La costruzione del podcast narrativo secondo Matteo Caccia

Ascoltare podcast è oggi uno dei comportamenti di consumo che ha beneficiato maggiormente nel panorama della fruizione dei media. Tra l’esplosione dello smart working e dell’e-learning, l’ascolto dei podcast è oramai acquisito tra le abitudini degli italiani. Quelli che si definiscono ascoltatori di podcast, hanno mutato le loro abitudini e quotidianità pur di ritagliarsi un momento di ascolto. Un podcast viene ascoltato per minimo 8/9 minuti e in tre modi diversi: spostandosi in bici, piedi, automobile (commuting), in casa mentre si fanno lavori manuali e facendo sportSecondo l’ultima ricerca di NielsenIQ per Audible sono 14,5 milioni gli italiani che nel 2021 hanno ascoltato almeno una volta un podcast, rispetto ai 13,9 dell’anno precedente, un più 4% che conferma l’andamento positivo costante degli ultimi quattro anni.

Matteo Caccia

Facciamo un passo indietro, che cos’è un podcast?

Il podcast è una trasmissione “radio” diffusa via Internet, scaricabile e archiviabile in un lettore MP3 o sullo smartphone. L’origine della parola si deve a Ben Hammersley, giornalista BBC, che nel 2004 scrisse un articolo per the Guardian intitolato “Audible revolution” sul nuovo fenomeno dei file audio in formato MP3, coniando, appunto, il termine podcast.
Esattamente 10 anni dopo, nel 2014 negli USA nasce l’idea che possa esserci un contenuto audio che prescinde dalla radio, quando il programma audio Serial creato da This American Life fa la storia dei podcast. Si tratta del primo vero e proprio programma che conferisce una natura seriale a questa nuova forma di comunicazione. Infatti, è diviso a puntate che sono legate tra di loro dalla narrazione di un giornalista che racconta un reale fatto di cronaca, nello specifico un omicidio a Baltimora, seguendo tutte le vicende ad esso correlate.

“Non c’è contenuto che non possa essere approfondito attraverso la narrazione di un podcast. Uno strumento di comunicazione che ha ancora grandi potenzialità e nei settori più diversi: dall’informazione all’intrattenimento, dall’educazione al corporate storytelling”. Dice Matteo Caccia uno dei più famosi podcaster, autori radiofonici italiani. “Il podcast esalta l’efficacia e la potenza del racconto orale, poggiando su una cultura radiofonica che non è mai andata in crisi e valorizzando l’accessibilità e qualità dell’esperienza di ascolto che l’innovazione tecnologica rende disponibile. Ascoltare una storia sa rivelarsi così più coinvolgente e intimo di guardarla e a differenza della radio, un podcast si può ascoltare ovunque e in qualsiasi momento”.

Scrivere un podcast però non è come scrivere una storia da leggere, ci vogliono conoscenze specifiche e competenze tecniche:format, il senso del ritmo, il tono di voce, l’editing audio, voce del narratore, protagonisti, storie e musiche, questo insieme di componenti porta alla creazione di un mondo sonoro che s’incontra con l’ascoltatore e necessita di una formazione ad hoc.   
Ecco alcuni elementi fondamentali che Matteo Caccia sottolinea per la costruzione di un podcast narrativo:  

  • la capacità di scrittura: negli anni si è affinato un metodo di scrittura e autorialità, seguendo i tempi. Per essere un autore di podcast bisogna che si sappia scrivere cose che catturino l’attenzione e che trascini l’ascoltatore in un altro posto con le cuffie che si ha nelle orecchie;
  • voce: la voce del protagonista della storia. Una voce che abbia carattere e personalità e che diventi riconoscibile. Questo non è dissimile dal mondo della radio, con programmi storici che non hanno canonicamente delle belle voci ma che sono delle voci potenti e riconoscibili;
  • l’aspetto sonoro: questo elemento guida ancora più che le parole. Il suono racconta ed è parte della costruzione narrativa. La musica non solo guida il sentimento di quello che si sta raccontando, ma soprattutto fa sentire a chi ascolta che l’autore è presente e, che non sta lasciando l’ascoltatore da solo ma che c’è qualcuno che ha deciso di fargli conoscere una storia che non conosce. Se c’è una musica in maggiore o in minore traccia la strada e fa la differenza.

“Bisogna formarsi ad hoc, le regole non sono molte e sono anche abbastanza semplici da seguire. La cosa che fa la differenza per me è trovare la propria voce. Se uno vuole parlare o anche fare documentari in cui non c’è la voce, comunque deve trovare il suo modo di raccontare. Che ha che fare con chi è lui, con la sua formazione, con i suoi gusti e i suoi interessi. Quando faccio un corso, cerco di dare elementi base, che sono quelli che ho imparato io lavorando e che non sono assoluti. Non credo che esista un unico modo di fare un podcast, ma la cosa su cui stimolo le persone è “Cerca una cosa che veramente non vedi l’ora di raccontare”. Poi il modo lo troviamo. Ci sono delle regole, ma moltissimo fa la personalità, il carattere e la capacità di interessarsi e raccontare il mondo di chi lo fa”. conclude Matteo Caccia.