Le origini del poker: tra supposizioni e verità

Cosa non si sa e cosa si sa della nascita del gioco di carte più bello che ci sia

Probabilmente ciò che fa del poker il gioco di carte più bello che ci sia non sono tanto le sue regole, semplici e allo stesso tempo alla portata di tutti, quanto la sua storia, talmente controversa da risultare assolutamente affascinante. Sì perché a oggi non siamo in possesso di dati sufficienti che possano dirci con estrema certezza se il poker sia nato nell’Antica Persia oppure sotto l’Impero Cinese. Alcuni dicono che l’antenato del Texas Hold‘em abbia visto la luce in quello che oggi è l’Iran e che di nome facesse As-Nas – siamo nel 16° secolo – mentre altri sostengono che la sua culla si trovi a Pechino e in particolare all’interno della Città Proibita, luogo in cui l’Imperatore nel 10° secolo inventò una variante di carte simile al domino che in seguito diverrà poker. Questo è ciò che non sappiamo, e che probabilmente non sapremo mai del poker; quello che invece sappiamo è che il suo antenato a noi più vicino geograficamente è il Poque, nato in Francia nel 17° secolo e figlio di un gioco spagnolo di 100 anni più vecchio che prevedeva l’uso di 3 carte da distribuire a ogni giocatore e l’uso del bluff come componente chiave di ogni mano. Non solo: sappiamo anche che il Poque nel 1800 circa arrivò in Nord America grazie ai coloni francesi, e che negli Stati Uniti il poker, ormai divenuto lontano parente del Poque, intorno alla fine del 1800 aveva già assunto la sua “forma finale” che prevedeva l’utilizzo di 5 carte a testa. Da quel momento in poi fu un successo per il poker, che si diffuse in Europa coinvolgendo giocatori di tutte le estrazioni sociali.

Il primo documento sul poker

Se nel primo paragrafo vi abbiamo parlato di ciò che non si sa e di ciò che si sa della nascita del gioco di carte più bello che ci sia, qui invece ci lanciamo nel campo del “quasi certo”. Il campo del quasi certo fa riferimento al primo documento sul poker, che per quasi tutti gli studiosi e gli appassionati è quello dell’avventuriero inglese George Cowell del 1829. E questo è un fatto praticamente assodato, anche se qualcuno sostiene che un tale Henry George Bohn con il suo “Bohn’s First Hand-Book of Games” avesse già trattato del nostro passatempo preferito, peccato che la pubblicazione della sua opera sia datata 1850! Al di là di questa piccola diatriba, l’importante è che il poker sia stato oggetto di interesse, perché così facendo ha potuto farsi conoscere praticamente ovunque. Più se ne è parlato, fin dai primi anni del 1800, più il gioco ne ha tratto giovamento.

Conoscere la storia è fondamentale per diventare campioni

Probabilmente con questa affermazione vi spiazzeremo, ma secondo noi per diventare oggi dei campioni di poker non basta imparare le regole del poker! Se così fosse sarebbe fin troppo semplice. No, dal nostro punto di vista è necessario anche conoscerne la storia per apprezzarne le evoluzioni nel tempo e le dinamiche che lo hanno reso un passatempo ludico unico nel suo genere. Detto più semplicemente: il gioco di carte più bello al mondo è maneggiato al meglio solo da chi ne fa una vera e propria passione che non si riduce al solo “lato meccanico” relativo a come distinguersi durante una mano ben giocata.

La facciamo forse troppo complicata? Forse avete ragione, ma il messaggio che qui vogliamo far passare è che il poker è più di un passatempo, è storia e filosofia (di vita) allo stesso tempo. Detto così sembra esagerato, ma fateci caso: i campioni di poker ne conoscono vita, morte e miracoli, e grazie a questo riescono quasi sempre a primeggiare. Ora che da un po’ di anni a questa parte è sbarcato sul web, universo ancora poco esplorato dove coesistono diritti e doveri, conoscerne le origini, a tratti misteriose, è il miglior modo per maneggiarlo a tutto tondo. E poi sai che trionfi una volta che il poker fa parte di noi!