Quel modo di sviluppare gli interessi con i colpi di mano

di Claudio Astorri www.astorri.itUna nota più che giustificata dell’associazione AERANTI riporta l’attenzione sui “colpi di mano”. Sempre più frequenti, sempre più spregiudicati, sempre più dei soliti. E forse vale la pena di non inchinarsi e anche di (provare a) opporsi. Nell’interesse della Radio locale!

Il fatto rilevante è il seguente, così come riportato da SPOTandWEB. Ed è un fatto rilevante indipendentemente dall’esito nelle aule del Parlamento.

AERANTI-CORALLO ha espresso la forte preoccupazione delle imprese radiofoniche locali del proprio sistema associativo con riferimento all’emendamento n. 67.19 che è stato presentato nell’ambito della discussione alla Camera dei Deputati del disegno di legge di conversione del decreto legge 25 maggio 2021, n. 73 (decreto legge “Sostegni bis”). 

Tale emendamento, se approvato, vanificherebbe, infatti, la portata dell’art. 2, comma 2-bis del decreto legge 30 gennaio 1999, n. 15, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 marzo 1999, n. 78 che vieta l’uso, in ambito locale, di marchi radiofonici nazionali. Una norma molto importante posta a tutela del mercato pubblicitario radiofonico locale. 

L’uso dei marchi radiofonici nazionali in ambito locale creerebbe, peraltro, anche distorsioni nella rilevazione dell’audience, generando il cosiddetto fenomeno della duplicazione degli ascolti a danno della credibilità dell’intero sistema radiofonico. 

I colpi di mano del passato a danno delle Radio locali

Il colpo di mano può far pensare a qualcosa che sia giuridicamente illegale. No, non è così. Il colpo di mano è più semplicemente una creazione di giurisprudenza attraverso un atto forzoso, unilaterale oppure furbesco oltre il limite per ottenere vantaggi normalmente indebiti sul piano soggettivo. E’ quasi sempre supportato da elementi legali in contesti che richiederebbero tuttavia un ben più ampio confronto con tutte le altri parti interessate. Spesso si manifesta con invenzioni di avvocati e con scorciatoie grazie ad appoggi in Parlamento.

Quindi e sia qui chiaro, non intendo palesare reati o attribuire del manigoldo ad alcuno. Desidero occuparmi solo e solamente di colpi di mano. Perché i colpi di mano alcuni effetti li determinano, specie in coloro i quali li subiscono e/o non se avvantaggiano. E che rimangono di solito profondamente turbati e con minor fiducia nelle regole e nella competizione. Quali sono i colpi di mano che negli anni hanno danneggiato le Radio locali e ne hanno mortificato gli operatori? Provo a ricordarne almeno un paio. Clamorosi.

  • L’acquisizione di Radio con concessione locale da parte di gruppi nazionali a seguire quelli che ne avevano il diritto per presenze di mercato precedenti al 1990 (legge Mammì). I due casi eclatanti sono quelli di RADIO SUBASIO (acquisita da Radio Mediaset) e di RADIO ZETA (da RTL 102.5). La barriera proprietaria tra nazionale e locale è stata decisamente ridicolizzata e con elementi capziosi e giuridicamente perigliosi, creando un limbo.
  • La possibilità di convertire le concessioni comunitarie in commerciali e viceversa. Non solo non abbiamo tutelato la Radiofonia comunitaria. A partire dalla ripartizione delle frequenze prevista dalla legge Mammì e mai attuata. Ma le abbiamo suggerito di entrare nel mercato commerciale. Al termine del teatrino solo un soggetto se ne è avvantaggiato in modo reale. RADIOFRECCIA ha ora una concessione nazionale commerciale dopo aver rilevato quella comunitaria da RADIO PADANIA (Lega Nord). Pagata zero. Un gran regalo.

Il miglior modo di crescere è quello di apparecchiarsi il proprio pranzo?

L’industria della Radio, ancora nell’ultimo fatto segnalato da AERANTI, non denota di disporre di un ambito paritetico di discussione di confronto. Una cabina di regia e di lobby di settore. Dove sia chiaro che le iniziative “ad aziendam” vengano totalmente bandite. Almeno un paio di associazioni a trazione televisiva sono certamente un ostacolo ma anche un alibi per agire in proprio. Forse la questione della forza e della credibilità di associazioni che siano solo di emittenti Radiofoniche dovrebbe essere messa in cima all’agenda degli interessi degli editori.

Nel frattempo credo sia lecito da parte di tutti palesare la propria contrarietà a modi di fare che sono la degenerazione da una corretta concertazione tra le parti del settore Radio. E che anche rappresentano un modo arcaico oltre che culturalmente ripugnante di pensare lo sviluppo solo in proprio. Con tutte le gambe corte del caso. Eccomi, alzo la mano. Sono tra quelli che si oppongono ai colpi di mano a danno delle Radio locali. E a tutti, in genere. Non cambieremo il mondo ma è bene che ci riconosciamo tra noi…