Banksy, l’arte e la pubblicità

di Maurizio Badiani – Pur non essendo io un patito per l’arte contemporanea amo svisceratamente Banksy, lo Zorro di Bristol che da anni lascia i segni del suo talento sui muri di mezzo mondo.

Banksy mi piace per il suo “tratto” ma soprattutto mi piace perché, in ogni opera che fa, “ci mette dentro un’idea”. Che è precisamente quello che dovrebbe fare qualsiasi pubblicitario che pretenda di essere chiamato tale.  

Questa volta l’anonimo artista inglese al colpo di genio ha aggiunto un carico bontà: ha devoluto i proventi della sua ultima opera passata in asta (16,75 milioni di sterline! non bazzecole) al servizio sanitario pubblico britannico in occasione della commemorazione del primo lockdown nazionale introdotto nel Regno Unito il 23 Marzo 2020. L’opera appena aggiudicata era apparsa per la prima volta a Maggio su uno dei muri del Southampton General Hospital. Rappresenta un bambino che, gettati nel cestino della carta Batman e l’Uomo Ragno, fa volare in aria – sostenendola con una mano – la bambolina di un’infermiera a cui l’artista ha conferito la posa di Wonder Woman. Un messaggio forte, semplice, chiarissimo, in grado di essere capito da tutti e di arrivare al cuore di tutti.

Esattamente quello che dovrebbe fare la pubblicità e che spesso, invece, si dimentica di fare.