluzione continua. Tutte le Radio di flusso sono paurose, non prendono posizioni se non su slogan volutamente generici e non caratterizzanti. Le convergenze parallele e il cerchiobottismo hanno salutato la politica della 1^ Repubblica e si sono trasferiti nella Radio, occupandola e pure lottizzandola.

La conduzione nelle Radio di flusso

Qui c’è un altro equivoco strutturale, almeno a mio avviso, che si è consumato nella Radio di flusso. Il possibile effetto noia di una conduzione a una sola voce, che poi vale più per chi ci lavora che per chi la ascolta, è stato risolto. Si fa per dire. Laddove possibile è stata aggiunta una seconda voce in conduzione. Talora anche più di due voci in conduzione. Alcuni station manager si sono improvvisati ma anche trasformati in “azzecca-coppie”. Il risultato è che in nome della energia abbiamo paradossalmente penalizzato la personalità di tutti i singoli.

Il punto trascurato a monte ha prodotto intrattenimento di conduzione calato dall’alto senza alcuna forma di integrazione con la musica. Quando va bene. Quando va male spinge verso il formato della Personality Radio che ha già sufficienti e qualificati attori in Italia. Dunque? Il punto a monte per le Radio di flusso è avere una conduzione che faccia accadere sempre qualcosa di impattante e brillante ad ogni intervento. L’ulteriore spinta verso il “make people feel better” della conduzione oltre e insieme a quello della musica. Con le finestre informative.

Non si parte dal numero dei conduttori, dalla loro somma di cagnara con le troppe patenti di espressione nazionale rilasciate senza cognizione. Fateci caso. E’ un’orda che incalza gli ascoltatori con richieste ansiogene su Whatsapp e sui Social. Nulla da dire, vero? Facile far lavorare chi ascolta, vero? Si parte dalle idee e dai dettagli. La conduzione di una Radio di flusso è una fantastica matrice flessibile tra il mondo più curioso e coerente alla missione della stazione e il talento interno. La spettacolarizzazione è nel cervello e nel cuore.