Gli italiani chiedono ai partiti di rinnovarsi

di Andrea Altinier

L’emergenza sanitaria e la sua gestione ha rimesso al centro dell’agenda i partiti e la politica. In questi mesi abbiamo assistito ad eventi dirompenti come la caduta del Governo Conte Bis, ma anche ad una dialettica che quotidianamente ha visto i partiti ed i suoi leader protagonisti. Gli italiani, però, hanno un giudizio dei partiti a tinte fosche e chiedono loro di rinnovarsi. È quanto emerge dal monitor settimane del Radar di SWG che ha scandagliato la relazione tra partiti ed opinione pubblica.

Il 61% degli italiani infatti chiede ai movimenti politici discontinuità e rinnovamento anche nei leader. Si tratta di un atteggiamento solido e compatto che viene confermato dal fatto che un ulteriore 18% auspica la nascita di nuovi soggetti in grado di interpretare le istanze della società. Non è completamente negativo, però, il quadro offerto dall’indagine di SWG.

Dopo un periodo di crisi del riconoscimento del ruolo dei partiti è tornata a essere maggioritaria l’attribuzione ai partiti di una funzione importante per il Paese. Non si tratta però di soddisfazione nei confronti delle forze politiche: emerge, infatti, a gran voce la necessità di una forte discontinuità di idee, programmi e volti nuovi in campo politico. Questi cambiamenti dovrebbero realizzarsi principalmente attraverso il rinnovamento delle liste attuali, ma un non trascurabile 18% esprime l’esigenza di forze del tutto nuove. Tuttavia, soltanto l’11% accoglie positivamente la presenza di formazioni minori nell’offerta politica italiana, gran parte vorrebbe esclusivamente partiti più grandi, il 43% addirittura un sistema bipartitico come quello americano.

Proprio in un’ottica di rinnovamento e rafforzamento degli attori in campo si è parlato dell’ipotesi di federazione (a livello di gruppi parlamentari oppure anche sul piano elettorale) tra Forza Italia e Lega con lo scopo di fare massa critica e contare di più al Governo e in parlamento. Questa opzione incontra il gradimento della maggioranza degli elettorati di FI e Lega ma anche ampie resistenze: più di 4 elettori su 10 dei due partiti coinvolti ritengono che sia un’operazione politica da non fare.